live @ Torino Beach

Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…

L’altro giorno mi è capitato in mano un libretto di poesiole miste, che creammo e stampammo all’interno di un progetto di letteratura italiana nell’anno scolastico 1989-1990.

In breve, gli alunni di quella seconda liceo scientifico di allora, e tra loro io, si cimentarono nello scrivere poesie, e se ne fece un libretto che venne distruibuito a noi allievi e agli insegnanti.

Rileggendolo adesso, 26 anni dopo, ne apprezzo la postfazione dalla nostra mitica prof di italiano e letturatura, musa istigatrice o ispiratrice di quest’opera omnia. Ne rileggo divertita e nostalgica le dediche, le frasi scritte a penna, in brutta calligrafia, dai miei compagni di classe di allora, ormai tutti – o quasi – persi nelle nebbie degli anni. Soprattutto, rileggendo ora quelle brevi poesiole, mi rendo conto di essere stata una poetessa veramente infame, banale e goffa. C’era però gente  sapeva usare le parole molto bene. Un quarto di secolo dopo, i pochi versi di alcuni ragazzi e ragazze di 15, 16 anni mi lasciano piacevolmente emozionata e impressionata. Evidentemente c’è chi nasce poeta. Continue reading “Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…”

mondo animale, tra la via emilia e il west

Come un lupo…

Nella nostra cultura il lupo è un animale “orrendo”, famelico, assassino, opportunista. Nella nostra cultura dare a una persona del lupo, o a un gruppo l’epiteto di “branco di lupi” è un insulto, una macchia, una accusa.

I lupi e i loro branchi, nelle favole delle nostre nonne, si aggirano di notte pronti ad assediare case e cascina, assetati di sangue di bestie e persone.

Ma, sotto questa fama gotica, si nasconde un’animale ben diverso: un animale schivo, con una struttura sociale complessa e un grande senso del “gruppo”. Certo, bisogna avere la voglia e la coriusità di andare a scavare sotto il pregiudizio.

C’era una volta, e c’è ancora, un lupo. Questo lupo, che gli uomini chiamano Achille, ha un branco, il branco del Monte Rufeno. Achille un giorno, per sfiga, finisce in una tagliola, ne esce vivo – alla faccia di quel criminale del bracconiere – ma ne esce menomato per sempre. Achille, un animale selvatico, resta zoppo. Fa fatica a camminare, figuriamoci a correre o a cacciare. Ma non è Achille, il *mio* lupo. Il *mio* lupo è un qualunque lupo di quel branco, uno di quei lupi di cui le cronache non ci riportano il nome, ma che da due anni si prendono cura di Achille, cacciando per lui, aspettandolo pazientemente durante gli spostamenti, e combattendo metro per metro con il compagno sfigato. Perché non si lascia indietro nessuno, mai.

Continue reading “Come un lupo…”

live @ Torino Beach

tra un boccone di sushi e di sashimi

C’è un rito che si ripete, da anni. Tanti.

Io e Dorian Gray ci concediamo una cena al Tobiko. Antipastino e sashimi, innaffiati da abbondante Asai e per finire doraiaki e umeshu. Caffé.

Su quel tavolo – quasi invariabilmente lo stesso – si sarebbero potute fare, periodicamente, le foto di due vite che scorrono. Foto di due alieni che crescono man mano, e poi invecchiano. O meglio: io invecchio… Dorian non cambia di un millimetro.

Tra un boccone di sashimi e l’altro, sottovoce nel silenzio del giapponese, sono passate gli amori, i lavori, la cassa integrazione, la mobilità, le assunzioni, le separazioni, i trasferimenti, i successi, le delusioni, i drammi e gli entusiasmi. Sempre sottovoce, con sornione sarcasmo e alieno distacco.

Mi rendo conto, che, a parte qualche segno (mio) del tempo, e una nota crescente di disincanto, il mondo ci è cambiato attorno, mentre noi siamo cambiati ben poco: alieni su questa terra, irrequieti e scontenti. Io che accumulo svolte a gomito in una vita che corre su terreni sconnessi, e Dorian con il suo scivolare leggero e rettilineo. Gli altri sono cresciuti, cambiati. Si sono sposati, hanno cambiato giro, hanno fatto figli. Continue reading “tra un boccone di sushi e di sashimi”

live @ Torino Beach

La verità è che non sono nevrotica, e neanche iperattiva…

La mia vita è piena, molto. Ho mille interessi, e molte persone a cui tengo. Di conseguenza, spesso e volentieri le miei giornate, e serate sono spesso un susseguirsi mozzafiato di cose, persone, attività. Sei un po’ nevrotica, dice mia madre. Fai troppe cose, ti stanchi troppo, dice mio padre. Sei ipercinetica, nottambula, insonne, aggiungono i miei colleghi…

Nessuno di loro ha esattamente ragione, se non nella parte che implicitamente mi definisce non proprio proprio normale.

Un giorno ti accorgi che tutto è effimero: è effimero il tuo lavoro, l’amore della tua vita, i tuoi sogni sono effimeri, effimeri sono i progetti per il tuo futuro. Persino i luoghi e i monumenti possono sparire da un secondo all’altro (Palmira docet). Anche tu sei effimero, e fragile, nella mente e nel corpo. Tutto è destinato a sparire a ridursi in polvere, e lo fa spaventosamente in fretta.

Ogni istante che ho di questa mia unica vita, voglio semplicemente viverlo. Domani potrebbe non essere una realtà percorribile ed ogni singola cosa rimandata a quel giorno potrebbe rimanere lì, a mezz’asta. Non provata, non vissuta, non finita. Non so se c’è un nome nella letteratura psichiatrica per chi soffre di troppa voglia di vivere, di chi si ammazza di fatica per non perdersi per strada troppa roba. Continue reading “La verità è che non sono nevrotica, e neanche iperattiva…”

mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

Continue reading “polaroid di un altro tempo (6)”