tra la via emilia e il west

Gli amici, a volte, si ereditano

Ho una nuova amica, credo. L’ho eredita da uno dei miei angeli custodi bolognesi, quando lei – per lavoro – si è traferita a Torina, e l’amico, candidamente, mi ha chiesto di prendermene cura.

Ci andiamo a genio, è sveglia, allegra, solare. Mi ricorda maledettamente me, quando da Torino mi sono trasferii a Bologna, sei anni fa. Trovo analogie nel viaggio, nella voglia di fare, in quell’iperattività da adrenalina del cambiamento, nella voglia di essere liberi, indipendenti, autonomi. Lei è solare, però, mentre io, solare, non lo sono mai stata.

E’ divertente, mi è simpatica, cerco di aiutarla ad ambientarsi, anche se ho la netta sensazione che non si lacerà aiutare più di tanto (e questo le fa onore). Credo che sia un po’ stupita della mia disponibilità, ma in fondo, io so bene quale è la strada che sta percorrendo, quali sono le difficoltà, le differenze, i cambiamenti. So anche che, al di là dell’entusiasmo, non è una strada facile. Quindi, se posso. le do una mano, semplicemnte perché avrei veramente voluto che, quando mi trasferii io, qualcuno – anziché farmi terra bruciata attorno, avesse aiutato me. Continue reading “Gli amici, a volte, si ereditano”

tra la via emilia e il west

Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.

Ricordi il nostro primo giorno della memoria?

Ti ho convinto a guardare Schindler’s List, nonostante i pregiudizi e le paura che ti avevano imposto. Eravamo seduti sul letto davanti alla tele, dietro la finestra la nebbia rendeva la sera irreale. Avevi paura, paura di provare tristezza, paura di avere paura, paura di confrontarti con la storia e con i tuoi sentimenti. Paure di un bimbo protetto fino quasi all’annientamento.

Hai guardato il film in silenzio, attento, con quei tuoi grandi occhi scuri. Ogni tanto hai tirato sul col naso. Poi il film è finito, e mi hai detto che ti era piaciuto, che eri stato sciocco ad averne avuto paura. Mi hai chiesto se davvero l’olocausto era accaduto, e se era davvero accaduto in quei termini. Ho cercato di spiegarti che certi lati della nostra storia sono molto oscuri e che vanno affrontati e guardati bene nel profondo del loro abisso, perché ognuno di noi che lo fa, si ergerà a guardiano affinché certi orrori non si ripetano. Ho cercato di spiegarti che anche nei periodi più oscuri si può scegliere di non essere complici, cercare di fare la differenza. Ti ho raccontato delle tante persone qualunque che hanno aiutato altri a nascondersi, a scappare, che hanno dato un’informazione sbagliata, che hanno passato un bimbo altrui per loro. Continue reading “Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.”

mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

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live @ Torino Beach

Potresti essere tu, o potrebbe essere qualcuna a cui tieni…

 

Una donna, da solo sull’autobus. Un’ombra tra tante, nascosta, quasi trasparente tra la folla. Quasi invisibile.

A guardarla bene, a guardarla da vicino, si nota un’odore di infelicità sottesa: le spalle un po’ curve, gli occhi a guardare verso il pavimento, dietro gli occhiali scuri. Occhi sfuggenti, in perenne movimento, occhi di chi si vergogna. Occhi rossi, lucidi, nascosti dietro alle lenti scure di larghi occhiali da sole alla mode, occhi di chi ha le lacrime in tasca, di chi piange spesso.

Potresti indovinare i lividi, fisici o morali di quella donna solo passandole affianco. Lo indovineresti dall’odore, dal modo di muoversi, dalla velocità con cui si sposta per lasciarti passare, mentre scendi dall’autobus e prosegui per la tua strada dimenticandone un’istante dopo.

Eppure, eppure, quella donna, oggetto di violenza fisica o psicologica, potresti essere tu, potrebbe essere la tua amica del cuore, la tua compagna, tua sorella o tua madre… perché purtroppo gli uomini violenti sono molti di più di quello che si crede, se ne annidano tanti, protetti dal silenzio della vergogna, in tutte le famiglie, in tutti gli strati sociali. Potrebbe essere un violento il tuo prossimo amore, o il prossimo amore della tua attuale compagna, di tua sorella.

Esistono gruppi di aiuto e di auto-aiuto per gli uomini violenti, usateli ragazzi…

Esistono gruppi di aiuto per le donne oggetto di violenza, ragazze andateci. Non siete voi che vi dovete vergognare, è lui che dovrebbe vergognarsi. Ed esiste la legge, che dovrebbe difendervi.

Ma soprattutto, non facciamo tutti finta di niente… questa storia deve finire. Dobbiamo farla finire.

gli uomini contro la violenza sulle donne: NoiNo

le donne contro la violenza sulle donne: D.I.R.E.

centri di aiuto per gli uomini maltrattanti

centri di aiuto per donne oggetto di violenza

stop

 

 

il mondo attorno

C’era una volta Palmira, presto non ci sarà più.

Chi l’ha vista, continui a parlarne. Chi come me non l’ha vista, non si dimentichi che Palmira è esistita, ed era bellissima. Palmira sta venendo poco a poco ridotta in ciottoli.

Palmira

Con tutte le guerre inutili e discutibili che l’occidente ha intrapreso per difendere e alimentare i suoi interessi economici, forse qualche sforzo in più per evitare la distruzione dei patrimoni culturali come questo, si poteva fare. Ma quattro pietre vecchie di millenni rendono poco, troppo poco per smuovere i carri armati. L’occidente non si muoverà per quattro rovine (come non ha fatto per Ninive), né per l’istituzione della sharia, né per gli orrori perpetuati sulle persone. L’occidente – e gli USA in primis hanno semplicemente altri progetti.

Palmira, come Ninive, viene polverizzata, e a noi restano solo effimere foto.

 

il mondo attorno

Palio? No grazie.

Prove del palio di Siena anno 2015. Déjà vu.

I cavalli corrono allo stretto, con curve a gomito, sul tufo. Attorno a loro il carrozzone infinito dei palio: giudici, contradaioli, turisti. Tutti ammassati in piazza, tutti esaltati. Casino e adrenalina alle stelle. Al centro dell’attenzione e delle aspettative di tutti i cavalli, nervosissimi, eccitatissimi, sudati.

I cavalli partono, si spintonano e si fronteggiano sotto la guida esperta e severa del fantino. Una inciampa sul cavallo che la precede, cade, si frattura l’anteriore destro. Inutile la corsa in clinica, i veterinari possono solo constatare il danno non riparabile alla gamba e abbattere pietosamente l’animale.

Non è una novità, è una routine che chi è nel mondo dei cavalli conosce bene. Ai pali i cavalli che corrono non sono adatti, troppo esili, troppo nevrili, troppo veloci. I pali erano fatti per essere corsi con i cavalloni da guerra, da tiro leggero, a volte muli. I purosangue e i mezzosangue sono troppo potenti per quei circuiti sacrificati. E’ come fare correre una Ferrari sul circuito degli autoscontri. I cavalli cascano, si inciampano gli uni negli altri, tirano dritte le curve, e si spaccano. In tutta ‘pulizia’ l’animale viene caricato su un van, tra gli sguardi indifferenti della gente, e abbattuto altrove, lontano dagli occhi e dal cuore della festa.

In media al palio di Siena viene abbattuto un cavallo ogni 2 anni. E poi ci sono il palio di Ferrara, di Asti, quelli sardi, quelli siciliani e chi più ne ha più ne metta. I problemi (e spesso anche i cavalli che corrono) sono gli stessi.

Finché ai pali non correranno di nuovo animali ‘adatti’ al tipo di corsa che viene fatta, io mi rifiuto di parteciparvi. Non cambierà il sistema e certo mi sarò persa uno degli spettacoli più affascinanti della tradizione italiana, ma proprio perché amo profondamente i cavalli non posso sopportare l’idea di alimentare questo mattatoio.

(ne ho scritto altre volte… qui, qui e qui – e in quest’ultimo articolo, il copione è stato esattamente lo stesso di ieri, forse bisognerebbe che a Siena si ponessero delle domande.)

FONTE: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/06/29/palio-sienainfortunio-cavalloabbattuto_27d82300-e025-463c-82d3-1b4e9580194e.html

live @ Torino Beach

Aiutati che Dio ha da fare

Questa maglietta ti si addirebbe un mucchio” han detto. Ed in effetti quella maglia avrebbe potuto essere il parto della mia filosofia spicciola.

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Tutto questo mi rimanda alle dissertazioni birro-filosofiche di qualche sera fa, da cui sono emerse le seguenti perle di saggezza:

  • noi puoi salvare nessuno che non voglia farsi salvare
  • nessuno può aiutarti se tu non sei il primo disposto a combattere
  • si decide di salvarsi da soli, a quattr’occhi con sé stessi.
  • Non sarà certo un Dio ad aiutarti, ma se un aiuto arriverà, l’aiuto arriverà dalle persone, spesso non da quelle da cui te lo aspetteresti.
  • Intanto rimboccati le mani, prenditi per la collottola e datti da fare per cacciarti fuori dalla trappola per tigri in cui ti sei infilato. Subito.

quando sposti appena il piede,
lì il tuo tempo crescerà
Sopra il giorno di dolore
che uno ha

(Ligabue – Il giorno di dolore che uno ha!)

Ci sono persone che avrei voluto salvare. Persone per cui ho speso tanto tempo e parecchie parole. Ci ho messo del tempo per riuscire a capire che non sarebbe comunque mai dipesa da me la loro salvezza o il loro smarrimento. Non è facile prendere coscienza del fatto che esistano situazioni davanti alle quali siamo impotenti, condannati a guardare, inermi, le persone a cui vogliamo bene perdersi. Non spendo più tempo con chi non si vuole salvare, non do più sangue ai vampiri di energia.

Quanto a me, ho imparato che – nei guai o fuori dai guai – l’unica persona su cui posso fare sempre e sicuramente affidamento sono io. Gli altri non sono tenuti ad essere su questa terra per me, quando io ne ho bisogno. Ciononostante sono stata spesso tanto fortunata da trovare, nei momenti peggiori, un qualche compagno di strada che mi tenesse d’occhio mentre ostinatamente mi rimettevo in marcia scuotendomi per togliermi la terra di dosso e dai tagli. Sembra che sia anche per questo che esistono gli amici, e sembra che sia sui sentieri polverosi e in salita che si creano le nuove amicizie (o davanti ad una birra).

Devono essere tempi di merda, nell’ultimo anno mi sono fatta tanti – buoni – amici. (Grazie)

il mondo attorno

il giorno della memoria

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges (I gusti)

Questa è la mia poesia per il giorno della memoria. Non sempre e non solo serve ricordare gli orrori che sono stati (e che vengono tutt’ora) commessi in nome di una qualche ideologia, religione o ragion politica. A volte serve anche ricordare cosa ci rende diversi da chi considera accettabili certi avvenimenti, cosa ci rende ‘giusti’, capaci di distinguere la normalità dall’orrore.