kendo & jappy

Dissertazioni sul concetto di zanshin

Premessa: questo articolo esce postumo, ovvero dopo gli esiti degli esami di 1° DAN di kendo.

Sono usciti i temi dello scritto dell’esame di 1° DAN: ki ken tai icchi, zanshin, e le parti dello shinai. Ovviamente se ne parla, eccome, con i nostri senpai in una acuta dissertazione soprattutto sul concetto di zanshin.

versione 1:  zanshin  è odia il tuo nemico anche quando l’hai già ucciso

versione 2: Lo zanshin è quella cosa che sei troppo un figo e il ki ken tai icchi e quando ti danno ippon.

versione 3: Zanshin è un concetto filosofico che prevede di assumere un atteggiamento tanto più serio e falsamente consapevole quanto più disordinata e casuale sia la serie di azioni che lo precede.

Direi che siamo a buon punto

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kendo & jappy, ostinatamente ludica

deliri attorno all’hakama(*)

(*) se non sai cosa sia una hakama, leggi sexy kendo

Ho due hakama. Una sembra un cane uscito dall’asciugatrice e mi è un filo lunga, la seconda – ereditata dal fog – mi fa da hakama nunziale, perchè ha lo strascico. Insomma, sono indecente.

Ultimamente mi è venuto il trip di kendo cards (che, come è facilmente intuibile dal nome, è un gioco di carte verosimile basato sul kendo). Devo, devo, devo averlo. Lo sogno di notte, lo desidero infinitamente, non riesco più a vivere senza. E c’è solo un negozio online da cui è possibile reperirlo. Quindi, scatta l’ordine.

Già che son lì, siccome il negozio menzionato è un negozio di roba da kendo, ne approfitto e magari ordino pure un’hakama della giusta misura. Siccome ci sono hakama e hakama, chiedo ragguaglio a un senpai, che così risponde: Continue reading “deliri attorno all’hakama(*)”

kendo & jappy

Kendo bondage

Prendete un bogu (ndr: un’armatura) nuova di pacca. Aprite lo scatolone senza rimanere incastrati nello scotch che sigilla lo scatolone per il suo lungo viaggio Giappone-Italia. Bene.

Sfilate tutti i pezzi dai loro singoli involucri si nylon e plastica a bolle…

Ora vi trovate con:

  • un pacco di  striscioline di pelle (1)
  • un pacco corde (2)
  • un altro pacco corde (3)
  • 1 men (4)
  • 1 do (5)
  • 1 tare (6)
  • 2 kote (7)
  • 1 tenugui (8)

chichikawa
(1) Chichikawa

do himo
Do himo (3)

do
Do (5)

kote
Kote (7)

men
Men (4)

menhimo
Men himo (2)

Tare
Tare (7)

Tenugui (8)
Tenugui (8)

Premesso che siete abbastanza sicuri che i kote e i tare van bene così come sono… resta l’infinito dubbio in merito a cosa vada legato dove.

Apri internet. Spacchetti i grovigli di corde e cordini  laptop su una coscia e cordini in mano. E aggiorni la tua lista di cui sopra nel seguente modo

  • 2 striscioline di pelle da 20 cm (chichigawa, per il men)
  • 2 corde lunghe circa 200 cm
  • 2 corde lunghe circa 90 + 2 corde lunghe circa 50 cm

Bene. Dai numeri dei pacchi, dalle lunghezze, dall’agile aiuto della guida prosegui deducendo che (e intanto i vari cordini cominciano a spandersi per la stanza, avvilupparti):

  • 2 striscioline di pelle da 20 cm (chichigawa, per il men)
  • 2 corde lunghe circa 200 cm (himo per il men)
  • 2 corde lunghe circa 90 + 2 corde lunghe circa 50 cm (himo superirio del men + himo inferiori del men)

A posto. Sai cosa deve essere legato dove, per il come, avendo un’altra armatura sotto mano, ti puoi attrezzare. Quindi apri la seconda armatura per trovarti con:

  • 7,5 m di cordini sparsi
  • 4 metri di himo attaccati a un men più i chichigawa
  • 3 metri di himo attaccati a un do

per un totale di 15 metri di corde che girano attorno a te, si annodano, ti si annodano addosso.

Ora cominci a legare il men (come da istruzioni di kendo sport.de):

  • passi i chichigawa nel mengane (uno per lato, sulla 4 barra dal basso).
  • blocchi i due himo ognuna ad un chichigawa
  • incroci gli himo dietro al men
  • passi gli himo del  in senso uno opposto all’altro nella prima barra dall’alto del mengane
  • liberati dagli himo attorno al collo, alle gambe

E quindi metti via men e kote (sempre come da istruzioni di kendo-sport.de)

  • caccia dentro il men il tenugui
  • caccia dentro il men anche i due kote
  • li reincroci dietro
  • li porti e li incroci davanti mettendo in piega i mendare
  • riporti sul retro del men e chiudi il tutto con un bel fiocchetto.
  • libera le dita da dentro il fiocco

Ora fallo davvero, senza rimanere irrimediabilmente legato come un salame lì in mezzo, soprattutto tenuto conto di tutta la quantità di cordame che c’è l’attorno

Poi leghi il do (ancora viene d’aituo kendo-sport.de):

  • prendi gli himo piccoli e li blocchi nei do-yoko-chichikawa inferiori, uno per lato
  • prendi gli himo lunghi e fermali nei do-yoko-chichikawa superiori, uno per lato.
  • snoda il groviglio di himo che hai creato
  • togliti gli himo dal naso, dalle orecchie, da attorno ai polsi…

Compatti il tutto e metti via (sempre come da istruzioni di kendo-sport.de)

  • raccogli e lega i tarehimo (per fortuna questi sono un tutt’uno con il tare stesso)
  • metti il tare contro il men
  • lega il tare al do, usando gli yoko-himo superiori
  • lega con gli yoko-himo inferiori il tareobi
  • metti il men dentro il do
  • riponi tutto religiosamente nella borsa.

Ora ripeti il tutto per l’altra armatura, e piangi.

Mi sono auto-incaprettata in questa manovra almeno 5 o 6 volte (per bogu) in 15 metri di corda. Ne sono uscita con le mani color indaco – e anche qualche altra parte, perchè il bogu nuovo stinge. Ho sudato, sbuffato e gemuto per parecchio tempo durante tutta l’operazione…

se non è bondage da #CinquantaSfumatureDiIndaco questo!

kendo & jappy

l’ansia da bogu spiegata alle mie amiche

Per premiarmi del buon esito della verifica di kendo del mese scorso, ho deciso di prendere un bogu (un’armatura) tutto mio. Si, perchè il kendo si fa bardati come animali da soma, e il grosso della bardatura è composta da lui, gioia e dolore di tutti i kendoka, il bogu.

Un bogu – e mi dilungherò in seguito nella sua descrizione dettagliata – è un piccolo investimento (partono da alcune centinaia di euro e volano su, su, su… fino ad alcune migliaia), che si fa quando ci si sente psicologicamente pronti, tecnicamente pronti, ed economicamente pronti. Prima di questo investimento giri con pezzi di bogu altrui, approssimativamente della tua taglia – o anche no – che ti diano la protezione necessaria per tirare.

Così all’indomani dell’esame ho preso al decisione su cui meditavo da tempo: si va, si prende un bogu. Facile, penserete voi.

Vai un una bogu-eria e ne porti a casa uno. No, non funziona così. Bogu-erie in Italia non ci sono.

Lo compri su internet. Si, lo compro su internet, ma non è esattamente come comprare una maglietta. Innanzitutto perché tra i mille modelli, varianti di cuciture, imbottiture, materiali, costruttori e quant’altro la scelta si fa complessa, ed è resa ancora più complessa dal fatto che tutte queste caratteristiche hanno facili nomi giapponesi a te insignificanti e del tutto intraducibili. Inoltre per un bogu servono qualche ziglione di misure improbabili…

Quindi ti fai una cultura. E farsi una cultura si traduce in passare giorni a navigare su internet e a rompere i marroni agli amici… Ti perdi nelle differenza sostanziali tra cuciture da 5mm, da 4mm e da 3mm sulle varie parti dell’armatura, stringhe di cotone, seta, pelle umana, gocce di sudore cadute mentre si assemblava il tutto… E poi, dulcis in fundo, stremato chiedi con aria supplice consiglio a qualcuno di cui ti fidi molto. E quel consiglio lo segui, fingendo di essere un kendoka consapevole e acculturato. Ora sai il costruttore e il modello.

Poi arrivano le misure. Il bogu, come dicevamo richiede alcune misure di te stesso, che difficilmente riuscirensti a prenderti da solo:

  • la circonferenza della testa da sotto il mento a sopra l’occipite
  • la circonferenza della testa attorno alle tempie (hachimaki)
  • la distanza degli occhi dalla base del mento (monomi)
  • la lunghezza del palmo della mano
  • la circonferenza della mano all’altezza delle nocche
  • la circonferenza della mano all’altezza della base del pollice
  • la tua altezza
  • la lunghezza dalla cresta iliaca alla base del malleolo
  • la circonferenza delle anche
  • la larghezza delle spalle

e devono essere misure precise. Quindi te ne stai lì, in mezzo al dojo, in mezzo agli amichetti che ti pigliano per il culo e prendono misure – e lo fanno più volte per essere precisi. Ci sono quindi almeno venti persone che sanno quanto hai il culo grosso, le gambe corte, le spalle da lottatore, la scatola cranica piccola…

Per vendetta io gli ho mandato anche qualche misura aggiuntiva… giusto per far girare i marroni…. la prossima volta gli mando direttamente un mio calco a figura intera.

Infine scegli i dettagli. Il bogu è blu, indaco scuro tipicamente – si può avere anche bianco volendo, ma per mimesi e per questioni di gestione del lercio, eviterei. E fin qui e tutto semplice. Poi si va più sul complicato, scegliendo:

  • la tipologia del do dai (la placca che protegge il ventre)
  • il mune kazari (la parte sovrastante la suddetta placca)
  • il men chichikawa (l’agile striscia di pelle che permette di ancorare i legacci del men)
  • gli himo del do (i legacci della placca ventrale)
  • gli himo del men (altri legacci)
  • eventuali apposizione di nome e cognome sulle varie parti – ovviamente in katagana, perché l’alfabeto romano è assolutamente tabu
  • il tenugui di accompagnamento (quell’agile pezzo di stoffa che spiegazzi sulla testa prima di mettere il men)

A parte una vaga crisi sulla scelta del mune, ho optato per la mimesi, cliccando ‘standard’ a gogo. Non ho neanche valutato l’opzione della firma sul bogu  e ho scelto il tenugui del mio colore preferito. A questo punto l’ordine è pronto

Paghi. Santo paypal, conversione automatica yen-dollaro-euro e lacrime amare al totale. Andrò a mendicare davanti al duomo per un po’, per riprendermi dall’investimento.

E aspetti. I giapponesi sono giapponesi, ti informano di ogni spostamento della tua robina.

  • ho fatto l’ordine giovedì 2 luglio,  e ovviamente mi mando la mail di conferma dell’ordine.
  • Il 7 luglio mi informano che hanno finito di assemblare l’ordine e che è stato spedito.
  • Nella stessa email mi danno il numero di spedizione del vettore, cosicché tu possa seguire millimetro per millimetro i tuoi sacri oggetti nella loro migrazione transcontinentale. E il vettore, tramite agile applicazione web mi tiene costantemente aggiornata
    • il bogu è stato ritirato presso la fabbrica a Fukuoka il 7/7 ora locale: 10.56
    • è partito da Fukuoka lo stesso giorno alle 15.26
    • è arrivato a Tokyo sempre il 7/7 alle 19.28
    • Sempre quel giorno alle 21.38 ha lasciato Tokyo, si spera in direzione Europa continentale.
    • L’8/7 alle 17.13 è atterrato a Francoforte, in transito.

    ora sono qui in trepidante attesa, che seguo kilometro per kilometro la lunga migrazione… quando arriva? ma quando arriva?

 

kendo & jappy

Sexy kendo

Ti sei sempre chiesto come cavolo si faccia ad andare al dojo dimenticandosi ‘i pezzi’: keikogi, hakama o parti del bogu. Ancora ancora puoi pensare (e ti è capitato) di scordare gli shinai, stanno in una sacca a parte, ma i pezzi dell’armatura o della divisa, quelli che tieni sempre insieme, beh non sei mai riuscito a capirlo.

O per lo meno non sei mai riuscito a capirlo sin quando non sei tornato a casa alle 19.45 dal lavoro, la borsa di kendo da fare, i gatti da cibare e – marginalmente – devi ancora mangiare anche tu. Allora mentre infili due toast nel tostapane, rovesci la scatoletta di puro caviale albino delle Svalbard nella ciotola del gatto, lanci alla rinfusa la roba dentro la borsa: mutande, reggiseno sportivo, asciugamano, shampoo, balsamo, bagnoschiuma, deodorante, ciabattine, ciabatte da doccia, due tenugui, hakama, men, kote, tare, do… Poi chiudi la borsa, prendi la sacca degli shinai, le chiavi della macchina e ti precipiti in palestra,  perché si, devi arrivarci per 20.30.

Nel tragitto hai quella agile sensazione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa di importante… ma in fin dei conti ci sei abituato a sentire il rimbrotto di quella vocina interiore e cerchi di sovrastarla col volume troppo alto della radio. Eppure quella vocina insiste, fastidiosissima.

Se il mio lettore kendoka è stato un po’ attento nel leggere l’elenco qui sopra ora saprà già che la mia vocina interiore aveva ragione….

Arrivo, trafelata come sempre, al dojo, mi caccio nello spogliatoio e rovescio la borsa sulla panca e uj! mi accorgo della drammatica realtà: ho scordato il gi. Che cosa cavolo è il gi?, vi chiederete voi….

Bene il gi è questo:

gi-ALL-2

beh, insomma uno dei pezzi fondamentali nelle arti marziali in genere, e nel kendo soprattutto perchè sopra il gi metti l’hakama ( e null’altro sotto, salvo le mutande, a differenza dell’aikido)… ovvero questo (o quasi, l’hakama da kendo è indaco in tinta unita ovviamente):

Traditional_Hakama_by_Lastwear

notate quell’orrore di boxer che si intravede sotto l’hakama del tizio? bene… si vede perché il gi è corto e non arriva a coprire quel terzo di coscia che l’hakama lascia scoperta. Ma il tizio ha i boxer e un gi che comunque fa buona parte del suo lavoro…

Adesso pensate di avere come unica alternativa al gi – che se ne sta bel bello appeso alla gruccia sotto la veranda del balcone, a casa –  la maglietta trendy che avevate in ufficio, quella che già di suo quasi lascia scoperto l’ombelico. Ecco, metteteci sopra l’hakama. Bene adesso giratevi di fianco e ditemi, che cosa si vede dallo spacco laterale dell’hakama? uno scorcio di mutanda (la mia nel caso era di un sobrio color militare verde mimetico e come sempre in formato francobollo) buona parte della chiappa ed una buona visuale sull’alta-coscia. Ecco si, questo probabilmente è uno dei sogni erotici di qualunque kendoka maschio, al meno finché non realizza che dentro a quell’hakama ci sono *io*, che più che ad un essere umano di sesso femminile assomiglio a Totoro.

totoro

In quell’istante il sogno di sexy-kendo si trasforma in una realtà piuttosto mesta.

Bene, mi prestavo mestamente a fare la mia comparsa così conciata – tra l’ilarità generale -, sperando che il tare avrebbe poi riparato il danno, quando un’anima pia è accorsa in mio aiuto con un judogi. E’ vero, il judogi é bianco, e per tanto un po’ appariscente in mezzo a un popolo di gente vestita in indaco, ma almeno copre il culo.

L’ilarità permane, i sogni (o gli incubi) di sexy-kendo per fortuna sono stati limitati.

#CinquantaSfumatureDiIndaco forever.

Non so perché ma qualcosa dal profondo mi dice che non succederà più che io dimentichi il gi.