live @ Torino Beach

Sarebbe meglio essere inaffidabili…

C’è una legge infallibile nel genere umano:

  • se tu sei un inaffidabile, uno che non fa il suo dovere, uno su cui non si può contare, nessuno ti biasimerà per la tua condotta ‘volatile’. Al contrario, l’unica volta che ti dimostrerai affidabile invece, verrai lodato e osannato
  • sei tu sei invece, affidabile, ligio, degno di fiducia, allora nessuno ti riconoscerà una lode per essere quello che si da da fare, che sempre è dove deve essere, al suo posto. Se per una strana concatenazione di eventi capita che tu per una volta disattenda le aspettative allora, apriti cielo. Grande biasimo su di te e pubblica umiliazione.

Ne consegue l’unica logica deduzione: è meglio essere inaffidabili, stronzi, sbattersene. Alla peggio nessuno ti dirà nulla oppure, al minimo sforzo, verrai premiato. Mi guardo allo specchio e mi chiedo perché, per Giuda, io sia sempre dalla parte dei ligi.  Continue reading “Sarebbe meglio essere inaffidabili…”

kendo & jappy

800 km di kirikaeshi… (alias stage di Ravenna 2015)

Abitare a Torino, può essere scomodo. Specie se decidi di andare ad uno stage di kendo a Ravenna.

Tragica alba di sonno sulla Torino Piacenza.
Tragica alba di sonno sulla Torino Piacenza.

Ti stropicci gli occhi prima dell’alba, prendi il tuo esoscheletro (sisi, si chiama bogu, o armatura… a me sembra sempre di più l’esoscheletro lucido di un qualche insettone…), gli shinai, un cambio e ti schianti in autostrada, per ore. Guida e ri-guida riesci a raggiungere – nonostante l’immancabile ingorgo a Bologna – la ridente cittadina di Ravenna e, udite udite!, anche a trovare la palestra.

raving
tipico sguardo da ‘raving rabbids’ del kendoka europeo durante il rosario di kirikaeshi alla coreana

Sei però ovviamente in ritardo (nota per la prossima vita: partire il venerdì sera può essere più sano…), ti cambi di corsa, vieni catapultato dentro il bogu e ti trovi, da sdraiato in macchina ad ascoltare i pink floyd, in piedi sudato e buffante a far kirikaeshi. Tempo di transizione di stato: 2 minuti netti. Stato fisico-emotivo: shock, profondo shock. Alla fine del secondo giro di kirikaeshi sei sveglio, sveglissimo, anzi iperattivo e con l’occhietto destro che trema in pieno stile ‘
raving rabbids’.

Si perché lo stile coreano, applicato a degli europei – per lo più non di primo pelo – ha l’effetto raving rabbids assicurato. Il maestro Kim, infatti, ha improntato il lavoro sulla velocità, la precisione e la scioltezza dei movimenti, imponendo ritmi di lavoro decisamente sostenuti. Così, per scaldare l’ambiente si parte con un fantasioso rosario di varianti di kirikaeshi e vasche eterne. La giornata poi si dipana con esercizi di hiki-waza sempre più complessi, e comunque a ritmi sostenutissimi, in un crescendo di velocità e fatica che si è trasformato via via in un jigeiko abbastanza frenetico. Ho temuto più volte di cadere a terra morta, di fatica, e ho il serio dubbio che il sempai che praticava con me, abbia avuto la stessa paura. La giornata è finita con il jigeiko di rito finale, a cui avrei voluto arrivare un po’ più lucida, ma comunque felice di essere riuscita a stare grossomodo al passo di tutta la giornata (e vi assicuro che, da kyusha, è stato tutto fuorché banale) e di essere persino riuscita a capire buona parte di quello che succedeva e magari aver anche imparato qualcosa.

ravenna_geiko
jigeiko libero di sabato

La serata si è chiusa in relax, in spiaggia. Tra carne (e verdure) alla griglia, birra e chiacchiere con i vecchi (i ragazzi del Musokan nel mio caso, che mi hanno drogata di kendo un anno esatto fa) e i nuovi amici del kendo. Qualcuno è stato anche così eroico da concedersi un bagno, nonostante l’arietta non proprio calda, il mare nero come il velluto e la stanchezza. Bravi! Braviiiii! La prossima volta lo faccio anche io. Mi porto il salvagente con la paperella.

Mi sono però portata materassino e saccapelo, utilissimo la notte sul pavimento della parrocchia che ci ha gentilmente ospitati…

ravenna_general
pronti a ri-partire

Il giorno dopo, per grazie ricevuta, lo stage è proseguito separando i kyusha dal resto del mondo, e affidando i primi alle mani esperte di Livio Lancini. Non sono mai stata così felice in vita mia di essere una schiappa del kendo. Abbiamo passato la giornata ripassando i fondamentali e facendo un interessantissimo lavoro mirato a stimolare la naturalezza e la scioltezza del movimento sia delle braccia che delle gambe dando una grande importanza al fluire in avanti dell’andatura. I ritmi sono stati un po’ più tranquilli del giorno precedente, ma il lavoro è stato sicuramente più alla portata – e probabilmente più proficuo – di noi ‘piccoli’. Al jigeiko di fine giornata, domenica, ero ancora in grado di ragionare, ed è, di fatto, andata meglio.

Foto di rito, foto cazzare con gli amici (i soliti di cui sopra), doccia e via, in autostrada verso Torino. Un’Odissea tormentata da pioggia, incidenti, code e draghi. Siamo rientrati a mezzanotte, circa, provati, parecchio provati, qua e là lividi, e felici (forse).

ravenna_friends
i ragazzi del Musokan!! E’ colpa loro se faccio kendo.
ravenna_all
tutti assieme appassionata (e stremata) mente.
ravenna_girls
il gentil sesso del kendo, non necessariamente il sesso debole…

Dalle lezioni di Kim porto a casa l’idea di un kendo profondamente diverso da quello giapponese: molto più istintuale e di contatto di quello giapponese. Un kendo che forse mi piace un po’ meno, o che quanto meno trovo inusuale, spiazzante. Rubo anche la consapevolezza di avere dei limiti molto più lontani di quello che credevo, sia in termini fisici che in termini tecnici. Dalle lezioni col Lancini, invece, porto a casa tantissime cose utili nell’immediato: la serenità, la testa vuota, e la leggerezza del kendo nel complesso. Non sembra, ma è davvero molto e spero di riuscire a farne buon uso.

Grazie, dentro e fuori dal kendo, a tutti.

ravenna_piedi
i miei piedi ringraziano un po’ meno…