live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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tra la via emilia e il west

piccole cose ovvie.

Poi ci sono quei piccoli pensieri, quelle piccole ovvietà finalmente palesate, che ti si piantano tra una costola e l’altra, lasciandoti il respiro a metà.

Un minuscolo dolore assurdamente acuto, come un gomito che sbatte su uno spigolo. Il piccolo gemito di una possibilità che si spegne, aspettatamente, ovviamente, eppure con tanto fragore. L’ho spenta io.

 

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L’amore (a)normale

L’amore normale, ci insegnano a scuola, è fatto da una coppia sposata, due bimbi biondi, un maschio e una femmina, la casa del mulino bianco, il suv, la baita in montagna e la villetta al mare. Poi queste famiglie le conosci dal vivo e sotto la coltre di normalità striscia spesso la noia più nera (quando si è fortunati). E la noia a volte è una visione rosea.

Poi ci sono gli amori (a)normali.

Ci sono le coppie omosessuali, con o senza figli, sposate o meno (“famiglie arcobaleno”).

Ci sono le coppie che più che coppie sono relazioni a n:n con buona pace e piena accettazione di tutti i coinvolti (“poliamory”).

Ci sono gli spiriti liberi, che condividono la vita con una persona non condividendone però gli spazi domestici (“LAT” o “living apart together”) benché magari si risieda nella stessa città.

Ci sono quelli che pur convivendo non hanno intenzione di firmare un contratto in merito e non si sposano (“coppie di fatto”)

“Loro”, quelli “normali”, hanno creato una etichetta specifica per ciascun tipo di legame che esula dalla loro visione del mondo. Ci hanno classificati, come si classificano in specie e sottospecie gli animali:

  • homo sapiens sapiens iris
  • homo sapiens sapiens multiamor
  • homo sapiens sapiens solus habitans
  • homo sapiens sapiens non matrimonialis.

L’amore chiuso nelle gabbie, anche solo in quelle semantiche, non vive bene. Soffoca, e lentamente si trasforma o muore. La gioia del vedere una persona, semplicemente per il gusto e la gioia di passarci del tempo è una cosa che si perde con la routine del “dovere” stare a certi parti.

multiamor? solus habitans? non matrimonialis? iris? La felicità non risiede in una formula pre-scritta e legalizzata. La felicità salta fuori dagli angoli più inaspettati, con dei miracoli alchemici.