tra la via emilia e il west

Gli amici, a volte, si ereditano

Ho una nuova amica, credo. L’ho eredita da uno dei miei angeli custodi bolognesi, quando lei – per lavoro – si è traferita a Torina, e l’amico, candidamente, mi ha chiesto di prendermene cura.

Ci andiamo a genio, è sveglia, allegra, solare. Mi ricorda maledettamente me, quando da Torino mi sono trasferii a Bologna, sei anni fa. Trovo analogie nel viaggio, nella voglia di fare, in quell’iperattività da adrenalina del cambiamento, nella voglia di essere liberi, indipendenti, autonomi. Lei è solare, però, mentre io, solare, non lo sono mai stata.

E’ divertente, mi è simpatica, cerco di aiutarla ad ambientarsi, anche se ho la netta sensazione che non si lacerà aiutare più di tanto (e questo le fa onore). Credo che sia un po’ stupita della mia disponibilità, ma in fondo, io so bene quale è la strada che sta percorrendo, quali sono le difficoltà, le differenze, i cambiamenti. So anche che, al di là dell’entusiasmo, non è una strada facile. Quindi, se posso. le do una mano, semplicemnte perché avrei veramente voluto che, quando mi trasferii io, qualcuno – anziché farmi terra bruciata attorno, avesse aiutato me. Continue reading “Gli amici, a volte, si ereditano”

live @ Torino Beach

Tutti i colori della mole

Stasera la mole si colorerà di viola per  la lotta alla malattia di Crhon.

La settimana scorsa era blu, in onore del salone del libro.

Il 4 maggio si è colorata di granata per ricordare il grande Torino.

Il 2 aprile la mole si è colorata di blu per la lotta all’autismo.

Il 17 marzo era verde, la mole antonelliana, per San Patrizio.

Prima ancora è stata viola per i malati prematuri, poi rosa per la lotta al tumore al seno…

Ok, capisco che abbiamo comprato le lucine a led colorate, però anche basta giocare con gli interruttori, va… Povera, povera mole, da sinagoga a monumento, da monumento a simbolo di una città, da simbolo a icona delle monetine da qualche centesimo, da icona a lampadina a led…

 

live @ Torino Beach

La felicità, all’improvviso.

Noi, io e alcuni dei miei amici, siamo quelli disillusi, stropicciati. Troppo analitici e troppo sensibili, forse, per saper essere davvero felici. Troppo sensibili e troppo intelligenti per non essere diventati cinici.

Per noi, la felicità, quella pura, non esiste, riusciamo sempre a rovinarcela con un retrogusto all’arsenico. Più che felici, siamo non infelici, moderatamente contenti. Siamo blasé, diciamolo.

Qualche giorno fa, mi chiama uno dei miei amici blasé. Allarmata, rispondo chiedendogli al volo che cosa fosse successo. La risposta mi lascia a dir poco spiazzata:

Volevo dirti che sono felice, davvero felice.

Cazzo, stai fermo lì, non ti muovere, ti mando subito la neuro per un TSO

Scherzi a parte, la vita fa così. Quando pensi di avere imparato il gioco, di avere trovato un tuo metro, di riuscire a barcamenarti secondo le regole che hai capito beh, ti cambia tutto. Quando pensi di avere tutte le risposte, allora la vita – quella stronza – ti cambia tutte le domande. Continue reading “La felicità, all’improvviso.”

live @ Torino Beach

Mai, mai fare arrivare il computer da un amico…

Un po’ di tempo fa Narya, il mio splendido Vaio anno 2008 è morto. Si è improvvisamente spento per non riaccendersi mai più. A nulla era valso, qualche mese prima il trapianto di hard disk.

Trovare un nuovo laptop è stata una tragedia. La Sony non fa più vajo – i miei da sempre amatissimi – e la Samsung, mia seconda scelta, non commercializza in Italia (e per me una tastiera QWERTY è qualcosa a cui non posso rinunciare). Al netto di questo, ultimamente, i laptop sono incredibilmente brutti esteticamente a meno di non andare su un Apple (cosa che per economia domestica e per credo non sono disposta a fare) o su un Chromebook (che chi ha provato sconsiglia vivamente).

Dopo una eterna ricerca, sono approdato su un Acer, 13″, bianco, guscio in alluminio preformato. Nella sua modestia, un gioiellino. Continue reading “Mai, mai fare arrivare il computer da un amico…”

tra la via emilia e il west

Di sogni, presagi e consigli notturni

I sogni che meraviglia.

Nella mia vita mi è capitato di avere premonizioni e presagi nel sonno, ahimè di sciagure che poi si sono avverate. Ho sognato viaggi che avrei voluto fare e persone perse o lontane. Ho riassaporato il gusto e il piacere di cose perdute nel tempo. E a volte, nei sogni, mi do consigli.

L’ultima (o meglio la penultima volta) che ti ho sognato era dicembre del 2013. In una mansarda con grandi finestre triangolari, parlavi tenendo in mano Albert, l’orso di pezza. Ti guardavi attorno, un po’ scocciato e dopo un lungo momento di pausa, passato a fissare il peluche, hai esordito:

“Adesso basta, possiamo tornare a casa nostra ora?”

E lì ho capito, che, evidentemente, il mio subconscio mi parla chiaro, usando la tua immagina. Il mattino dopo o cominciato a preparare i fagotti. Dopo un anno, dopo una lunga epopea, io e Albert ci siamo sdraiati sul parquet di quella casa che fu nostra, per restarci.

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live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Archeologia domestica

Negli ultimi anni ho cambiato un po’ troppe case: Torino, Castenaso, Castel Maggiore, Bologna e poi di nuovo Torino. Tutte le volte che ho lasciato una casa ho lasciato, volente o nolente, indietro qualcosa. Tutte le volte che sono entrata in una casa ho trovato qualcosa che qualcun altro ha lasciato indietro. Cose di poco conto, lasciate da sole per il mondo.

L’altro giorno mi sono imbattuta in una vecchia cornice digitale, abbandonata da un inquilino precedente. Ha vinto la curiosità morbosa tipica di ogni archeologo domestico. Ho stanato un alimentatore, e ho pastrocchiato fino a che la cornice non è partita, rivelando i suoi segreti. Foto, bruttine al vero, di luoghi più o meno noti: Delphi e la Grecia in genere, il Sestriere d’inverno, Venezia, la Croazia, il principato di Seborga. Non appaiono mai persone, se non, in due foto mosse, il volto di un bimbo di tre anni circa, i grandi occhi castani fissi sull’obiettivo, i capelli castani chiari, mossi, vagamente disordinati.

Una volta di più mi fermo a pensare sulle vite appena sfiorate degli altri, su quei viaggi probabilmente ‘solitari’ che sembrano ripercorrere i miei passi, in giro per l’Europa, su quel bimbo – forse un ragazzino ormai -, l’unica presenza umana tra tante immagini. Chi sei? Quanti anni hai ora? In quale stato vivi? Come ti chiami? E’ perché mai sei l’unica presenza fuggente, fotografata quasi di nascosto, in un album di foto? Domande che non troveranno mai risposta. Domande di poco conto, nate da un oggetto di poco conto.

Magari, nella mia vecchia casa in Bolognina c’è qualcuno che si sta ponendo domande altrettanto inutili con in mano un mio qualche oggetto insignificante, rimasto abbandonato da solo in quelle stanze. Chissà se ancora racconta di me, e cosa, a distanza di quasi un anno. Magari, invece, quella casa in Bolognina è ancora vuota e ancora macina la presenza di vecchi angosciosi fantasmi, aspettando che altre persone facciano riecheggiare gli spazi di suoni più allegri a lavar via la rabbia e la disperazione che sono rimaste attaccata a quelle pareti.

live @ Torino Beach

L’odore dei luoghi.

I luoghi, sembra strano a dirsi, hanno odori tipici. Odori che si legano indissolubilmente a ricordi, persone, momenti.

Anche le città hanno odori…

Torino per esempio sa, in primavera, inconfondibilmente, di Mughetto. Lo senti la sera, quando respiri con il naso per aria l’aria ancora fresca.

Bologna, Bologna sa di tiglio. Quell’odore morbido e caldo che si spande nelle prime serate calde, che preannunciano un’estate infernale. Gli innamorati escono, mano nella mano, in abiti estivi e le effusioni si sprecano. Sarà il tiglio che è afrodisiaco, sarà l’irrequieto sangue emiliano… Sono stata mano nella mano anche io nell’odore dei tigli di Bologna…

Ferrara, Ferrara mischia ai tigli l’odore di magnolia, ancora più intenso ancora più caldo se possibile. Mentre annaspi nell’aria umida la magnolia di riempie i polmoni e ti fa, in qualche modo, pensare al mare, quasi vicino. E l’idea del mare Adriatico, che se visto da vicino ricorda una vasca da bagno infangata, da Ferrara le sere di primavera è un miraggio piacevole e quasi a portata di mano.

Pinerolo invece a Natale sa di panettone, o almeno sapeva di panettone, quando la Galup passava il tardo autunno a impastare e cuocere in vista delle feste e tu, che tornavi da qualche scorribanda su e giù per le valli. Ti perdevi con l’acquolina in bocca, sognando zucchero e mandorle tostate.

Ci sono sfumature di odori che fanno da colonna sonora ad ogni posto che amiamo (o che odiamo). Questo mughetto che così prepotentemente invade le mie narici in questi giorni (e che di sicuro ha sempre inondato – inavvertitamente al mio olfatto –  la mia città) quest’anno ha il gusto di una tanto agognata casa, di sorprese inattese, di possibilità improbabili…

live @ Torino Beach

Vecchie conoscenze

Poi incontri un vecchio collega in coda per donare il sangue. E’ un collega di un paio di vite fa, uno di quelli con cui hai passato giornate lunghe, giornate pesanti.

tutto bene?” mi chiede

si tutto benissimo

cosa ci fai da queste parti?

sto di nuovo qui, ora

allora ho già capito come è andata

beh, non può andare sempre tutto bene” rispondo “comunque ora va bene

E mi abbraccia forte. Rimango lì un po’ inebetita e, per l’ennesima volta, con la sensazione di essere tornata a casa, con la certezza che gli amici, se sono davvero tali, rimangono tali, al di là dei chilometri, dei casini, del tempo che non ci si è incontrati.

 

live @ Torino Beach

Tu che hai venduto l’anima al diavolo…

Ci conosciamo da un po’, da anni.

E, per Giuda, mi rendo conto che in anni non sei cambiato di un millimetro. Non hai messo un capello bianco (e no, non ti tingi), non una ruga, non un kilo in più, se mai, forse, il contrario. Non hai nemmeno cambiato occhiali, neppure espressione, non un’ombra.

Io invece ho quotidianamente combattuto con la gravità, la ciccia, la cellulite, le rughe, i capelli bianchi, l’astigmatismo, le macchie solari e la disillusione immanente. Ho cambiato il modo di approcciarmi alla gente, ho cambiato sorriso e respiro. I sagrìn, si dice.

Oggi, infine, mi è venuta una folgorazione: bastardo, hai venduto l’anima al diavolo. E non è la cosa in sé che mi scandalizza, ma il fatto che tu ci sia riuscito e io no, che il diavolo abbia preferito comprare la tua anima, e snobbi la mai. Forse sapeva che, tanto, all’inferno, l’avrei seguito lo stesso.

Ma ora dimmi, come hai fatto? dove l’hai incontrato? cosa gli hai dato in cambio? e, accidenti, chi ha dipinto quel quadro che nascondi in soffitta? Insegnami, spiegami, portamici.

Ho i miei dolori, Dorian, dolori di cui non sai nulla. La tragedia della vecchiaia non è l’essere vecchi, ma l’essere giovani. (Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray)