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Lettera a babbo natale 2015

Caro Babbo Natale,

visto come si muove il mondo in questo fine 2015, deduco che sei emigrato a Honolulu. Probabilmente hai fatto bene, dovrei farlo anche io.

Se per caso invece sei lì a preparare pacchetti in quel di Rovaniemmi, Babbo, quest’anno per Natale vorrei delle risposte: Continue reading “Lettera a babbo natale 2015”

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Per ogni fiocco di neve un pensiero

Torino ha il suo fascino nostalgico e decadente, Torino è bellissima, autunnale e triste, il meglio di sé lo da sotto la pioggia di certe notti autunnali. Anche d’inverno, però, sotto la neve, però, ha il suo bello.

Oggi, mentre trotterellavo per Torino in preda alle ultime commissioni natalizie, inaspettatamente, ha cominciato a nevicare. Fiocchi dapprima radi, poi più grassottelli e fitti. Simpatici insomma. Trotterellavo godendomi il freddo pungente, il cielo plumbeo e quella danza disordinata di fiocconi ineguali, unici, schermigliati. Occhi socchiusi e persi nel grigio profondo, naso lanciato nell’aria a rubare l’odore ineguagliabile della neve e la bocca aperta, la lingua sulle labbra a raccoglierne i fiocchi. La felicità, in fondo, è un fiocco di neve sulla lingua.

Così pensa Trilly, mentre la gioia esplode e fa danzare i globuli rossi nelle vene. Trilly  che saltella e ha voglia di urlare al mondo che “Ne-Vi-Ca”, e spinge i tasti sul cellulare per condividere l’euforia con gli amici lontani (a cui molto probabilmente non gliene frega nulla). Trilly che beve camminando un bicchiere di thé egiziano bollente e guarda il fumo sciogliere la neve. Trilly che gioca con il mondo e ride anche quando il mondo gioca un po’ troppo pesante. Trilly, la mia splendida scanzonata Trilly. Trilly…

Eppure, ogni fiocco di neve fa atterrare un pensiero, un rimorso forse, rimpianti mai.

E Trilly combatte, e ride. Schiva i fiocchi di neve e irride i pensieri. Si prende gioco dei frammenti di anima mal spesi, delle cose perdute, dei sogni sotterrati. Ma i pensieri piovono fitti e scuri, e Trilly,  schiacciata da un fiocco di neve traditore, si inciampa nelle sue stesse ali e ruzzola al suolo, scorticata e bagnata.

Trilly, ti avevo promesso che non saremmo diventate mai grandi, che avremmo continuato a giocare finché avremmo avuto giorni. Ma la mia anima ha mille anni ormai Trilly e troppi segni… devi trovarti un nuovo campagno di giochi Trilly.

Ogni tanto do il largo a parole scritte tempo fa, che, chissà perché non hanno trovato il loro momento per vedere la luce…

Peter Pan non lotta più ha venduto il suo pugnale,
Capitan Uncino manda Wandy a battere sul viale,
l’isola incantata è già stata lottizzata
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Paperino sta in catena e lavora di gran lena,
Paperina con passione vende baci a Paperone,
Qui, Quo, Qua sono andati via vanno a rischio dell’autonomia

Don Chichotte non è contento ma lavora in un mulino a vento,
Ali-Babà e i quaranta ladroni hanno già vinto l’elezioni,
Hansel e Gretel hanno fondato una fabbrica di cioccolato
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Gli stivali delle sette leghe pagan bollo e assicurazione,
le scope delle streghe le ha abbattute l’aviazione,
Pollicino è nella CIA gli fan far la microspia

Cenerentola ha una Jaguar e un vestito molto fine,
ogni volta che c’è un principe leva scarpe e mutandine,
la matrigna vecchia arpia prende i soldi e li mette via.

(Il paese delle favole – Nomadi)

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riflessioni varie a cavallo d’anno.

L’anno nuovo non ha portato ad uno sfoltimento del bosco, quindi si naviga sempre in mezzo ai platani con una capacità di dislocazione pari all’immobilità cosmica.

Meno male però che ci sono gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Se faccio il conto di tutte le persone che ho trovato, ritrovato, e che non avevo mai perso qui, devo dire che sono circondata di gente (sempre brutta gente). Se a questi aggiungo le persone che ancora si ricordano di me (e a cui manco e che mi mancano spesso e volentieri), dalla profonda Emilia Romagna e da altri sparuti angoli di questo globo,  beh allora è una bella baracca di gente, un bel circo. Sono la mia famiglia chimica, quella che mi sono scelta, annusando ad uno ad uno ognuno di loro. Sono quelli che di fatto colorano il mio mondo.

La famiglia, quella biologica, invece è un po’ più parca di soddisfazioni, ma si sa, quella non ce la scegliamo. In questi giorni di ospedali e preoccupazioni, si scricchiola un po’. Con mio padre – da sempre un pilastro – momentaneamente sdraiato in un letto all’ospedale di Novara, le ansie e le paure di tutti diventano campi di battaglia che tolgono agli occhi delle persone quel colpo d’occhio un po’ più esteso e globale.

Dal canto mio, io ho imparato a preoccuparmi dei problemi che ci sono realmente nel momento in cui si presentano. Non mi fascio la testa prima, non mi affanno dietro alle possibilità e nemmeno dietro alle probabilità. Mi godo quello che c’è quando c’è, e mi preoccupo di quello che si presenta quando si presenta. Nel bene o nel male l’unico mantra che vale sempre è il qui e ora.

Qui e ora se non è vero che tutto va nei migliore dei modi possibili, è anche vero che potrebbe andare molto ma molto peggio. Come al compagno di stanza di mio padre, che – nella metà dei suoi 50 anni – sia addormenta da solo imbottito di morfina e conta terrorizzato i respiri che lo separano dalla morte stringendo in mano lo scoiattolino di peluche che gli ha portato la nipotina. Mentre lo guardo e provo una immensa compassione e pena, egoisticamente mi rallegro di non essere io in quella situazione, e che non vi sia nessuna delle persone a cui tengo. E mi rallegro che, nel letto affianco, mio padre non sia in condizioni, per quanto acciaccate, minimamente paragonabili. Infatti continua a prendere tutto poco sul serio, punzecchiando tutti con le sue battute sarcastiche. Tira avanti, il vecchio leone. Tempo di rimetterlo in sesto e ce lo riportiamo a casa, a festeggiare il capodanno cinese, perché quello gregoriano l’ha saltato e gliene ho promesso un altro in compensazione.

Ho ancora la forza che serve a camminare,
Picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
Ho ancora quella forza che ti serve
Quando dici: “Si comincia!”

E ho ancora la forza di guardarmi attorno
Mischiando le parole con due pacchetti al giorno,
Di farmi trovar lì Da chi mi vuole
Sempre nella mia camicia…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
E al mondo sono andato,
Dal mondo son tornato sempre vivo…

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
Le mie storie di sempre, di come posso amare,
Di tutti quegli sbagli che per un
Motivo o l’altro so rifare…

E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
O di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
Di dirvi che comunque la mia parte
Ve la posso garantire…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
Nel mondo sono andato,
Dal mondo son tornato sempre vivo…

Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
Di scegliermi la vita masticando ogni metro,
Di far la conta degli amici andati e dire:
” Ci vediam più tardi …”

E ho ancora la forza di scegliere parole
Per gioco, per il gusto di potermi sfogare
Perché, che piaccia o no, è capitato
Che sia quello che so fare…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
Col mondo sono andato
E col mondo son tornato sempre vivo…

(L.Ligabue + F.Guccini – Ho ancora la forza)

Io di forza ne ho ancora. E sono convinta che, pacchetti di sigarette a parte – perché quelli sono andati in pensione da un po’ – il vecchio leone, anche se un po’ arruffato, ne ha ancora anche lui.

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grazie per averci provato, 2014

Normalmente credo che l’anno finisca sul solstizio d’inverno (ndr. nel 2014 è caduto il 21 Dicembre alle 23.03), per motivi in tutto e per tutto eccezionali quest’anno seguo la regola standard e lo faccio finire il 31 Dicembre alle 23.59. Quindi il 2014 ha ufficialmente avuto nel mio mondo parallelo 275 giorni e 5 ore. Un anno lungo.

Riassumerò quest’anno citando un dialogo reale avvenuto un po di tempo fa.

– certo che sei una che ottiene quello che desidera… ma solo in parte… che fregatura.
già. sempre e solo in parte

Trovate qui i miei auguri per il 2015

kendo & jappy

E poi esiste il kendo

Questi sono gli auguri che mi arrivano dal Musokan di Bologna

Non bisogna estinguere la passione con la ragione,
ma convertire la ragione in passione;
fare che il dovere, la virtù, l’eroismo diventino passione

Ci penserò sopra, ma temo che per quest’anno ancora preferirò continuare ad essere debosciata, scansafatiche e codarda.

先生, 申し訳ありません

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E sei un anno vigliacco.

Avevo cominciato a sperare che almeno per quest’ultimo mese il bastardo mollasse la presa… ma anche no, il vigliacco non molla mai. Evidentemente è nato sabaudo.

Ci sono anni che scivolano dolci e lenti, tranquilli e anni così, come il 2014, che vanno avanti a strattoni, sfiga e rivoluzioni e che ti fanno sudare ogni cazzo di metro. Non sono necessariamente assolutamente brutti, o tutti negativi, ma li vivi con il kit del pronto soccorso nello zaino e l’ansia appollaiata sulle spalle come un gatto molesto.

Lui è cominciato così, con i lividi, l’incazzatura e l’ansia. E finisce nello stesso modo, lo stronzo. Ormai quando sento odore di sorprese, mi metto il casco, la tartaruga e mi nascondo in posizione anti-terremoto sotto la scrivania.

Di quest’anno che si chiude così, in un rush finale di fastidio, non so fare un bilancio. Ci sono state cariolate di merda in quantità industriale e quintali di belle avventure. Benché sia stato un anno turbolento e faticoso, e sicuramente uno degli anni più complicati che abbia visto passare, tutto sommato credo che sia stato meno pessimo del 2013. Forse.

Bene, siamo agli scoccioli, aspettiamo il 2015 con elmo e cotta di maglia.

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Lettera a Babbo Natale (2014)

natale_ferrara

caro Babbo Natale,

io e te abbiamo un discorso in sospeso.

Sono anni che mi ostino a scriverti delle letterine piene di desideri e di speranze, a prometterti lussi e coccole per le tue renne e puntualmente tu mi deludi. Lo hai fatto anche l’anno scorso, e sono ragionevolmente sicura di essere stata una brava bambina nel 2013. Ciononostante mi hai mandato una secchiata di merda di cane rancida, neanche fosse cacca di renna coi glitter.

Quest’anno non si candida di certo tra gli anni in cui sono stata più buona. Sono stata egoista e egocentrica, di quasi tutto il resto del mondo me ne sono sbattuta. Quindi mi risparmio lo sforzo di esprimerti i miei desideri. Tanto, ho capito, me li devo esaudire da me. Non ci saranno piste d’atterraggio per le renne, né pasti luculliani sotto al camino per te o cesti di carote per renne in cortile. Quest’anno, se per caso pesco in giro te e quegli sgorbi delle tue renne, giuro vi sparo, e lo faccio con il fucile da caccia di mio nonno. Bada, vi sto cercando, fate attenzione.

Nel caso invece tu sia giunto alla conclusione che è molto meglio reinstaurare dei rapporti civili con me, beh, sai dove trovarmi.

vola rasente e defilato,

Alice