live @ Torino Beach

Diamanti

Lucidi, multisfacettati, pieni di riflessi, splendidi. E duri, impossibile a scalfire, tagliano e incidono qualunque cosa gli si metta vicino. Eppure, con un diamante in mano ci muoviamo circospetti, e non perché sia prezioso, ma perché, a dispetto della sue durezza, è fragile ed effimero. Il giusto colpo, anche leggero, sullo spigolo giusto e “crack!” si frantuma in mille pezzi, la sua strutta crolla. Una piccola fiamma e “whom!” brucia in un attimo.

Ci sono persone così. Incredibilmente forti, infinitamente fragili. Splendide, eterne ed effimere. Le tieni tra le braccia con circospezione, tra la paura di tagliarti e l’orrore di frantumarle.

zaino in spalla e via viandare

Tappa 14 del GTA (o D39 della Via Alpina rossa) : Balsigia – Laux / Usseaux (I, +, ++)

La tappa ‘reale’ prevede l’arrivo a Usseaux, cis i può fermare al lago del Laux, poco sotto, ugualmente felici. Ed è quello che io ho fatto…

Logistica: Conviene partire con due macchine, una da lasciare a Balsiglia, l’altra al Laux, o a Usseaux (oppure contare sull’autobus che percorre la statale del Sestriere . Per andare a Balsiglia, arrivati a Pinerolo prendere la statale del Sestriere SS23 e seguirla sino a Perosa Argentina, indi entrale in Val Germanasca seguendo le indicazioni Pomaretto / Prali SP169. Seguire le indicazioni per Massello SP170 prima e per Balsiglia poi. Fate attenzione l’SP170 è molto stretta e parecchio sconnessa. Per andare al Laux (o a Usseaux) Prendere la Statale del Sestriere da Pinerolo (o da Perosa Argentina) e girare poi, passata Fenestrelle seguendo le indicazioni per Laux, o Usseaux.

Quote / dislivelli: 1375 (Balsiglia) / 2713 (Colle dell’Albergian) / 1343 (Laux). Dislivello: (+1338 / – 1370)

Tempi: 8h circa, a cui vanno aggiunta la tappa pranzo e eventuali bagnetti nel torrente Germanasca.

KM: 17,5

Classificazione: ‘E’. Sentiero ben segnalato e ben tracciato, nessun particolare pericolo, richiede un minimo di allenamento e di preparazione all’alta montagna.

Opinione Personale: Escursione quasi impegnativa con paesaggi molto belli. Splendide le viste sulla cascata del Pis, sul monte Pelvo e sull’Albergian. Il bagno sotto la cascata del Pis è impagnabile (I, +, ++) (*)

Periodo – Ore consigliate: Preferibile da metà primavera a metà autunno. Si scelgano giornate non piovose e non precedute da giorni di pioggia, perché dubito che alcune salite piuttosto ripide e il losaio sotto le casematte del Moremut siano piacevoli nel fango le prime e magnate il secondo. E’ preferibile cominciare la salita da Balsiglia ragionevolmente presto (le 7, probabilmente) perché sino quasi alle bergerie del Laux (ovvero passato il colle) non c’è ombra. Davvero, non ce n’è.

Acqua potabile lungo il percorso: Si, sono presenti diversi corsi d’acqua, ragionevolmente potabili.

Sentieri: Giunti a Balsiglia parcheggiare oltre il ponte, ritornati alle case della frazione, il sentiero 216-GTA risale il
vallone sulla destra del torrente  prendendo quota più decisamente nella prima parte tra pascoli e coltivi. Toccati alcuni casolari (Clot del Mian m 1491) prosegue in modo più tranquillo attraversando le miande di Ciampas e Ortiaré m.1637 e le praterie sottostanti alla parete rocciosa delle cascate, dominate a Sud dall’imponente parete del Monte Pelvo. Proseguendo sempre sul sentiero 216, che volgendo a dx rimonta l’erta balza rocciosa, ripido e tortuoso  e in seguito con un lungo traverso verso dx, in lieve salita, in circa 2:15’ si perviene alle Bergerie del Lausoun m. 2000. (Circa a metà della salita il sentiero passa a fianco di un masso con una antica incisione rupestre che rappresenta un alce). Il sentiero svolta bruscamente a sx e in leggera salita con una lunga diagonale direzione del pianoro sovrastante la cascata  porta ad attraversare un ruscello e poi un tratto in forte pendenza uscendo  sul pianoro “Fun la Pla“ m 2200, sede di alpeggio. (una traccia di sentiero che scende ad attraversare il torrente, che poi precipita a valle, porta alle Bergerie del Valloncrò m 2150,ore 2:45- fontana).
Proseguendo lasciamo a sx il sentiero 217 che sale al Colle Arcano ed al bivio successivo in prossimità di un grosso masso a quota 2336 m incontriamo a dx il sentiero 218-GTA (segnato in bainco e rosso, e spesso indicato come B). La salita inizialmente moderata diventa difficoltosa e zizagando raggiungiamo i ricoveri militari di Moremout. Sempre in salita il sentiero raggiunge il Colle dell’Albergian- ore 4:30. Dal colle si scende nel vallone dell’Albergian, costeggiando Il Grand Miuls e l’Albergian stesso lungo il sentiero  S/314-GTA. La mulattiera si fa più agevole verso quota 2150 circa, e benché il paesaggio si faccia via via meno interessante cominviano ad apparire fontane. Si scende lungo dei tornanti fino al bivio per  la bergeria di Pra del Fondo, da cui poi parte – volendo – il sentiero 313 dei laghi dell’Albergian. Proseguendo verso valle per l’S/314-GTA ci si inoltra nel bosco di larici (dove occhieggiano sculture di legno e appaiono qua e là fontane e panvhine), si costeggiano e a partire dalla bergeria del Laux (1719) le roccie del Laux. Il sentiero diventa una strada bianca avvicinandosi al Laux e poi asfaltata in prossimità del paese. 3h15 circa.

bassiglia-usseaux

Note: se avete un amico, germanaschino, che vi dice facciamo un giretto tranquillo, non più di 1000 mt di dislivello, niente di ché. Traversiamo da Balsiglia al Laux… Mandatelo a cagare subito. I germanaschini sono così… saltellano su e giù dal colle del Pis da quando sono piccini, e per loro è l’equivalente di una sgambatina al parco dietro casa. Abbattetelo. Prendete la carta dei sentieri e rifatevi voi il conto del dislivello e dei chilometri. Grazie per il giro, comunque, fogghino.

kendo & jappy

Il lungo viaggio di un bogu

Il mio bogu, comprato in Giappone, ha viaggiato in una settimana più a lungo di quanto non viaggerò io in tutto l’anno. E lo ha fatto a tempo di record.

Giovedì, Luglio 09, 2015 Luogo Tempo
20 Spedizione Consegnata – Firmata da : TURIN 11.22
19 Spedizione in consegna TURIN – ITALY 9.39
18 Spedizione arrivata – TURIN – ITALY TURIN – ITALY 9.17
17 Spedizione in transito – MILAN – MALPENSA – ITALY MILAN – MALPENSA – ITALY 7.12
15 Spedizione sdoganata MILAN – MALPENSA – ITALY MILAN – MALPENSA – ITALY 6.34
13 Gestione documentazione doganale in corso MILAN – MALPENSA – ITALY 5.46
12 Spedizione in transito – LEIPZIG – GERMANY LEIPZIG – GERMANY 4.38
10 Spedizione in transito – LEIPZIG – GERMANY LEIPZIG – GERMANY 1.04
Mercoledì, Luglio 08, 2015 Luogo Tempo
9 Spedizione in transito – FRANKFURT – GERMANY FRANKFURT – GERMANY 19.35
7 Spedizione in transito – FRANKFURT – GERMANY FRANKFURT – GERMANY 17.13
Martedì, Luglio 07, 2015 Luogo Tempo
6 Spedizione in transito – TOKYO – JAPAN TOKYO – JAPAN 21.38
4 Spedizione in transito – TOKYO – JAPAN TOKYO – JAPAN 19.28
3 Spedizione in transito – FUKUOKA – JAPAN FUKUOKA – JAPAN 15.26
1 Spedizione ritirata FUKUOKA – JAPAN 10.56

Visto che è stato ordinato il 2 di Luglio nel pomeriggio, direi che a AJB e DHL hanno fatto un discreto miracolo.  Peraltro il bogu stesso è decisamente bellino, le misure perfette. Bravi e grazie.

 

ostinatamente ludica

L.A.G.N.A. 2015 – giochi a bordo piscina.

Il ludico perde il pelo (via ceretta) ma non il vizio. Questo succede tutte le estati.

Questo weekend si è tenuta la L.A.G.N.A. (no, non chiedetemi per cosa stia l’acronimo, il vero significato si è perso probabilmente durante una epica partita a Twilight Imperium del 1300) plenaria, raduno ludico per giocatori acquatici.

LAGNApiscina

Solita solfa – ci si gioca addosso fino allo sfinimento, rischiando allucinazioni da deprivazione di sonno – solita brutta brutta gente – la gentaglia con cui amo buttare al vento ore e ore muovendo insignificanti pezzettini di legno o plastica su mappe di cortone.  Il tutto però, in salsa bordo piscina, vista la stagione e l’agile clima emiliano pre-estivo (quando vivevo a Bologna ero solito affermare che non può essere così traumatico morire d’estate a Bologna e finire all’inferno, per lo meno non si sente lo sbalzo di clima).

Insomma, è stato bellissimo riabbracciare gli amici, vecchi e nuovi, e conoscere la nuova nata ludica, meraviglioso passare del tempo con i miei fratellini putativi bolognesi e l’affine. Mi manca spesso il popolo eterogeneo e atipico dell’Evolution…

LAGNAtutti

Fatte tutte le premesse del caso, è doveroso ora ch’io passi a parlar di giochi provati, anche se – lo ammetto cospargendomi il capo di cenere – sono stata relativamente poco in Lagna, ho dormito molto e ho passato più tempo in acqua che a giocare…

  • Senji. Senji è un bel gioco, bello agli occhi, bella l’ambientazione (sono particolarmente sensibile ai giochi al gusto ‘Giappone medievale’ in questo periodo), sufficientemente complesso – senza diventare astruso – nelle meccaniche (bluff, piazzamento, controllo, cooperazione), piacevolissimo il fatto che si possa giocare sino in 6. Ho perso malissimamente, ma non è una scusa valida per negargli la mia approvazione. Una piacevolissima sorpresa e un gioco che sarò felice di riprovare.
  • Auf den spuren von Marco Polo. Gioco decisamente piacevole, e, in questo 2015, molto osannato. Esteticamente bello e curato, complesso ma al tempo facile da apprendere e gestire, durata ragionevolissima. Ma… ma non introduce nulla di nuovo o insolito, le dinamiche sono note e già ampiamente usate. Visto il gran parlarne che se ne è fatto, è un po’ sotto le aspettative. Ciononostante il gioco e piacevole, scorre bene e la partita è stata memorabile – soprattutto per la compagnia. Ci rigiocherò volentieri.
  • Abraca… boh! E’ un filler, family, da circa 30 minuti. Qui non è questione di German Fighetto (TM). Apprezzo i filler e apprezzo spesso anche i giochi cazzari a dispetto della mia germanesca fighettitudine, ma sinceramente non è giocabile. L’ho visto giocare due turni, e non ho avuto il coraggio di sedermi a provarlo. E’ un Hanabi (gioco che apprezzo), versione inutilmente super-power con scemenza aggiunta. Va de retro satana!!! Sono andata a bordo piscina a godermi Hanabi…

La Lagna è stata anche l’occasione per portarsi a casa due piccoli pezzi ludico-pregiati: Ticket to Ride edizione 10th anniversary (ohhhh! Inaugurato al volo…) e Konig von Siam (e ri-oohhhh!). Il mio bimbi nerd interiore è un bimbo nerd molto felice.

TTR

Alla prossima, goblinacci, alla prossima.

live @ Torino Beach

il tempo fermo

Siamo tiranneggiati dal tempo, abbiamo scadenze, appuntamenti, posti da raggiungere, compiti da svolgere. Il nostro cervello in qualche modo mantiene un orologio interno, per aiutarci a sapere in quale punto del giorno siamo, orologio al polso o meno.

Dentro di me c’è un orologio atomico probabilmente. Nella mia scatola cranica, evidentemente vuota, risuona del cesio ionizzato. Ogni 9.192.631.770 cicli di radiazione, nella mia mente scatta un secondo. Tic. Questo complesso meccanismo interno mi da un’idea abbastanza precisa del momento presente e difficilmente sbaglio in modo sensibile se mi si chiede al volo l’ora che penso sia.

Succede a volte, rare volte, però, che il cesio si fermi e con esso il tempo.

Niente più futuro e passato, niente più minuti da rincorrere, resta solo il momento presente, dilatato all’infinito. Tutto il mio mondo, tutto quello che il fondo della mia anima inquieta desidera è li, sulla punta delle mie dita. Il cervello smette il suo eterno errare e respiro a piene narici quella felicità leggera, che nulla, se non se stessa, cerca. E anche il cielo che cambia colore all’avvicinarsi del crepuscolo o dell’aurora, perde il suo significato temporale.

Quando il tempo ritorna, lo fa dandoti una bastonata ben assestata sulla nuca, che ti rimette in moto, e di corsa, imprecando.

L’ho già detto in un’altra vita, bisognerebbe morire lì, prima della bastonata.

live @ Torino Beach

Riconoscersi a pelle

Con alcune persone c’è feeling immediato.
Ti incroci, ti scambi uno sguardo e ti stai simpatico a pelle. Ed in genere la simpatia è reciproca. Le persone si annusano e si riconoscono affini, come i gatti (cit.).

Funziona un po’ come i colpi di fulmine, è una rivelazione a ciel sereno, ma in questo caso l’amore, per fortuna, non sempre c’entra. La birra forse c’entra di più. O forse dovrei dire che la birra c’entra sempre, i miei pochissimi ‘affini’ li ho conosciuti tutti davanti a una birra.

Io non sono particolarmente socievole. La mia socialità è spesso un esercizio di stile per dominare una timidezza limitante e un po’ invadente. Chi mi conosce un po’ bene sa che posso passare delle ore in silenzio in mezzo a un gruppo di amici, a scrutare timidamente fuori dalla mia boccia di vetro. Faccio il pesce rosso, osservo da dietro il vetro e non comunico. Lo facevo spesso una volta. Da febbraio dell’anno scorso esercitare la socialità è diventata una necessità primaria, per cui – man mano – sono diventata un po’ più brava. Ancora adesso però, benché mi sia divenuto semplice conoscere nuove persone e abbastanza facile metterle a loro agio, ho una grande difficoltà a entrare in confidenza con gli altri, a sentirmi, io, a mio agio. Ci metto tantissimo tempo, faccio molta fatica e in fondo davvero a mio agio con la maggior parte delle persone non mi ci trovo mai.

Per me l’amicizia a pelle è una splendida (e alquanto rara) alternativa. Trovarsi d’incanto a proprio agio ed in sintonia con qualcun altro / qualcun’altra è una magia di cui non mi so capacitare, ma che adoro profondamente.

(alle sere inaspettatamente corse via veloci, dietro una birra)

“…venivano dai più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l’universo, e invece neanche si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo,  il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso  – questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall,  perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, mai – lontani abbastanza – per trovarsi – lo erano quei due, lontani più di chiunque altro… (Baricco – Oceano Mare)”

tra la via emilia e il west

Giovani donne in gamba

Io sono una donna atipica, l’ho capito da un po’. Sono atipica perché credo fortemente nella totale uguaglianza dei sessi. Mi sono infatti sempre rifiutata di fare ciò che ci si aspetta che una donna faccia o di evitare ciò che viene normalmente riconosciuto come un gioco o un compito da maschio a priori. Ho sempre fatto quello che mi sembrava divertente, interessante o quello che era necessario fare, indipendentemente dal fatto che fosse ‘roba da uomini’ o ‘roba da donne’.

Dato quello che sono, non sono spesso dalla parte delle donne. Ritengo infatti che il maggior danno che viene arrecato al gentil sesso nella nostra società sia perpetrato proprio dalle donne stesse: dal modo in cui educano i loro figli maschi e le loro figlie femmine, dal modo in cui si lasciano trattare, da quello che sopportano, dalle cose a cui rinunciano, dagli stereotipi a cui si piegano, dall’atteggiamento passivo-aggressivo con cui si rapportano agli altri.

Spesso, quando vedo certi atteggiamenti femminili, mi monta la rabbia nel pensare che se la maggior parte di noi non adottasse comportamenti, che giustificano, in tutto o in parte, quella discriminazione strisciante e quel maschilismo sotteso che ancora serpeggiano nella cultura della nostra nazione, allora la vita di tutte le italiane sarebbe più semplice e in qualche modo migliore.

Poi mi capita di ricredermi. Poi mi capita di pensare che in fondo le donne sono in media abbastanza in gamba e che il mondo sta cambiando, o anzi il mondo lo stiamo cambiando.

Nelle mie peregrinazioni ho conosciuto 4 ragazze, tutte tra i 25 e i trent’anni. Tutte e quattro (e quindi quattro su quattro) donne in gambe, fanciulle che si rimboccano le maniche e cercano ostinatamente di spingere la vita nella direzione che desiderano, al di là degli stereotipi culturali, al di là delle famiglie, al di là del futuro che qualcun altro aveva disegnato per loro. C’è chi ha lasciato la sua nazione per procurarsi, davvero, un futuro migliore in un altro paese. C’è chi si è presa il terremoto dell’Aquila sulla faccia e da sola si è rimboccata le maniche per spostarsi, riprendersi e ricrearsi una vita da un’altra parte, c’è chi non ha accettato la vita da brava mogliettina rinchiusa in un piccolo paese del meridione e chi infine si è ribellata ad una relazione claustrofobica e morbosa.

Quando vedo queste ragazze che non si piegano ad una cultura che le vuole relegate al mero ruolo di mogli e di madri, e subordinate a un qualche maschietto a cui sacrificano cultura, indipendenza e carriera, beh… quasi quasi ci credo. Credo che la prossima generazione (quella degli anni 2015-2020) sarà una generazione migliore.
Credo che ci saranno maschi migliori, meno possessivi e meno egoisti e bambine più sicure si sé, più libere e autoconsapevoli.

(E no, non chiedetemi cosa penso della generazione di mezzo tra la mia e quella degli anni 2000 all’incirca… Soprattutto non chiedetemi cosa penso delle madri di quella generazione)

mondo animale

Io e il lupo

foto di Martino Pizzol - https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/
foto di Martino Pizzol – https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/

Quando sono nata, il lupo italiano (canis lupus italicus) era ridotto ai minimi storici, il censimento di Boitani / Zimen riporta 100-110 esemplari nel 1976

Da ragazzina ero (già) strana. Alle medie, quando tutte le mie coetanee sognavano di vedere Simon Le Bon – o chi per esso – e giravano per i concerti, io giravo per i boschi sognando di vedere il lupo. Sognavo, sognavo solo, al tempo la popolazione lupesca in Italia si era ridotta a circa 250 esemplari (stima per il 1986 del gruppo lupo Italia).

Qualche anno dopo il mio primo (o quasi) fidanzatino rispondeva al fatidico “chi è?” al mio citofono con uno scanzonato “il lupo”. Correva l’anno 1991, io continuavo a scorrazzare nei boschi sognando. l’anno precedente il gruppo lupo Italia stimava 400 esemplari sul nostro suolo.

Attorno all’anno 2000 la mia presenza nei boschi e sulle alpi ha avuto un incremento notevole, grazie alla speleologia. Ho percorso a piedi centinaia di km essenzialmente  sulle alpi marittime. Erano gli anni in cui, timidamente il lupo aveva cominciato a lasciare gli appennini, per avventurarsi sulle alpi. In val Tanaro e Pesio, grazie anche agli sforzi dell’ente parco, il lupo era una presenza tangibile e talvolta visibile, e io l’ho visto sul Marguareis una tarda estate: un fantasma silenzio e sfuggente, timido e schivo. Non aveva niente a che vedere con l’essere crudele e spietato dei racconti dei nostri vecchi o delle favole, sembrava piuttosto uno spirito antico della montagna, pacifico e solo.  (erano gli anni dei primi avvistamenti stabili del lupo in Piemonte – il branco di Val Pesio e branco del Gran Bosco  sono documentati dal 1996 – , dei primi progetti piemontesi di studio, e il lupi in Italia, secondo la stima del gruppo lupo Italia erano 600).

Da allora ho continuato a camminare, guardando le orme e le ombre, ma lupi, liberi non ne ho più visti. Ho fatto però da spettatore della seconda fila esultando alla formazione di ogni nuovo branco nelle mie valli (branco di Bardonecchia: 2000; Branco della Val Chisone: 2000; Branco dell’Orsiera: 2006; branco della Val Germanasca: 2006) e sperando per ogni lupo ferito che stato avvistato, catturato e curato – o almeno ci si è provato.

Ad oggi il numero di lupi stimato in Italia è di 1500 (Luci e ombre sulla biodiversità italianaLupi, orsi, aironi. A volte ritornano),  e il lupo in provincia di Torino è diventato una realtà, uno sfuggente vicino di casa in cui si può incappare con un po’ di fortuna (vedi la vecchia lupa che lo scorso weekend ha fatto un salto in paese a Pragelato). 

Per quanto possano sembrare strani, a volte i sogni dei bambini si avverano. Il lupo sotto casa era uno dei miei.

Alle lupe di Pragelato, che hanno avverato il mio sogno. 

La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 - foto di Stefano Martin
La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 – foto di Stefano Martin

 

Hope, la lupa ferita  catturata e curata a Pragelato nel 2013
Hope, la lupa ferita catturata e curata a Pragelato nel 2013

 

fonti: