live @ Torino Beach, mondo animale

Non siamo fatti per dormire da soli

L’uomo non è altro che una scimmia ‘differenziata’, un lemure troppo furbo e troppo cresciuto. Come questi, l’essere umano – in natura – sarebbe una preda, e viste le non particolari doti combattive e atletiche, anche una preda succulenta. Quindi, esattamente come le scimmie e i lemuri, l’uomo confida nel branco, nel concetto – sempre veritiero – che più occhi, più nasi e più orecchie funzionano meglio di quelle del singolo.

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Questo è particolarmente vero durante il sonno, quando stretto stretto nelle braccia di Morfeo, con i sensi belli ovattati, saremmo praticamente delle bistecche al sangue. In più si è, a dormire nello stesso luogo, o nella stessa cuccia, e più le probabilità che qualcuno senta qualcosa, all’approssimarsi del nemico, aumentano. Aumentano le possibilità di svegliarsi, aumenta la capacità di scaldarsi, aumentano le possibilità di sopravvivere. Ne siamo inconsciamente consci, e quindi se c’è qualcuno nei paraggi, aumenta la nostra serenità, la qualità del nostro sonno. Continue reading “Non siamo fatti per dormire da soli”

zaino in spalla e via viandare

Cosa mi metto sulla schiena oggi…

Negli ultimi quattro anni ho girato, nei miei trek e hike ‘leggeri’ con un Regatta Survivor 35L. Malcontati, con questa carogna addosso, ci ho fatto all’incirca 300 km. L’avevo preso al mercato di ferragosto di Pragelato, per rimpiazzare al volo un The North Face fuggito con il mio ex-xompagno di vita (ora ex-ex-ex…). Avevo bisogno di uno zaino per qualche giretto leggerissimo in montagna, quello c’era e probabilmente per l’uso che dovevo farne in quel periodo preciso, era anche adeguato, nonché a modico prezzo.

foto cortesia di Giorgio Michelin
Io e il Regatta in Altante (foto cortesia di Giorgio Michelin

Poi quello stesso Regatta l’ho cominciato a portare in giro ‘sul serio’ ben sapendo che l’oggetto aveva tanti, troppi limiti (pesante con schienale morbido e completamente a contatto con la schiena, inasciugabile una volta sudato, scomodo sul seno). Un po’ per prigrizia, un po’ per carenza di fondi, un po’ perché per l’ennesima volta pensavo che avrei ripreso a camminare meno, quello stesso zaino me lo sono portato in spalla per hike e trek anche impegnativi. Ogni volta lo ho odiato. In particolare lo ho odiato questa estate nei quasi 100 km camminati sull’Atlante in Marocco. Così sabato, sapendo che l’indomani sarei andata a fare un ‘piccolo’ (stica!) hike, quando mi sono imbatutta nel Lowe Alpine Airzone Pro 35-45 semplicemente l’ho portato a casa.

Sarò banale, ma gli zaini per me sono Deuter o Lowe Alpine. Posso fare qualche eccezione (ed infatti ho avuto ed ho tuttora un The Northface Terra 65, che da 15 anni tiene il passo delle mie più pesanti scorribande, e soprattutto ha tenuto a suo tempo il passo della speleo), ma in prima battuta gli zaini che guardo sono quelli, i Deuter in primis. Sinceramente avrei valutato volentieri un Deuter Futura Pro 40 SL (affascinata dal Vari Flex System che monta e dalla progettazione completamente orientata al femminile).

Il Futura non c’era in negozio, e poi una fanciulla che di lavoro cammina e di cui mi fido pur avendolo non ne era entusiasta (ma questo può non voler dire nulla…). C’erano due Salewa (il Salewa Miage 35 e il Salewa Peutrey 42), marca a cui, essendo il mio primo zaino speleo stato appunto un Salewa (l’equivalente di un attuale Salewa Guide 50). I Salewa sono migliorati molto dal quelli della fine degli anni 90, ma ancora, secondo me, non sono ottimali per le schiene femminili, o per lo meno non lo sono per la mia schiena. Sono favolosamente leggeri (il Miage pesa 1 kg mentre il Peutrey pesa 680 gr), hanno cuciture dall’aspetto robusto, e ganci grossi che danno un’aria piuttosto solida (cosa che non era il mio vecchio zaino). A me comunque tirano, impacciano, fanno noia, ma è una questione di gusti, di struttura e di ‘noiosità’, che nulla toglie alla validità degli zaini, che in molti amano.

Il Lowe di cui sopra è invece un signor zaino. Si aggira attorno al 1,5 kg, espandibile, spallacci compatibili con la struttura femminile (leggasi presenza di tette percettibile) sottili e leggeri, fascia ventrale leggera, ma comodissima, lunghezza dello schienale regolabile, schienale rigido e tenuto ben staccato dal corpo, tantissime tasche, accesso laterale, e altri gadgets. Poi è azzurro, da sempre il mio colore.

Alla prova del fuoco (tappa 14 del GTA) si è dimostrato all’altezza del nome e delle aspettative: sta addosso senza pesare, senza ingombrare e senza fiaccare… cosa si può volere di più? Ora nel mio futuro vedo trek e hike con la schiena felice…

disegni, kendo & jappy

kendo reale, kendo immaginato e soft kendoporn

Uno, nessuno, centomila diceva Pirandello. Da sempre mi arrovello sulla differenza che esiste tra la nostra autopercezione, la percezione che gli altri – i diversi altri – hanno di noi e la realtà oggettiva. Ovviamente questo caleidoscopio di immagini di noi si applica anche al kendo, e non solo alla vita sociale e lavorativa.

Di recente, proprio mentre combattevo sulle mie immagini di kendoka, è successo qualcosa che ha dato liberato il mio demone creativo dalle sue pastoie e ho ripreso a disegnare. Ho quindi dato in pasto il kaleidoscopio al mio amatissimo demone e questo è quello che ne è saltato fuori. Eh si, il demone dopo quattro anni di gabbia è un po’ arrugginito, ma rende comunque l’idea…

Come mi immagino io.

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Come mi vorrebbe il mio sensei

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Come mi vorrebbero i miei compagni  (maschi) di kendo

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Come mi immagina la pubblicità della Pepsi

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la triste realtà…

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e per oggi non si parla dello spogliatoio femminile…