mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

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live @ Torino Beach

in Fa# minore

A casa mia ci sono tra i 24°C e i 26°C, d’inverno. Meraviglia del riscaldamento centralizzato. A casa mia, d’inverno, si fa nudismo domestico, e i gatti hanno il pelo più corto che in estate. A casa mia. d’inverno, il piumone è un oggetto decorativo che serve a dar volume ai bei copripiumoni colorati marca IKEA che appestano le case di ogni bohemien (ovvero squattrinato quarantenne). Il piumone lo usi per coprirti si e no un piede, la notte, altrimenti rischi di morire di disidratazione, come se ti addormentassi in sauna. Casa mia d’inverno ha preso il nome di Torino Beach, abbiamo anche gli ombrelloni e la sabbia, di bentonite.

Eppure, l’altra mattina all’alba, mi sono svegliata con un brivido glaciale, battendo forte i denti per un attimo. In una casa caldissima, per un attimo mi si sono rizzati i capelli piccoli sulla nuca, incapace di smettere di tremare. Un freddo devastante, innaturale, proveniente dal profondo dell’anima (se ne ho una), o giù di lì, quasi come se la nera signora mi fosse passata vicino e mi avesse accarezzato i capelli. Continue reading “in Fa# minore”

live @ Torino Beach

vite sfiorate

Viaggio spesso e viaggio molto.  Mi incanto a guardare scorre dietro al finestrino, la notte, le luci accese delle case. O a sbirciare di sottecchi i miei compagni di viaggio. Mi perdo a immaginare le loro vite, le infinite possibilità.

Tutte le volte mi chiedo se in quelle vite appena intraviste, sfiorate, avrei potuto incontrare qualcuno, qualcuno che avrebbe in qualche riscritto un pezzo della strada che sto facendo.

Quante persone sfioriamo, incrociamo, e a quante camminiamo paralleli frequentando la stessa azienda, gli stessi uffici, gli stessi locali, gli stessi autobus, a volte per anni, senza accorgerci che esistono? e quante di queste farebbero la differenza?

Mille e mille giorni in cui sarebbe bastato per una volta voltarsi e vedere.

live @ Torino Beach

primo comandamento: non disturbare

Siamo sabaudi, si sa. Ci hanno abituati a vivere nella vita degli altri in punta dei piedi, stando attenti a non disturbare, a non alzare troppo la voce, a non fare pressione, a non cercare attenzioni.

Così ti trovi a pensare ad una persona, a pensare che avresti piacere di sentirla, di salutarla, di vederla ed è più forte di te, non componi quel cavolo di numero sulla tastiera. Ho un po’ di persone su questa terra che negli ultimi giorni avrei veramente voluto sentire: amiche di passi, compagni di giochi, senpai di kendo. Puntualmente però quando vorrei sentirli mi fermo pensando che magari stanno lavorando, sono impegnati, stanno felicemente vedendo una persona speciale. Fermo le dita e non chiamo. Non disturbo.

Poi è arrivato whatsapp, il paradiso dei timidi. Certo whatsapp è più discreto, se puoi rispondermi bene, se no mi risponderai con comodo, quando hai tempo. Ma… ma anche whatsapp è invadente, fa quel piccolo bip, ti segnala il messaggio arrivato, anche whatsapp potrebbe fare pressione, disturbare, creare imbarazzo (mi viene in mente per esempio una cara amica che ha un marito molto geloso)… e quindi faccio fatica anche a mandare un messaggio.

Ho un bel da dirmi che – a meno di non comportarsi da stalker – mediamente un/a amico/a è ben felice di avere tue notizie, di sapere che è nei tuoi pensieri; è più forte di me, ho paura di disturbare, ho paura di forzare attenzioni. Spesso anche i messaggi mi rimangono sulla punta delle dita.

Così stamane un messaggio, forse atteso, mi è rimasto incastrato sul touch screen. Qualcosa mi dice che anche gli altri rimarranno spiaggiati lì, sulla superficie lucida del telefono.

Sono patologica. Non c’è nulla da fare.

live @ Torino Beach

Vecchie conoscenze

Poi incontri un vecchio collega in coda per donare il sangue. E’ un collega di un paio di vite fa, uno di quelli con cui hai passato giornate lunghe, giornate pesanti.

tutto bene?” mi chiede

si tutto benissimo

cosa ci fai da queste parti?

sto di nuovo qui, ora

allora ho già capito come è andata

beh, non può andare sempre tutto bene” rispondo “comunque ora va bene

E mi abbraccia forte. Rimango lì un po’ inebetita e, per l’ennesima volta, con la sensazione di essere tornata a casa, con la certezza che gli amici, se sono davvero tali, rimangono tali, al di là dei chilometri, dei casini, del tempo che non ci si è incontrati.

 

live @ Torino Beach

Torino by night

Ieri per la prima volta da quando sono tornata a Torino mi sono presa il tempo per girovagare di sera per il mio quartiere. La scusa ufficiale, quella che adotto con me stessa, era un giochino nuovo sul cellulare (Ingress (1)), forse appena più furbo della media dei giochini stupidi, ma comunque un giochino da bimbo minchia.

Comunque quale che fosse la scusa, ieri sera stavo trotterellando allegramente per il quartiere. Trotterella di qui, trotterella di lì, di cose (brutte) se ne vedono. Non sono più abituata. Sono rimasta un attimo sconcertata. Quattro anni di esilio nella grazia e nel tedio a morte della provincia Emiliana si fanno sentire. Infatti, benché io abbia vissuto gli ultimi tre anni in uno dei quartieri più difficili (e additati a spauracchio) di Bologna, devo dire che – dal punto di vista brutterie varie – ho fatto tre anni di vacanza. Il peggio che vedi in Bolognina di notte, è più o meno l’equivalente di quello che vedi a Torino alle due del pomeriggio in pieno centro nel parco giostre dei bimbi. La differenza sostanziale però è che qui nessuno si fa spaventare e la gente, quella normale, continua ad andarsene in giro allegra, tenendosi ben stretto il suo territorio.

Quindi ho (ri)scoperto che:

  • in stazione ci sono più traffici illeciti che in Afghanistan
  • sotto il mio portone c’è il drive-in dello stupefacente stupore. Mi chiedo se sia prevista anche la consegna a domicilio.
  • i ragazzotti ventenni trovano cosa intelligente pisciare pisciare sulle portiere delle macchine (peccato però che questa volta siano stati beccati in flagrante un paio di persone che gli hanno dato una staffilata memorabile). Se becco qualcuno a pisciare sulla portiera della mia coccinella adorata, beh, la prossima volta dovrà pisciare da accucciato come la bimbe.

La cosa più ilare, però, è stata incontrare in piena notte, ad un crocevia ignorato dal mondo, una delle mie nuove conoscenze. Imbattersi per caso in qualcuno, a Torino, è estremamente raro. Lo è ancor di più se hai preso a suo tempo il vizio (disturbante per gli altri) di non fare mai due volte la stessa strada, proprio per portare vicino alla zero la possibilità di essere intercettato. Insomma, al semaforo, con il naso ben piantato nel mio giochino strabiliante mi sento salutare alle spalle. Mi giro tra lo stupito e il contrariato e mi trovo davanti questa giovane donna, amica di amici. “Birra?” e birra sia.

E io che, tra le altre cose, ho lasciato Bologna anche perché non sopportavo di imbattermi regolarmente fortuitamente e in gente conosciuta…

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(1) Ingress è un giochino per smartphone che ha indubbiamente dei vantaggi:

  • non ti tiene seduto su un divano, ma ti obbliga a alzare il culo e a metterti a camminare per la città
  • è in qualche modo ‘social’, interattivo
  • presenta qualche vaga caratteristica di innovazione
  • ha un discreto design

e qualche svantaggio

  • ti annienta le batterie del telefono
  • traccia i tuoi movimenti (hmmmm)

Comunque lo trovo notevole, ho mille inviti, se vi interessa fatevi sentire (lo so arrivo tardi)

live @ Torino Beach

finché non lo dici non é reale

Nulla esiste, nulla è reale finché non prendi il coraggio di dirlo ad alta voce.

Quando ti fermi, metti in ordine le parole, le accetti e ci metti il fiato per dar loro una dignità di realtà allora si, quella sensazione, quel sentimento, quell’idea immediatamente si materializza nella realtà ed esce da mondo onirico della tua testa. Da quel momento non puoi più ritirarla indietro, da quel momento esiste, vive di vita propria e interagisce con gli altri autonomamente, ma tu ne resti l’unico responsabile.

Per questo a volte vale la pena di fermarsi e parlare. A volte è necessario dare voce a quello che è ovvio, a quello che è palese, per dargli una vita autonoma. Altre volte invece è decisamente opportuno tenere la bocca chiusa e relegare certi oggetti nei nostri mondi onirici.

Scrivere, scrivere, invece, è una ipocrita via di mezzo.  A nessuno, infatti, è mai chiaro quale sia il confine tra la licenza letteraria e le tue vere intenzioni. Sono ipocrita, mi nascondo tra le sfumature di questo grigio (e no, non le 50 sfumature di grigio del libro famoso…)

mondo animale

Io e il lupo

foto di Martino Pizzol - https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/
foto di Martino Pizzol – https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/

Quando sono nata, il lupo italiano (canis lupus italicus) era ridotto ai minimi storici, il censimento di Boitani / Zimen riporta 100-110 esemplari nel 1976

Da ragazzina ero (già) strana. Alle medie, quando tutte le mie coetanee sognavano di vedere Simon Le Bon – o chi per esso – e giravano per i concerti, io giravo per i boschi sognando di vedere il lupo. Sognavo, sognavo solo, al tempo la popolazione lupesca in Italia si era ridotta a circa 250 esemplari (stima per il 1986 del gruppo lupo Italia).

Qualche anno dopo il mio primo (o quasi) fidanzatino rispondeva al fatidico “chi è?” al mio citofono con uno scanzonato “il lupo”. Correva l’anno 1991, io continuavo a scorrazzare nei boschi sognando. l’anno precedente il gruppo lupo Italia stimava 400 esemplari sul nostro suolo.

Attorno all’anno 2000 la mia presenza nei boschi e sulle alpi ha avuto un incremento notevole, grazie alla speleologia. Ho percorso a piedi centinaia di km essenzialmente  sulle alpi marittime. Erano gli anni in cui, timidamente il lupo aveva cominciato a lasciare gli appennini, per avventurarsi sulle alpi. In val Tanaro e Pesio, grazie anche agli sforzi dell’ente parco, il lupo era una presenza tangibile e talvolta visibile, e io l’ho visto sul Marguareis una tarda estate: un fantasma silenzio e sfuggente, timido e schivo. Non aveva niente a che vedere con l’essere crudele e spietato dei racconti dei nostri vecchi o delle favole, sembrava piuttosto uno spirito antico della montagna, pacifico e solo.  (erano gli anni dei primi avvistamenti stabili del lupo in Piemonte – il branco di Val Pesio e branco del Gran Bosco  sono documentati dal 1996 – , dei primi progetti piemontesi di studio, e il lupi in Italia, secondo la stima del gruppo lupo Italia erano 600).

Da allora ho continuato a camminare, guardando le orme e le ombre, ma lupi, liberi non ne ho più visti. Ho fatto però da spettatore della seconda fila esultando alla formazione di ogni nuovo branco nelle mie valli (branco di Bardonecchia: 2000; Branco della Val Chisone: 2000; Branco dell’Orsiera: 2006; branco della Val Germanasca: 2006) e sperando per ogni lupo ferito che stato avvistato, catturato e curato – o almeno ci si è provato.

Ad oggi il numero di lupi stimato in Italia è di 1500 (Luci e ombre sulla biodiversità italianaLupi, orsi, aironi. A volte ritornano),  e il lupo in provincia di Torino è diventato una realtà, uno sfuggente vicino di casa in cui si può incappare con un po’ di fortuna (vedi la vecchia lupa che lo scorso weekend ha fatto un salto in paese a Pragelato). 

Per quanto possano sembrare strani, a volte i sogni dei bambini si avverano. Il lupo sotto casa era uno dei miei.

Alle lupe di Pragelato, che hanno avverato il mio sogno. 

La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 - foto di Stefano Martin
La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 – foto di Stefano Martin

 

Hope, la lupa ferita  catturata e curata a Pragelato nel 2013
Hope, la lupa ferita catturata e curata a Pragelato nel 2013

 

fonti: