live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

appaiando anime a caso

Si parla tanto delle anime gemelle, quelle che sono state create per stare vicine, secondo il mito platoniano. Le anime gemelle si compensano, sono complemento l’una dell’altra, si stringono assieme per essere una.

Le anime affini invece, sono le anime analoghe, specchiate. Stessi spigoli, stessi buchi, stesse cicatrici, stessa solitudine.

Analizziamo le differenze:

L’anima gemella non ti capisce, e non sarà mai in grado di farlo, però ti guarda affascinata e curiosa. L’anima affine ti capisce benissimo, anche troppo, anche senza bisogno di aggiungere parole. Ti capisce e in media ti giudica uno/a stronzo/a.

L’anima gemella ti adora, e ti ama profondamente anche per i tuoi difetti, ancor più che per i tuoi pregi. Apprezza quelle piccole imperfezioni che ti rendono unico, differente, speciale. L’anima affina ti stima parecchio perché nonostante tutti i tuoi odiosi difetti, che conosce benissimo e che estirperebbe dal tuo – e dal suo – essere in fondo riesci a cavartela bene, a stare a galla.

L’anima gemella insomma ti ama, l’affine fa fatica a sopportarti (ma se non sei attorno gli/le manchi).

Con l’anima gemella devi discutere, parlare, spiegare. Con l’anima affine no. La prima sarà sempre pronta a supportarti, abbracciarti consolarti, dalla seconda aspettati tanti bei calci nel culo, dati forte, per tenerti dritto sulla tua strada. In fondo anche l’anima affine ti vuole bene, in fondo.

Se avete trovato un’anima gemella siete fortunati e felici, se avete trovato un’affine siete al sicuro da voi stessi e dagli altri. Se avete entrambe, come me, siete all’inferno.

(ecco un’altro articolo rimasto impigliato tra i tasti per anni)

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viaggi & miraggi

Torino – Parigi, un altro giro di Walzer

La prima volta che sono stata a Parigi avevo 23 anni. Facevo l’Università con molta noia e qualche profitto. Qualche anno prima sui banchi pigri di Matematica avevo incrociato una strana creatura e la strana creatura si era trasferita a Parigi.

Sin dall’inizio Parigi per me è stato un rincorrersi di sentimenti, di amori non nati, mal nati, morenti, annoiati, in bilico, in transizione, stanchi. Parigi si sa, è la città romantica per antonomasia, ma Parigi per me è sempre stata la città degli amori malati.

Nel walzer dei sentimenti, di questa città mi rimangono impresse alcune immagini, che poco hanno a che vedere con il motivo e la persona che mi ha portato sino alla capitale Francese.

Questa volta torno a casa con l’immagine nitida di due neri. Continue reading “Torino – Parigi, un altro giro di Walzer”

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Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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tra la via emilia e il west

piccole cose ovvie.

Poi ci sono quei piccoli pensieri, quelle piccole ovvietà finalmente palesate, che ti si piantano tra una costola e l’altra, lasciandoti il respiro a metà.

Un minuscolo dolore assurdamente acuto, come un gomito che sbatte su uno spigolo. Il piccolo gemito di una possibilità che si spegne, aspettatamente, ovviamente, eppure con tanto fragore. L’ho spenta io.

 

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L’amore (a)normale

L’amore normale, ci insegnano a scuola, è fatto da una coppia sposata, due bimbi biondi, un maschio e una femmina, la casa del mulino bianco, il suv, la baita in montagna e la villetta al mare. Poi queste famiglie le conosci dal vivo e sotto la coltre di normalità striscia spesso la noia più nera (quando si è fortunati). E la noia a volte è una visione rosea.

Poi ci sono gli amori (a)normali.

Ci sono le coppie omosessuali, con o senza figli, sposate o meno (“famiglie arcobaleno”).

Ci sono le coppie che più che coppie sono relazioni a n:n con buona pace e piena accettazione di tutti i coinvolti (“poliamory”).

Ci sono gli spiriti liberi, che condividono la vita con una persona non condividendone però gli spazi domestici (“LAT” o “living apart together”) benché magari si risieda nella stessa città.

Ci sono quelli che pur convivendo non hanno intenzione di firmare un contratto in merito e non si sposano (“coppie di fatto”)

“Loro”, quelli “normali”, hanno creato una etichetta specifica per ciascun tipo di legame che esula dalla loro visione del mondo. Ci hanno classificati, come si classificano in specie e sottospecie gli animali:

  • homo sapiens sapiens iris
  • homo sapiens sapiens multiamor
  • homo sapiens sapiens solus habitans
  • homo sapiens sapiens non matrimonialis.

L’amore chiuso nelle gabbie, anche solo in quelle semantiche, non vive bene. Soffoca, e lentamente si trasforma o muore. La gioia del vedere una persona, semplicemente per il gusto e la gioia di passarci del tempo è una cosa che si perde con la routine del “dovere” stare a certi parti.

multiamor? solus habitans? non matrimonialis? iris? La felicità non risiede in una formula pre-scritta e legalizzata. La felicità salta fuori dagli angoli più inaspettati, con dei miracoli alchemici.