kendo & jappy

Istantanee delle qualifiche CIK

Lo so, cominciare l’agonismo a 40 anni è una barzelletta. Non ho mai amato le competizioni, non l’ho mai fatto volentieri. Trovo ridicolo osannare o infagare una persona per la prestazione di alcuni minuti, per la voglia di affermarsi a scapito dell’altro, per la rabbia – anche se ben veicolata – che mostra in quel momento. Quindi, se mi capita di dover andare ad una fare una gara di kendo, la faccio certo, ma con una certa filosofia.

Così sono stata alle qualifiche dei campionati nazionali di kendo, a squadre. Ci sono andata per l’avventura, per la squadra ‘sovversiva’ (quattro donne e un ragazzo). Benché la gara non sia andata nel migliore dei modi, ne esco soddisfatta, nel mio. Ho fatto quello che sapevo fare, né più ne meno. Mi porto però alcune belle fotografie mentali…

Il saggio con le caramelle.

Esco dallo shai, andato male – ovviamente, con quel tipico sapore agrodolce: hai fatto benino, potevi fare meglio forse, comunque è andata male. La squadra è ben più amareggiata di me e siamo a bordo shiai-jo un po’ mesti (di solito siamo dei casinari). Si avvicina Mr D. e da dietro alla sua barba mi dice: << sai cosa dico sempre ai bimbi del kendo? >> Rispondo che non lo so… <<Nel kendo non di perde mai – continua – qualche volta si vince, e tutte le altre si impara qualcosa. Vuoi una caramella?>>.  Continue reading “Istantanee delle qualifiche CIK”

geek & nerd

Riflessi(oni) di tecnologia alla soglia del 2016

La tecnologia ha rallentato, o meglio l’inventiva tecnologica ha rallentato vistosamente.

Correva la fine degli anni 2000, la Violet, in Francia, buttò fuori – per poi fallire poco dopo alcuni piccoli aggeggi che ci hanno fatto sognare forte la domotica: il nazbatag, il mirror e gli annessi e connessi. La violet dava ‘vita’, tramite accesso in rete, app e tecnologia RFID agli oggetti. La Violet è fallita portandosi nella tomba queste piccole meraviglie (anche di design) e il grosso della ricerca di utilizzo sugli RFID in Europa.

Negli stessi anni, la Ugobe crea il Pleo, animale da compagnia ‘sintetico’. Nelle intenzioni inziali il Pleo doveva essere dotato di intelligenza artificiale, di autoapprendimento e di chip di personalità. Inoltre poteva essere programambile, in teoria. Una meraviglia del cyber, nelle intenzioni. Ma la Ugobe anche essa – nonostante le favolose vendite del Pleo fallisce e lo splendido cyber pet, in mano ad altri si trasforma in poco più di un furby deambulante. Continue reading “Riflessi(oni) di tecnologia alla soglia del 2016”