tra la via emilia e il west

Non piangere.

“I bambini grandi non piangono e noi siamo bambini grandi. Non piangere, per ogni lacrima che cade, da qualche parte nell’universo si spegne un mondo. Non piangere.”

Me lo ricordo ancora, sai.

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live @ Torino Beach

Quaranta anni

Nonostante le aspettative ho compiuto quarant’anni.

Ho passato gran parte della mia parte di giovane adulto a dire che vivere oltre i quarant’anni non sarebbe valso la pena, che a quarant’anni la vita si fa noiosa, che è tutto stabilito definito e puoi solo più sopravvivere. Avvicinandomi alla soglia ho temuto che se fosse esistita una qualche divinità mi avrebbe fulminato allo scoccare, per giusto castigo divino.

I vostri dei sono assenti, o troppo occupati. Sono ancora qui che giro, intonsa, perfetta.

Però, devo ammettere di dovermi ricredere: vita stabilita un corno! Da queste parti c’è più tempesta di quando avevo vent’anni. Sono un’adolescente tardiva. Ci sono arrivata con venticinque anni di ritardo. Devo dire però, che guardandomi intorno mi trovo in buona compagnia.

E a chi mi ricorda, con parole cortesi che da grande creperò sola e abbandonata in un ospizio, rispondo con morirò al tavolo da gioco d’un ludospizio, nelle mani i miei meeples blue e attorno al tavolo quelle carogne dei miei ludici amici, ancora più rincoglioniti di adesso.

Però per cortesia smettete di ricordarmi che è stato il mio compleanno, non l’ho presa benissimo.

ostinatamente ludica

La Modena Play che non ho vissuto…

Con mia grande disperazione quest’anno ho dovuto saltare, per questioni lavorative, Modena Play (1) 2015.

Abitare ha Torino ha anche, pochi, svantaggi. Se lavori fino quasi alle 19.00 il sabato, e riprendi a lavorare il lunedì alle 8.30, essere alla Play la domenica ha del delirante. Non ce la puoi fare a sopravvivere e a riposarti, se ti sbatti 6 ore – almeno – di viaggio, più tutte le ore necessarie di caos e delirio in loco. Almeno questo dice la testa, questo ho fatto, ma la mia Trilly interiore sta piangendo disperata da giorni.

Si è, come sempre, parlato e straparlato della Modena Play di quest’anno. Molti dicono che sia stata delusiva, molti ne acclamano le novità e compagnia cantando. Non è mia intenzione fare l’analisi di un evento a cui non ho partecipato, altri comunque ne scriveranno molto.

I giochi

I giochi che avrei voluto provare (e forse comperare)

  • Yedo, che mi sono persa negli anni precedenti
  • Epic Resort
  • Pyramid, se ne parla tanto, cavolo quanto se ne sta parlando…
  • Lord of Xidit
  • Field of Arle
  • Coloni imperiali

I giochi che avrei sicuramente comprato, trovandoli

L’anno scorso alla Play non ero in forma o forse dovrei dire che non ero poi così lucida… e non l’ho fatto. Avrei volentieri acquistato quest’anno quei giochi che qualcuno, nelle edizioni precedenti, di fondo mi aveva convinta a lasciare indietro perché non lo convincevano o non gli piacevano. Io invece li ho sempre trovati piacevoli e ora, senza più quella persona attorno, li avrei volentieri acquistati.

  • Tokaido
  • Shear Panic

Altri giochi suscettibili ad acquisto

Beh su BGG (6) ho una lunga lista dei desideri (7), tutti giochi che, se trovati a prezzi avvicinabili, avrei portato volentieri a casa

Gli eventi

Nerdplay 2015

NerdPlay (3) è il premio che viene assegnato all’autore esordiente che ha presentato il miglior suo gioco (valutazione basata su divertimento, giocabilità, pubblicabilità, originalità, qualità dell’eventuale prototipo, pertinenza dell’eventuale ambientazione, equilibrio delle meccaniche di gioco, interazione tra i giocatori, durata media della partita). Quest’anno, o gaudio o gaudio, il premio va all’amico Federico Latini per il suo Maratonda. Spero vivamente di riuscire a congratularmi con l’autore di persona e di provare il mitico gioco.

Goblin Magnifico

La Modena Play 2015 ha visto l’esordio di un nuovo premio ludico tutto italiano: Goblin Magnifico (4). Il premio edito da Tana dei Goblin (2) (TdG da qui in avanti)  premia i giochi migliori editi nell’anno precedente (in questo caso 2014).  Il premio è diviso in due

  • il premio della giuria di esperti (5) (Vince Wir Sind Das Folk – WSDF -, menzione speciale ad Arkwright)
  • il premio del popolo di TdG (Vince Alchimisti)

WSDF personalmente non lo giocherei neanche sotto tortura anche se Arkwright, senza non troppe aspettative, lo proverei volentieri.

Ho però votato con entusiasmo per Alchimisti, che reputo un gioco molto innovativo, sia per la meccanica che per l’integrazione con lo smartphone. Sono quindi molto felice per il risultato ottenuto. E no, a votare non si vinceva nulla. Soupir.

Giapponeserie e Cosplay

La Modena Play è anche il regno del cosplay e di tutte le giapponeserie. Ricordo degli stand gustosissimi dove comprare abbigliamento assurdo, gadget assurdi, e dolcetti giapponesi. Inoltre i giocatori di cosplay, che qui si presentano con costumi spesso artigianali e molto ben elaborati sono sicuramente uno spettacolo.

E poi, poi, ho perso l’occasione di indossare il mio splendido kigurumi da lemure, e questo è un peccato. Un enorme peccato.

lemure

Gli amici

E poi alla Play ci sono gli amici… tutti i goblin di TdG (2) e di TdG Bologna, i ragazzi dell’Evolution, Un po’ di gente da GiocaTorino e da Ludichieri, insomma i miei fratellini ludici tutti nello stesso posto. Si sono divertiti molto, sembra. Un abbraccio virtuale a tutti loro.

Link

  1. Modena Play
  2. Tana dei Goblin
  3. Nerd Play Award
  4. Goblin Magnifico
  5. Giuria di Goblin Magnifico
  6. Board Game Geek
  7. La mia wish list su BGG
live @ Torino Beach

Tu che hai venduto l’anima al diavolo…

Ci conosciamo da un po’, da anni.

E, per Giuda, mi rendo conto che in anni non sei cambiato di un millimetro. Non hai messo un capello bianco (e no, non ti tingi), non una ruga, non un kilo in più, se mai, forse, il contrario. Non hai nemmeno cambiato occhiali, neppure espressione, non un’ombra.

Io invece ho quotidianamente combattuto con la gravità, la ciccia, la cellulite, le rughe, i capelli bianchi, l’astigmatismo, le macchie solari e la disillusione immanente. Ho cambiato il modo di approcciarmi alla gente, ho cambiato sorriso e respiro. I sagrìn, si dice.

Oggi, infine, mi è venuta una folgorazione: bastardo, hai venduto l’anima al diavolo. E non è la cosa in sé che mi scandalizza, ma il fatto che tu ci sia riuscito e io no, che il diavolo abbia preferito comprare la tua anima, e snobbi la mai. Forse sapeva che, tanto, all’inferno, l’avrei seguito lo stesso.

Ma ora dimmi, come hai fatto? dove l’hai incontrato? cosa gli hai dato in cambio? e, accidenti, chi ha dipinto quel quadro che nascondi in soffitta? Insegnami, spiegami, portamici.

Ho i miei dolori, Dorian, dolori di cui non sai nulla. La tragedia della vecchiaia non è l’essere vecchi, ma l’essere giovani. (Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray)

 

 

 

live @ Torino Beach

Torino by night

Ieri per la prima volta da quando sono tornata a Torino mi sono presa il tempo per girovagare di sera per il mio quartiere. La scusa ufficiale, quella che adotto con me stessa, era un giochino nuovo sul cellulare (Ingress (1)), forse appena più furbo della media dei giochini stupidi, ma comunque un giochino da bimbo minchia.

Comunque quale che fosse la scusa, ieri sera stavo trotterellando allegramente per il quartiere. Trotterella di qui, trotterella di lì, di cose (brutte) se ne vedono. Non sono più abituata. Sono rimasta un attimo sconcertata. Quattro anni di esilio nella grazia e nel tedio a morte della provincia Emiliana si fanno sentire. Infatti, benché io abbia vissuto gli ultimi tre anni in uno dei quartieri più difficili (e additati a spauracchio) di Bologna, devo dire che – dal punto di vista brutterie varie – ho fatto tre anni di vacanza. Il peggio che vedi in Bolognina di notte, è più o meno l’equivalente di quello che vedi a Torino alle due del pomeriggio in pieno centro nel parco giostre dei bimbi. La differenza sostanziale però è che qui nessuno si fa spaventare e la gente, quella normale, continua ad andarsene in giro allegra, tenendosi ben stretto il suo territorio.

Quindi ho (ri)scoperto che:

  • in stazione ci sono più traffici illeciti che in Afghanistan
  • sotto il mio portone c’è il drive-in dello stupefacente stupore. Mi chiedo se sia prevista anche la consegna a domicilio.
  • i ragazzotti ventenni trovano cosa intelligente pisciare pisciare sulle portiere delle macchine (peccato però che questa volta siano stati beccati in flagrante un paio di persone che gli hanno dato una staffilata memorabile). Se becco qualcuno a pisciare sulla portiera della mia coccinella adorata, beh, la prossima volta dovrà pisciare da accucciato come la bimbe.

La cosa più ilare, però, è stata incontrare in piena notte, ad un crocevia ignorato dal mondo, una delle mie nuove conoscenze. Imbattersi per caso in qualcuno, a Torino, è estremamente raro. Lo è ancor di più se hai preso a suo tempo il vizio (disturbante per gli altri) di non fare mai due volte la stessa strada, proprio per portare vicino alla zero la possibilità di essere intercettato. Insomma, al semaforo, con il naso ben piantato nel mio giochino strabiliante mi sento salutare alle spalle. Mi giro tra lo stupito e il contrariato e mi trovo davanti questa giovane donna, amica di amici. “Birra?” e birra sia.

E io che, tra le altre cose, ho lasciato Bologna anche perché non sopportavo di imbattermi regolarmente fortuitamente e in gente conosciuta…

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(1) Ingress è un giochino per smartphone che ha indubbiamente dei vantaggi:

  • non ti tiene seduto su un divano, ma ti obbliga a alzare il culo e a metterti a camminare per la città
  • è in qualche modo ‘social’, interattivo
  • presenta qualche vaga caratteristica di innovazione
  • ha un discreto design

e qualche svantaggio

  • ti annienta le batterie del telefono
  • traccia i tuoi movimenti (hmmmm)

Comunque lo trovo notevole, ho mille inviti, se vi interessa fatevi sentire (lo so arrivo tardi)

live @ Torino Beach

Per ogni fiocco di neve un pensiero

Torino ha il suo fascino nostalgico e decadente, Torino è bellissima, autunnale e triste, il meglio di sé lo da sotto la pioggia di certe notti autunnali. Anche d’inverno, però, sotto la neve, però, ha il suo bello.

Oggi, mentre trotterellavo per Torino in preda alle ultime commissioni natalizie, inaspettatamente, ha cominciato a nevicare. Fiocchi dapprima radi, poi più grassottelli e fitti. Simpatici insomma. Trotterellavo godendomi il freddo pungente, il cielo plumbeo e quella danza disordinata di fiocconi ineguali, unici, schermigliati. Occhi socchiusi e persi nel grigio profondo, naso lanciato nell’aria a rubare l’odore ineguagliabile della neve e la bocca aperta, la lingua sulle labbra a raccoglierne i fiocchi. La felicità, in fondo, è un fiocco di neve sulla lingua.

Così pensa Trilly, mentre la gioia esplode e fa danzare i globuli rossi nelle vene. Trilly  che saltella e ha voglia di urlare al mondo che “Ne-Vi-Ca”, e spinge i tasti sul cellulare per condividere l’euforia con gli amici lontani (a cui molto probabilmente non gliene frega nulla). Trilly che beve camminando un bicchiere di thé egiziano bollente e guarda il fumo sciogliere la neve. Trilly che gioca con il mondo e ride anche quando il mondo gioca un po’ troppo pesante. Trilly, la mia splendida scanzonata Trilly. Trilly…

Eppure, ogni fiocco di neve fa atterrare un pensiero, un rimorso forse, rimpianti mai.

E Trilly combatte, e ride. Schiva i fiocchi di neve e irride i pensieri. Si prende gioco dei frammenti di anima mal spesi, delle cose perdute, dei sogni sotterrati. Ma i pensieri piovono fitti e scuri, e Trilly,  schiacciata da un fiocco di neve traditore, si inciampa nelle sue stesse ali e ruzzola al suolo, scorticata e bagnata.

Trilly, ti avevo promesso che non saremmo diventate mai grandi, che avremmo continuato a giocare finché avremmo avuto giorni. Ma la mia anima ha mille anni ormai Trilly e troppi segni… devi trovarti un nuovo campagno di giochi Trilly.

Ogni tanto do il largo a parole scritte tempo fa, che, chissà perché non hanno trovato il loro momento per vedere la luce…

Peter Pan non lotta più ha venduto il suo pugnale,
Capitan Uncino manda Wandy a battere sul viale,
l’isola incantata è già stata lottizzata
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Paperino sta in catena e lavora di gran lena,
Paperina con passione vende baci a Paperone,
Qui, Quo, Qua sono andati via vanno a rischio dell’autonomia

Don Chichotte non è contento ma lavora in un mulino a vento,
Ali-Babà e i quaranta ladroni hanno già vinto l’elezioni,
Hansel e Gretel hanno fondato una fabbrica di cioccolato
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Gli stivali delle sette leghe pagan bollo e assicurazione,
le scope delle streghe le ha abbattute l’aviazione,
Pollicino è nella CIA gli fan far la microspia

Cenerentola ha una Jaguar e un vestito molto fine,
ogni volta che c’è un principe leva scarpe e mutandine,
la matrigna vecchia arpia prende i soldi e li mette via.

(Il paese delle favole – Nomadi)

live @ Torino Beach

contrattazione periodica

Credo nelle cose chiare. Nelle cose esplicite e, concordate, condivise. E credo che le cose cambino, e cambino in fretta, a volta più in fretta di quello che uno penserebbe o vorrebbe.

Non credo nell’amore eterno, non ci ho mai creduto. Ho creduto, e forse credo ancora, nel fatto che due persone per un certo periodo possano volersi bene, e possano prendere accordi per stare bene insieme, per il poco tempo che dura. “Accordi”, in questo caso, è la parola chiave. Ci si mette davanti ad un tavolino, una bella birra e un po’ di coraggio e ci si parla. Si esplicita cosa si prova, cosa si vuole, se e come si vuole andare avanti. Ci si mette d’accordo. Siccome l’amore, se esiste, non è eterno, gli accordi sono soggetti a revisione periodica – come i contratti di prova lavorativi.

Mi è capitato di avere una storia, a volte capita anche a me. Mi è capitato – a un certo punto – di avere una storia con qualcuno che non inorridisse alla questione della ricontrattazione periodica. Si da il caso, però, che, in tal frangente, in fase iniziale non vennero presi accordi e il caso volle che il giorno teorico di prima ricontrattazione io fossi altrove, persa in qualcuna delle mie nobili inutili attività (dicesi sindrome da Trilly). Qualche tempo dopo tra lo scherzoso e il furbesco me ne salto fuori con la seguente frase:

– ma tu non puoi accampar pretese, non abbiamo mai preso accordi…

– sisi, li abbiamo presi – dice lui, e, alla mia faccia a dir poco stupita, prosegue – tu non c’eri, non sei venuta, ma io ho esposto il mio punto di vista e tu non hai protestato. Si chiama silenzio-assenso.

– e a cosa avrei assentito? – proseguo io incupendomi…

segue la più improbabile lista delle cose a cui mai e poi mai sulla faccia di questa terra avrei assentito.

Rido, e mi annoto, per la prossima vita, di ricordare di presentarmi agli appuntamenti di revisione periodica.