Storie di altri mondi

Nebbia

15 febbraio 2012, h 7.00

Alex si sveglia con poco entusiasmo, come tutte le mattine. Zittisce la sveglia in fretta, e getta una morbida occhiata a Lara, che ancora dorme appollaita sul margine del lato sinitro del letto. Da quasi un anno, da quando cioè Alex ha abbandonato la sua fredda città sull’oceano per condividere il suo tempo con Lara, Alex e Lara condividono il letto e la piccola villetta a schiera, persa nella “Bassa” (la pianura, a tratti sotto il livello del mare che si sdraia tra Bologna e Ferrara).

Si alza stancamente e, mentre di trascina in bagno, Alex butta un occhio al paesaggio oltre la finestra della camera da letto. Niente, solo una spessa coltre bianco latte che nasconde qualunque cosa. Nebbia, maledetta nebbia.

Alex non ama la nebbia, non c’è abituato. Per trentacinque anni ha vissuto con l’oceano sdraiato davanti alla porta di casa. La nebbia densa della Bassa, che imperversa ostinatamente da ottobre a marzo nella Bassa, lo mette a disagio. Questo vivere senza mai trovare l’orizzonte, senza riuscire a discernere il mondo a pochi metri di distanza lo inquieta. La sua fantasia insiste nel fargli intravedere pericoli e mostri che occhieggiano nel bianco. Gli sembra di stare impazzendo, di avere le allucinazioni. Quando succede, Lara, sorridendo gli dice che è solo nebbia e che lui ha troppa fantasia. Continue reading “Nebbia”

live @ Torino Beach

Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…

L’altro giorno mi è capitato in mano un libretto di poesiole miste, che creammo e stampammo all’interno di un progetto di letteratura italiana nell’anno scolastico 1989-1990.

In breve, gli alunni di quella seconda liceo scientifico di allora, e tra loro io, si cimentarono nello scrivere poesie, e se ne fece un libretto che venne distruibuito a noi allievi e agli insegnanti.

Rileggendolo adesso, 26 anni dopo, ne apprezzo la postfazione dalla nostra mitica prof di italiano e letturatura, musa istigatrice o ispiratrice di quest’opera omnia. Ne rileggo divertita e nostalgica le dediche, le frasi scritte a penna, in brutta calligrafia, dai miei compagni di classe di allora, ormai tutti – o quasi – persi nelle nebbie degli anni. Soprattutto, rileggendo ora quelle brevi poesiole, mi rendo conto di essere stata una poetessa veramente infame, banale e goffa. C’era però gente  sapeva usare le parole molto bene. Un quarto di secolo dopo, i pochi versi di alcuni ragazzi e ragazze di 15, 16 anni mi lasciano piacevolmente emozionata e impressionata. Evidentemente c’è chi nasce poeta. Continue reading “Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…”