live @ Torino Beach

Le menzogne e le coccinelle

Le coccinelle, si le coccinelle – quegli insettini carini, tondini, buffini a pallini… loro, proprio loro – mordono. E fanno pure male, ti vengono dei ponfi pruriginosi grossi come delle monete.

Io posso capire che le vespe mordano, e facciano male – hanno l’aria feroce. Posso anche capire che le api, anche se sono puccettose, se in pericolo pungano, e poi muoiano. I ragni mordono, è implicito. Le zanzare, le pulci, i tafani etc… mordono, è nella loro natura. Posso anche accettare che quelle bestie disgustose note al mondo come cimici asiatiche, mordano. In fondo sono mefitiche…

Ma le coccinelle, cazzo, no! Sono amate da tutti, belline, puccettose, portano anche fortuna, tutti le trattano bene… ma perché diamine dovrebbero mordermi?!?

Allora capisci che il mondo è una merda. Che anche le cose belle e che ami ti mordono al braccio… e che ti hanno sempre mentito anche sulle piccole cose… Continue reading “Le menzogne e le coccinelle”

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mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

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mondo animale

Animali da lavoro

Siamo così abituati a riversare sui nostri animali domestici così tante aspettative a affetti frustrati che spesso li trattiamo – snaturandoli e danneggiandoli – più come figli, piccoli umani che come le creature che sono in realtà.

Mi sono chiesta a lungo nella mia vita se sia giusto tenere le bestiole domestiche come animali da compagnia, obbligandoli a uno stile di vita e a maneggi che non sono propri della loro natura. Io i miei gatti li proteggo a morte: non escono di casa, sono sottratti a qualunque pericolo e sono al vero abbastanza umanizzati (e probabilmente annoiati). Non credo che faccia loro così bene, credo che probabilmente sarebbero più felici a correre nei prati, ma a Torino non ci sono prati e io morirei d’angoscia a saperli in giro per le strade.

Insomma ci siamo assolutamente dimenticati della natura e dello scopo per cui spesso le razze domestiche sono state create: la maggior parte dei domestici è stata selezionata per esserci utile e non come contenitore del nostro affetto frustrato. Continue reading “Animali da lavoro”

live @ Torino Beach, mondo animale

Non siamo fatti per dormire da soli

L’uomo non è altro che una scimmia ‘differenziata’, un lemure troppo furbo e troppo cresciuto. Come questi, l’essere umano – in natura – sarebbe una preda, e viste le non particolari doti combattive e atletiche, anche una preda succulenta. Quindi, esattamente come le scimmie e i lemuri, l’uomo confida nel branco, nel concetto – sempre veritiero – che più occhi, più nasi e più orecchie funzionano meglio di quelle del singolo.

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Questo è particolarmente vero durante il sonno, quando stretto stretto nelle braccia di Morfeo, con i sensi belli ovattati, saremmo praticamente delle bistecche al sangue. In più si è, a dormire nello stesso luogo, o nella stessa cuccia, e più le probabilità che qualcuno senta qualcosa, all’approssimarsi del nemico, aumentano. Aumentano le possibilità di svegliarsi, aumenta la capacità di scaldarsi, aumentano le possibilità di sopravvivere. Ne siamo inconsciamente consci, e quindi se c’è qualcuno nei paraggi, aumenta la nostra serenità, la qualità del nostro sonno. Continue reading “Non siamo fatti per dormire da soli”

kendo & jappy

La Nausicaa di Miyazaki

Ieri sera, in una serata uggiosa, sono andata a vedere Nausicaa della valle del vento, di Miyazaki. Premetto che adoro i film dello studio Ghibli e e quelli del grande maestro in particolare. Nausicaa, però, Nausicaa è a tutti gli effetti una splendida favola ecologista ante tempore che riempie gli occhi (il tratto speciale dello studio Ghibli a passo uno è una coccola per gli occhi che non ritroveremo più), la testa (si anche i cartoni animati a volte fanno pensare) e l’animo. Bellissimi i personaggi e tra tutti bellissima questa Nausicaa così forte, sensate eppure coraggiosa e battagliera (anche se continuo a preferire l’ira di Mononoke alla compassione di Nausicaa) e meravigliosi gli scenari che, visti sul grande schermo, fanno davvero sognare. Film per grandi, assolutamente e per piccini svegli – a cui bisogna assolutamente farlo vedere…

live @ Torino Beach

L’amore (a)normale

L’amore normale, ci insegnano a scuola, è fatto da una coppia sposata, due bimbi biondi, un maschio e una femmina, la casa del mulino bianco, il suv, la baita in montagna e la villetta al mare. Poi queste famiglie le conosci dal vivo e sotto la coltre di normalità striscia spesso la noia più nera (quando si è fortunati). E la noia a volte è una visione rosea.

Poi ci sono gli amori (a)normali.

Ci sono le coppie omosessuali, con o senza figli, sposate o meno (“famiglie arcobaleno”).

Ci sono le coppie che più che coppie sono relazioni a n:n con buona pace e piena accettazione di tutti i coinvolti (“poliamory”).

Ci sono gli spiriti liberi, che condividono la vita con una persona non condividendone però gli spazi domestici (“LAT” o “living apart together”) benché magari si risieda nella stessa città.

Ci sono quelli che pur convivendo non hanno intenzione di firmare un contratto in merito e non si sposano (“coppie di fatto”)

“Loro”, quelli “normali”, hanno creato una etichetta specifica per ciascun tipo di legame che esula dalla loro visione del mondo. Ci hanno classificati, come si classificano in specie e sottospecie gli animali:

  • homo sapiens sapiens iris
  • homo sapiens sapiens multiamor
  • homo sapiens sapiens solus habitans
  • homo sapiens sapiens non matrimonialis.

L’amore chiuso nelle gabbie, anche solo in quelle semantiche, non vive bene. Soffoca, e lentamente si trasforma o muore. La gioia del vedere una persona, semplicemente per il gusto e la gioia di passarci del tempo è una cosa che si perde con la routine del “dovere” stare a certi parti.

multiamor? solus habitans? non matrimonialis? iris? La felicità non risiede in una formula pre-scritta e legalizzata. La felicità salta fuori dagli angoli più inaspettati, con dei miracoli alchemici.

il mondo attorno

Palio? No grazie.

Prove del palio di Siena anno 2015. Déjà vu.

I cavalli corrono allo stretto, con curve a gomito, sul tufo. Attorno a loro il carrozzone infinito dei palio: giudici, contradaioli, turisti. Tutti ammassati in piazza, tutti esaltati. Casino e adrenalina alle stelle. Al centro dell’attenzione e delle aspettative di tutti i cavalli, nervosissimi, eccitatissimi, sudati.

I cavalli partono, si spintonano e si fronteggiano sotto la guida esperta e severa del fantino. Una inciampa sul cavallo che la precede, cade, si frattura l’anteriore destro. Inutile la corsa in clinica, i veterinari possono solo constatare il danno non riparabile alla gamba e abbattere pietosamente l’animale.

Non è una novità, è una routine che chi è nel mondo dei cavalli conosce bene. Ai pali i cavalli che corrono non sono adatti, troppo esili, troppo nevrili, troppo veloci. I pali erano fatti per essere corsi con i cavalloni da guerra, da tiro leggero, a volte muli. I purosangue e i mezzosangue sono troppo potenti per quei circuiti sacrificati. E’ come fare correre una Ferrari sul circuito degli autoscontri. I cavalli cascano, si inciampano gli uni negli altri, tirano dritte le curve, e si spaccano. In tutta ‘pulizia’ l’animale viene caricato su un van, tra gli sguardi indifferenti della gente, e abbattuto altrove, lontano dagli occhi e dal cuore della festa.

In media al palio di Siena viene abbattuto un cavallo ogni 2 anni. E poi ci sono il palio di Ferrara, di Asti, quelli sardi, quelli siciliani e chi più ne ha più ne metta. I problemi (e spesso anche i cavalli che corrono) sono gli stessi.

Finché ai pali non correranno di nuovo animali ‘adatti’ al tipo di corsa che viene fatta, io mi rifiuto di parteciparvi. Non cambierà il sistema e certo mi sarò persa uno degli spettacoli più affascinanti della tradizione italiana, ma proprio perché amo profondamente i cavalli non posso sopportare l’idea di alimentare questo mattatoio.

(ne ho scritto altre volte… qui, qui e qui – e in quest’ultimo articolo, il copione è stato esattamente lo stesso di ieri, forse bisognerebbe che a Siena si ponessero delle domande.)

FONTE: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/06/29/palio-sienainfortunio-cavalloabbattuto_27d82300-e025-463c-82d3-1b4e9580194e.html

live @ Torino Beach

Stupido il cane, più stupida la padrona

Io amo gli animali, li amo molto, spesso molto più degli umani. Di solito gli animali ricambiano incondizionatamente la mia simpatia, quasi sempre direi, salvo qualche rara eccezione.

Scendo dalla macchina, di corsa. Ho il telefono in mano, sto cercando le chiavi di casa dei miei nella tasca, ho il fiato corto e la bestemmia facile. Attraverso la strada buttando l’occhio e mi dirigo a passo veloce sul marciapiede opposto. Intravedo enne persone tra le quali una signora cinqunt’enne con due meticci al guinzaglio, camminano. Non registro neanche l’informazione, i cani non rappresentano per me di certo un problema.

Metto il piede sul marciapiede più o meno all’altezza della signora e suoi cani, e, con mio grande stupore, il più grosso dei due meticci mi si para davanti, decisamente minaccioso, a denti scoperti ringhiando. Non mi succede mai. D’istinto, mi immobilizzo, e stacco gli occhi dal cellulare, e rivolgo al cane due parole in tono calmo e rassicurante, pensando che non mi avesse visto e di averlo inavvertitamente spaventato.

Interviene la padrona, a un metro di distanza urlandomi dietro ” No signora! Il cane abbaia, ringhia e morte, se ne vada io non voglio responsabilità!”.

Fermate il mondo…

  • io mi stavo facendo i fatti miei, e proprio non ho fatto nulla
  • quando il cane mi ha minacciato ho reagito nel modo più sereno e sensato

invece la padrona

  • gira con un cane di mezza taglia che morde e minaccia a guinzaglio lungo
  • lo stesso cane è senza museruola
  • non ha nessuna idea di come gestire il suo animale
  • e mi urla dietro

Non ho mosso un passo, ho fatto portar via a lei, il suo cavolo di cane, non era contenta. Le ho spiegato anche che se non era in grado di gestire il suo cane avrebbe dovuto mettergli la museruola o cederlo a qualcuno in grado di gestirlo, perché quella bestia, in mano sua, poteva essere pericolosa. Ho ovviamente preso degli insulti.

Bene. c’ero io, per fortuna, e non un bambino. Il bambino si sarebbe messo a piangere o a urlare e si sarebbe girato per scappare e probabilmente il cane gli sarebbe corso dietro, magari addentandolo. Allora si che sarebbero stati cazzi per la signora.

La prossima volta che quel cane mi si para davanti così, vedo due rosei scenari: cane e padrona si prendono un bel calcio nel culo, oppure chiamo i vigili.

A certa gente non si dovrebbero dare animali…

mondo animale

Figli del vento del sud.

Si narra che Allah, per creare il cavallo arabo, abbia chiesto al vento del sud di farsi sangue e carne per servirlo in guerra e che il vento del sud abbia esaudito la richiesta del dio, trasformandosi in quella meravigliosa besti che da quattro millenni è il compagno di vita, la ricchezza dei popoli del deserto.

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“L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo”

 

L’arabo non è “un cavallo”, è “il cavallo”. Tutte le razza attuali, tutti i cavalli che per sport per show o per passatempo montiamo ora hanno discendenti, più o meno lontani, nell’arabo. Sono di derivazione araba i veloci purosangue inglesi, i fastosi andalusi e cugini lusitani, persino gli imponenti  frisoni da sella. In tutte le razze, per ingentilirle, per scaldarne il sangue, prima o poi abbiamo messo dell’arabo.

Allevato da sempre tra capanne e deserto, l’arabo è tutt’ora – specie nella sua accezione più pura e ricercata – oggetto di una gelosissima e meticolosa selezione secondo 20 linee di sangue, la cui conoscenza e comprensione è roba da professionisti egiziani.

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“Il Diavolo non osa entrare nella tenda che ospita un cavallo di pura razza”

 

Noi comuni mortali possiamo grossolanamente distinguire tre tipi principali:

  • il Kuhaylan – il macho della situazione, forte, potente, muscoloso -,

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  • il Saqlawi – la gentil donzella, bellissima, elegante, di infinita grazia, raffinatissimo –

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  • ed il Muniqui – l’animale da corsa, più angoloso e meno rotondo, più alto, quasi spigoloso, ma un razzo di velocità, (l’ovvio antenato del purosangue inglese).

Poi a parte ci sono i Berberi, gli arabi libici e marocchini, allevati fuori dalle linee di sangue codificate, ma comunque belli, molto meno gelosamente custoditi e molto peggio trattati.

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“Quanti chicchi d’orzo darai al tuo cavallo, tanti peccati ti saranno perdonati” Tentando l’amnistia con due berberi attaccati in carrozza a Marrakech

Vedere alcuni di questi animali (specie i Saqlawi), oggi, mozza il fiato.

Sono quattrocento chili, l’equivalente di quattro persone massicce. Quattrocento chili che non poggiano sul terreno ma lo sfiorano appena, con una leggerezza che sarebbe razionalmente impossibile in una massa tale. Quattrocento chili di pelo lucidissimo, pelle sottile e muscoli e nervi. Quattrocento chili di energia ed eleganza principesche e al tempo di frugalità e robustezza pari ad un buon mulo di campagna.

Qualche anno fa, alla fiera di Verona sbattei il naso sul mio primo Saqlawi. Erano i tempi in cui gli arabi egiziani facevano faville, i loro tempi. In un box c’era questo bellissimo stallone, sauro ciliegia molto scuro, coda e criniera color carota. Lo portavano in giro, oliato, così che il suo sauro scuro, diventasse ancora più profondo, la criniera e la coda rossiccia al vento. E lui, grandissimi occhi scuri e froge dilatate, sembrava non toccare il terreno muovendosi. Nel maneggio in sabbia, in controluce, sembrava planare sul terreno alzando appena un velo di polvere, incoronato dalla criniera cangiante che rimbalzava nella luce. Splendida bestia, una visione da creatura mitologica. Il mondo si fermava col fiato sospeso, letteralmente.

 

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“Il paradiso terrestre si trova nel seno di una donna, nel profumo di un fiore e sulla groppa di un cavallo arabo”

Era un animale meraviglioso, forse fin troppo raffinato. Probabilmente per me sceglierei qualcosa di un po’ più solido e meno vistoso, un bel Kuhaylan, baio.