live @ Torino Beach

Sogni di domotica

E’ un po’ che ci penso.

Ho bisogno di un NAS domestico perché immagazzinare file, immagini, musica, video etc etc etc su mille device diversi è da scemi. (150 Euro)

Ho bisogno di rendere la mia t* connessa WI-FI, onde accedere ai contenuti di cui sopra…. (140 Euro)

Ho bisogno di casse smart, per diffondere musica nella mia casa. Questa situazione di silenzio è andata bene per un po’, come disintossicazione da anni di suoni ad alto volume, ma ora la casa sembra un mausoleo. (500 Euro) Continue reading “Sogni di domotica”

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Archeologia domestica

Negli ultimi anni ho cambiato un po’ troppe case: Torino, Castenaso, Castel Maggiore, Bologna e poi di nuovo Torino. Tutte le volte che ho lasciato una casa ho lasciato, volente o nolente, indietro qualcosa. Tutte le volte che sono entrata in una casa ho trovato qualcosa che qualcun altro ha lasciato indietro. Cose di poco conto, lasciate da sole per il mondo.

L’altro giorno mi sono imbattuta in una vecchia cornice digitale, abbandonata da un inquilino precedente. Ha vinto la curiosità morbosa tipica di ogni archeologo domestico. Ho stanato un alimentatore, e ho pastrocchiato fino a che la cornice non è partita, rivelando i suoi segreti. Foto, bruttine al vero, di luoghi più o meno noti: Delphi e la Grecia in genere, il Sestriere d’inverno, Venezia, la Croazia, il principato di Seborga. Non appaiono mai persone, se non, in due foto mosse, il volto di un bimbo di tre anni circa, i grandi occhi castani fissi sull’obiettivo, i capelli castani chiari, mossi, vagamente disordinati.

Una volta di più mi fermo a pensare sulle vite appena sfiorate degli altri, su quei viaggi probabilmente ‘solitari’ che sembrano ripercorrere i miei passi, in giro per l’Europa, su quel bimbo – forse un ragazzino ormai -, l’unica presenza umana tra tante immagini. Chi sei? Quanti anni hai ora? In quale stato vivi? Come ti chiami? E’ perché mai sei l’unica presenza fuggente, fotografata quasi di nascosto, in un album di foto? Domande che non troveranno mai risposta. Domande di poco conto, nate da un oggetto di poco conto.

Magari, nella mia vecchia casa in Bolognina c’è qualcuno che si sta ponendo domande altrettanto inutili con in mano un mio qualche oggetto insignificante, rimasto abbandonato da solo in quelle stanze. Chissà se ancora racconta di me, e cosa, a distanza di quasi un anno. Magari, invece, quella casa in Bolognina è ancora vuota e ancora macina la presenza di vecchi angosciosi fantasmi, aspettando che altre persone facciano riecheggiare gli spazi di suoni più allegri a lavar via la rabbia e la disperazione che sono rimaste attaccata a quelle pareti.

live @ Torino Beach

Vecchie conoscenze

Poi incontri un vecchio collega in coda per donare il sangue. E’ un collega di un paio di vite fa, uno di quelli con cui hai passato giornate lunghe, giornate pesanti.

tutto bene?” mi chiede

si tutto benissimo

cosa ci fai da queste parti?

sto di nuovo qui, ora

allora ho già capito come è andata

beh, non può andare sempre tutto bene” rispondo “comunque ora va bene

E mi abbraccia forte. Rimango lì un po’ inebetita e, per l’ennesima volta, con la sensazione di essere tornata a casa, con la certezza che gli amici, se sono davvero tali, rimangono tali, al di là dei chilometri, dei casini, del tempo che non ci si è incontrati.

 

tra la via emilia e il west

Abbiamo chiuso, stavolta davvero.

Mi scrive oggi il mio collega dalla filiale di Bologna – un santo, è riuscito a risolvere tutto senza farmi scendere in ufficio da lui, a 350 km da qui – che i documenti sono arrivati sani e salvi, e che ha potuto procedere alla revoca della fidejussione – che avevo richiesto a garanzia del contratto di affitto della casa di Bologna – e annesse chiusure del fido e del credito di firma.

Da quando ho deciso che sarei tornata a casa a quando effettivamente ho chiuso tutti gli strascichi di questa brutta avventura sono passati 356 giorni, 20 ore e 30 minuti, circa. Il mio lettore potrà pensare che avrei potuto semplicemente arrotondare e dire che più o meno era passato un anno, e che il conto – probabilmente fittizio – era stato esposto per far scena. Purtroppo no, il conto è reale e  quei 526.800 minuti si sono tutti fatti contare, uno a uno. Un infinito rosario di bestemmie.

Ho chiuso i miei sospesi con Bologna. Adesso posso anche far pace con il capoluogo Emiliano. Restano nella città rossa alcune delle persone e dei luoghi a cui sono più affezionata.

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo (Oriana Fallaci – Un cappello pieno di ciliegie)

live @ Torino Beach

Torino by night

Ieri per la prima volta da quando sono tornata a Torino mi sono presa il tempo per girovagare di sera per il mio quartiere. La scusa ufficiale, quella che adotto con me stessa, era un giochino nuovo sul cellulare (Ingress (1)), forse appena più furbo della media dei giochini stupidi, ma comunque un giochino da bimbo minchia.

Comunque quale che fosse la scusa, ieri sera stavo trotterellando allegramente per il quartiere. Trotterella di qui, trotterella di lì, di cose (brutte) se ne vedono. Non sono più abituata. Sono rimasta un attimo sconcertata. Quattro anni di esilio nella grazia e nel tedio a morte della provincia Emiliana si fanno sentire. Infatti, benché io abbia vissuto gli ultimi tre anni in uno dei quartieri più difficili (e additati a spauracchio) di Bologna, devo dire che – dal punto di vista brutterie varie – ho fatto tre anni di vacanza. Il peggio che vedi in Bolognina di notte, è più o meno l’equivalente di quello che vedi a Torino alle due del pomeriggio in pieno centro nel parco giostre dei bimbi. La differenza sostanziale però è che qui nessuno si fa spaventare e la gente, quella normale, continua ad andarsene in giro allegra, tenendosi ben stretto il suo territorio.

Quindi ho (ri)scoperto che:

  • in stazione ci sono più traffici illeciti che in Afghanistan
  • sotto il mio portone c’è il drive-in dello stupefacente stupore. Mi chiedo se sia prevista anche la consegna a domicilio.
  • i ragazzotti ventenni trovano cosa intelligente pisciare pisciare sulle portiere delle macchine (peccato però che questa volta siano stati beccati in flagrante un paio di persone che gli hanno dato una staffilata memorabile). Se becco qualcuno a pisciare sulla portiera della mia coccinella adorata, beh, la prossima volta dovrà pisciare da accucciato come la bimbe.

La cosa più ilare, però, è stata incontrare in piena notte, ad un crocevia ignorato dal mondo, una delle mie nuove conoscenze. Imbattersi per caso in qualcuno, a Torino, è estremamente raro. Lo è ancor di più se hai preso a suo tempo il vizio (disturbante per gli altri) di non fare mai due volte la stessa strada, proprio per portare vicino alla zero la possibilità di essere intercettato. Insomma, al semaforo, con il naso ben piantato nel mio giochino strabiliante mi sento salutare alle spalle. Mi giro tra lo stupito e il contrariato e mi trovo davanti questa giovane donna, amica di amici. “Birra?” e birra sia.

E io che, tra le altre cose, ho lasciato Bologna anche perché non sopportavo di imbattermi regolarmente fortuitamente e in gente conosciuta…

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(1) Ingress è un giochino per smartphone che ha indubbiamente dei vantaggi:

  • non ti tiene seduto su un divano, ma ti obbliga a alzare il culo e a metterti a camminare per la città
  • è in qualche modo ‘social’, interattivo
  • presenta qualche vaga caratteristica di innovazione
  • ha un discreto design

e qualche svantaggio

  • ti annienta le batterie del telefono
  • traccia i tuoi movimenti (hmmmm)

Comunque lo trovo notevole, ho mille inviti, se vi interessa fatevi sentire (lo so arrivo tardi)

tra la via emilia e il west

Au revoir les enfants

A Bologna e Ferrara ho lasciato persone e posti. Posti che chiamavo casa, con molto più sentimento di casa mia:

  • La Tana del Luppolo di JB
  • Il Circolo Evolution
  • La palestra del Musokan
  • Il campo volo do Castel Maggiore
  • Casa Calvart
  • Casa Ferrarese
  • Casa Grillenzoni

Alcune delle persone che vi ho conosciuto e alcune delle altre che ho conosciuto in varie peregrinazioni virtuali e reali sono state parte integrante della mia vita randagia in Emilia Romagna.

A loro vanno i miei più sentiti ringraziamenti, un buono di invito a Torino Beach, un abbraccio e una promessa di ritornare a trovarli presto e spesso.

Spero di essere riuscita a salutare tutti, mi mancheranno

ricorda coloro che ti vogliono bene te li porti sempre con te (EDA, 24/11/2014)

tra la via emilia e il west

You’ve really made the grade

Trasloco Bologna – Torino in 7 ore nette. dalle 7.00 alle 14.00. Un’impresa. Grazie a tutti gli amici che si sono sbattuti, alla grande, per me (L.F, D.R, E.D.A, L.B, A.D, F.D.G, E.G)

This is Ground Control
to Major Tom
You’ve really made the grade
And the papers want to know whose shirts you wear
Now it’s time to leave the capsule
if you dare

(David Bowie – Space Oddity)