tra la via emilia e il west

Per ricordarmi chi sei

Se mai morirai da sola, 
succederà per come sei in grado 
di non pensare MAI 
a nessuno che non sia tu.

Mi ricordo bene.

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tra la via emilia e il west

Polaroid di un altro tempo (4)

A me non manca il coraggio di incontrarti per strada a testa alta, perché io ho la coscienza pulita. Non mi addolora vederti, non ho sensi di colpa, non ho problemi. La mia condotta non è mai stata meno che onesta, retta, chiara. E non serbo rancore.

Tu hai problemi invece, e mi eviti, perché sai cosa penso di te, non lo accetti e ne rimani offeso, poiché quello che penso è vero: Sei una persona ignobile, arrogante e prevaricatrice. Falsa, bugiarda, egoista e approfittatrice. In breve: indegna.

Non credo nella giustizia divina, ma credo profondamente che quello distribuiamo attorno prima o poi ci torni in tasca. Ma quando succederà io sarò altrove.

[roba che era rimasta nella cache diriportando tutto a casa… ]

live @ Torino Beach

Quaranta anni

Nonostante le aspettative ho compiuto quarant’anni.

Ho passato gran parte della mia parte di giovane adulto a dire che vivere oltre i quarant’anni non sarebbe valso la pena, che a quarant’anni la vita si fa noiosa, che è tutto stabilito definito e puoi solo più sopravvivere. Avvicinandomi alla soglia ho temuto che se fosse esistita una qualche divinità mi avrebbe fulminato allo scoccare, per giusto castigo divino.

I vostri dei sono assenti, o troppo occupati. Sono ancora qui che giro, intonsa, perfetta.

Però, devo ammettere di dovermi ricredere: vita stabilita un corno! Da queste parti c’è più tempesta di quando avevo vent’anni. Sono un’adolescente tardiva. Ci sono arrivata con venticinque anni di ritardo. Devo dire però, che guardandomi intorno mi trovo in buona compagnia.

E a chi mi ricorda, con parole cortesi che da grande creperò sola e abbandonata in un ospizio, rispondo con morirò al tavolo da gioco d’un ludospizio, nelle mani i miei meeples blue e attorno al tavolo quelle carogne dei miei ludici amici, ancora più rincoglioniti di adesso.

Però per cortesia smettete di ricordarmi che è stato il mio compleanno, non l’ho presa benissimo.

live @ Torino Beach

D’amore e di possesso

L’amore ti cammina vicino, affianco. L’amore ti vuole come sei e dove sei, l’amore non strattona, non cerca di cambiare i tuoi piani, non ti trascina lontano dai luoghi, dalle persone e dalle cose che ami. L’amore parla sottovoce, non è geloso, non ti ferisce. L’amore sa ritirarsi in silenzio, se deve, e aspettare nel caso.

Il senso del possesso vuole camminare tenendoti al guinzaglio, ti vuole a modo suo, mai più lontano di un metro. Strattona, sbalza i tuoi progetti e ti allontana dai luoghi e dalle cose e sopratutto dalle persone che ami, dividi et impera. Il senso del possesso grida, fa casino, ti ingabbia, ti punisce, ti taglia ed esplode in un cascata di proiettili tutte le volte che ti allontani.

Scambiare il possesso con l’amore è un errore madornale, soprattutto per chi ne è l’oggetto, perché finisce sempre macellato.

E se ancora non riesco, non sempre, a non voler avere il possesso di qualcuno, almeno – anche se un po’ a denti stretti – gli lascio vivere la sua vita, vicina o lontana che sia, guardando in silenzio. So che chiedere, imporsi è strattonare è crudele, e ingiusto. E detesto quando viene fatto a me. Ho – e a mie spese – imparato  bene a distinguere bene tra amore e possesso quando ne sono l’oggetto e ad allontanarmi da chi pretende di controllare la mia vita, moroso, ex, amico o amica che sia. Basta sabotaggi.

Bye Bye.

il mondo attorno

Palio? No grazie.

Prove del palio di Siena anno 2015. Déjà vu.

I cavalli corrono allo stretto, con curve a gomito, sul tufo. Attorno a loro il carrozzone infinito dei palio: giudici, contradaioli, turisti. Tutti ammassati in piazza, tutti esaltati. Casino e adrenalina alle stelle. Al centro dell’attenzione e delle aspettative di tutti i cavalli, nervosissimi, eccitatissimi, sudati.

I cavalli partono, si spintonano e si fronteggiano sotto la guida esperta e severa del fantino. Una inciampa sul cavallo che la precede, cade, si frattura l’anteriore destro. Inutile la corsa in clinica, i veterinari possono solo constatare il danno non riparabile alla gamba e abbattere pietosamente l’animale.

Non è una novità, è una routine che chi è nel mondo dei cavalli conosce bene. Ai pali i cavalli che corrono non sono adatti, troppo esili, troppo nevrili, troppo veloci. I pali erano fatti per essere corsi con i cavalloni da guerra, da tiro leggero, a volte muli. I purosangue e i mezzosangue sono troppo potenti per quei circuiti sacrificati. E’ come fare correre una Ferrari sul circuito degli autoscontri. I cavalli cascano, si inciampano gli uni negli altri, tirano dritte le curve, e si spaccano. In tutta ‘pulizia’ l’animale viene caricato su un van, tra gli sguardi indifferenti della gente, e abbattuto altrove, lontano dagli occhi e dal cuore della festa.

In media al palio di Siena viene abbattuto un cavallo ogni 2 anni. E poi ci sono il palio di Ferrara, di Asti, quelli sardi, quelli siciliani e chi più ne ha più ne metta. I problemi (e spesso anche i cavalli che corrono) sono gli stessi.

Finché ai pali non correranno di nuovo animali ‘adatti’ al tipo di corsa che viene fatta, io mi rifiuto di parteciparvi. Non cambierà il sistema e certo mi sarò persa uno degli spettacoli più affascinanti della tradizione italiana, ma proprio perché amo profondamente i cavalli non posso sopportare l’idea di alimentare questo mattatoio.

(ne ho scritto altre volte… qui, qui e qui – e in quest’ultimo articolo, il copione è stato esattamente lo stesso di ieri, forse bisognerebbe che a Siena si ponessero delle domande.)

FONTE: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/06/29/palio-sienainfortunio-cavalloabbattuto_27d82300-e025-463c-82d3-1b4e9580194e.html

live @ Torino Beach

Stupido il cane, più stupida la padrona

Io amo gli animali, li amo molto, spesso molto più degli umani. Di solito gli animali ricambiano incondizionatamente la mia simpatia, quasi sempre direi, salvo qualche rara eccezione.

Scendo dalla macchina, di corsa. Ho il telefono in mano, sto cercando le chiavi di casa dei miei nella tasca, ho il fiato corto e la bestemmia facile. Attraverso la strada buttando l’occhio e mi dirigo a passo veloce sul marciapiede opposto. Intravedo enne persone tra le quali una signora cinqunt’enne con due meticci al guinzaglio, camminano. Non registro neanche l’informazione, i cani non rappresentano per me di certo un problema.

Metto il piede sul marciapiede più o meno all’altezza della signora e suoi cani, e, con mio grande stupore, il più grosso dei due meticci mi si para davanti, decisamente minaccioso, a denti scoperti ringhiando. Non mi succede mai. D’istinto, mi immobilizzo, e stacco gli occhi dal cellulare, e rivolgo al cane due parole in tono calmo e rassicurante, pensando che non mi avesse visto e di averlo inavvertitamente spaventato.

Interviene la padrona, a un metro di distanza urlandomi dietro ” No signora! Il cane abbaia, ringhia e morte, se ne vada io non voglio responsabilità!”.

Fermate il mondo…

  • io mi stavo facendo i fatti miei, e proprio non ho fatto nulla
  • quando il cane mi ha minacciato ho reagito nel modo più sereno e sensato

invece la padrona

  • gira con un cane di mezza taglia che morde e minaccia a guinzaglio lungo
  • lo stesso cane è senza museruola
  • non ha nessuna idea di come gestire il suo animale
  • e mi urla dietro

Non ho mosso un passo, ho fatto portar via a lei, il suo cavolo di cane, non era contenta. Le ho spiegato anche che se non era in grado di gestire il suo cane avrebbe dovuto mettergli la museruola o cederlo a qualcuno in grado di gestirlo, perché quella bestia, in mano sua, poteva essere pericolosa. Ho ovviamente preso degli insulti.

Bene. c’ero io, per fortuna, e non un bambino. Il bambino si sarebbe messo a piangere o a urlare e si sarebbe girato per scappare e probabilmente il cane gli sarebbe corso dietro, magari addentandolo. Allora si che sarebbero stati cazzi per la signora.

La prossima volta che quel cane mi si para davanti così, vedo due rosei scenari: cane e padrona si prendono un bel calcio nel culo, oppure chiamo i vigili.

A certa gente non si dovrebbero dare animali…

tra la via emilia e il west

Abbiamo chiuso, stavolta davvero.

Mi scrive oggi il mio collega dalla filiale di Bologna – un santo, è riuscito a risolvere tutto senza farmi scendere in ufficio da lui, a 350 km da qui – che i documenti sono arrivati sani e salvi, e che ha potuto procedere alla revoca della fidejussione – che avevo richiesto a garanzia del contratto di affitto della casa di Bologna – e annesse chiusure del fido e del credito di firma.

Da quando ho deciso che sarei tornata a casa a quando effettivamente ho chiuso tutti gli strascichi di questa brutta avventura sono passati 356 giorni, 20 ore e 30 minuti, circa. Il mio lettore potrà pensare che avrei potuto semplicemente arrotondare e dire che più o meno era passato un anno, e che il conto – probabilmente fittizio – era stato esposto per far scena. Purtroppo no, il conto è reale e  quei 526.800 minuti si sono tutti fatti contare, uno a uno. Un infinito rosario di bestemmie.

Ho chiuso i miei sospesi con Bologna. Adesso posso anche far pace con il capoluogo Emiliano. Restano nella città rossa alcune delle persone e dei luoghi a cui sono più affezionata.

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo (Oriana Fallaci – Un cappello pieno di ciliegie)