tra la via emilia e il west

presunzione maschile

Cancella il mio numero di telefono, così farò anche io.

E pensare che non me lo ero neanche segnato… ops.

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tra la via emilia e il west

Giovani donne in gamba

Io sono una donna atipica, l’ho capito da un po’. Sono atipica perché credo fortemente nella totale uguaglianza dei sessi. Mi sono infatti sempre rifiutata di fare ciò che ci si aspetta che una donna faccia o di evitare ciò che viene normalmente riconosciuto come un gioco o un compito da maschio a priori. Ho sempre fatto quello che mi sembrava divertente, interessante o quello che era necessario fare, indipendentemente dal fatto che fosse ‘roba da uomini’ o ‘roba da donne’.

Dato quello che sono, non sono spesso dalla parte delle donne. Ritengo infatti che il maggior danno che viene arrecato al gentil sesso nella nostra società sia perpetrato proprio dalle donne stesse: dal modo in cui educano i loro figli maschi e le loro figlie femmine, dal modo in cui si lasciano trattare, da quello che sopportano, dalle cose a cui rinunciano, dagli stereotipi a cui si piegano, dall’atteggiamento passivo-aggressivo con cui si rapportano agli altri.

Spesso, quando vedo certi atteggiamenti femminili, mi monta la rabbia nel pensare che se la maggior parte di noi non adottasse comportamenti, che giustificano, in tutto o in parte, quella discriminazione strisciante e quel maschilismo sotteso che ancora serpeggiano nella cultura della nostra nazione, allora la vita di tutte le italiane sarebbe più semplice e in qualche modo migliore.

Poi mi capita di ricredermi. Poi mi capita di pensare che in fondo le donne sono in media abbastanza in gamba e che il mondo sta cambiando, o anzi il mondo lo stiamo cambiando.

Nelle mie peregrinazioni ho conosciuto 4 ragazze, tutte tra i 25 e i trent’anni. Tutte e quattro (e quindi quattro su quattro) donne in gambe, fanciulle che si rimboccano le maniche e cercano ostinatamente di spingere la vita nella direzione che desiderano, al di là degli stereotipi culturali, al di là delle famiglie, al di là del futuro che qualcun altro aveva disegnato per loro. C’è chi ha lasciato la sua nazione per procurarsi, davvero, un futuro migliore in un altro paese. C’è chi si è presa il terremoto dell’Aquila sulla faccia e da sola si è rimboccata le maniche per spostarsi, riprendersi e ricrearsi una vita da un’altra parte, c’è chi non ha accettato la vita da brava mogliettina rinchiusa in un piccolo paese del meridione e chi infine si è ribellata ad una relazione claustrofobica e morbosa.

Quando vedo queste ragazze che non si piegano ad una cultura che le vuole relegate al mero ruolo di mogli e di madri, e subordinate a un qualche maschietto a cui sacrificano cultura, indipendenza e carriera, beh… quasi quasi ci credo. Credo che la prossima generazione (quella degli anni 2015-2020) sarà una generazione migliore.
Credo che ci saranno maschi migliori, meno possessivi e meno egoisti e bambine più sicure si sé, più libere e autoconsapevoli.

(E no, non chiedetemi cosa penso della generazione di mezzo tra la mia e quella degli anni 2000 all’incirca… Soprattutto non chiedetemi cosa penso delle madri di quella generazione)

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Gente di poche pretese…

Ogni tanto faccio viaggi in carsharing. Qualche tempo fa ho messo un annuncio per un rientro da Ferrara Stazione a Torino Porta Nuova, con eventuale (eventuale è la parola chiave) tappa a Bologna Centrale. Mi arriva la seguente risposta:

“Ciao. Siamo due amiche che vorrebbero un passaggio da Bologna-Torino di domenica. Giulia partirebbe da Maranello, io da Parma. Ci sono ancora posti? Potremmo trovarci ai  caselli autostradali. A Torino puoi portarci a porta Susa? ”

Quindi: mi stai chiedendo di fare due tappe per caricarvi in macchina, due tappe oltre a quella che farò già, e in due posti differenti – perché trovarsi entrambe nello stesso posto si sa è complicato. Inoltre mi chiedi di lasciarti a Torino in un altro posto, non esattamente comodo – visto che mi chiede una deviazione di una mezz’ora – da dove sarei andata io, posto peraltro che tu puoi raggiungere da dove ti avrei lasciata con ben 10 minuti di metro, 3 euro per due persone, 4 o 5 fermate.

Una fettina culo, la vuoi per caso anche?

Sarò io che sono poco disponibile verso il mio prossimo o saranno loro che non hanno alcuna idea di come si sta al mondo? boh… Ai posteri l’ardua sentenza. Comunque per quel che mi concerne le fanciulle se la possono fare a piedi.

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viaggi in car sharing

Ho una vita complicata, sospesa tra due regioni (quando va bene) che confinano per un lembo sottilissimo di terra.

Viaggio molto, ho viaggiato molto negli ultimi anni e qualche mese fa, per contenere i costi, ho scoperto il car sharing. Attraversare la pianura padana in macchina con altre tre o quattro persone fino a pochi minuti prima sconosciute e sicuramente economico, e a volte decisamente divertente.

Di recente mi è capitato di fare la lunga traversata in compagnia di due attori di operetta e di una studentessa di lettere cinese, con un italiano un bel po’ zoppicante. Ne è venuto fuori un viaggio ilare, tra italiano e inglese, parole sbagliate, spezzoni di Cincillà, dissertazioni sui significati dei nomi (la mia passeggera si chiamava ‘mattino di sole’ e non riusciva a capacitarsi del fatto che il mio nome fosse semplicemente un nome, senza significato specifico) e analisi delle differenze culturali e linguistiche.

Ho scoperto così che:

  • in media noi non abbiamo rapporti con i cinesi ‘colti’, questi sono affascinanti e pieni di cose da raccontare
  • per gli orientali l’italiano è una lingua inaffrontabile
  • che agli occhi di un cinese noi siamo davvero strani, timidi, asociali, cupi
  • che la città più congestionata d’Italia rispetto a Pechino sembra il deserto dei tartari
  • che in Italia si rappresenta ancora l’operetta
  • che c’è gente che riesce a vivere facendo l’attore e che di fondo vive in perenne viaggio, tournée, di città in città, di paese in paese. Come esistessero ancora le vecchie compagnie teatrali, perennemente in strada con i loro carrozzoni.
  • che la vita dell’attore assomiglia molto a un continuo reality itinerante
  • che l’amore è un casino per tutti, anche in Cina.
  • che la gente fa figli spesso perché a paura di morire da sola.

Non tutti i viaggi, ammetto, sono così affascinanti, ma chi fosse interessato alla questione, può provare a iscriversi su blablacar.