kendo & jappy

Dissertazioni sul concetto di zanshin

Premessa: questo articolo esce postumo, ovvero dopo gli esiti degli esami di 1° DAN di kendo.

Sono usciti i temi dello scritto dell’esame di 1° DAN: ki ken tai icchi, zanshin, e le parti dello shinai. Ovviamente se ne parla, eccome, con i nostri senpai in una acuta dissertazione soprattutto sul concetto di zanshin.

versione 1:  zanshin  è odia il tuo nemico anche quando l’hai già ucciso

versione 2: Lo zanshin è quella cosa che sei troppo un figo e il ki ken tai icchi e quando ti danno ippon.

versione 3: Zanshin è un concetto filosofico che prevede di assumere un atteggiamento tanto più serio e falsamente consapevole quanto più disordinata e casuale sia la serie di azioni che lo precede.

Direi che siamo a buon punto

kendo & jappy

Esami di kendo…

Funziona sempre così. Tu giochi, ti diverti, saltelli qui e là brandendo un bastone di bambu e tra un livido, uno shinai da rimettere a posto, un’hakama da stirare il tempo scorre, e arriva il momento di fare l’esame.

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Io odio gli esami. Ci sono attività che faccio per il risultato – il lavoro principalmente- e robe che faccio per puro diletto. Nelle prime l’esame è il risultato, ci vai preparato, duro, pronto, incazzato. Nelle seconde l’esame è una formalità che non mi piace espletare, perché il piacere è semplicemente nel fatto che queste cose facciano parte della mia vita. Non ho nulla da dimostrarmi e nulla da dimostrare. Eppure l’esame si deve fare, e lo faccio (sabaudité).

Mi siedo, respiro, gestisco la tensione, estrometto la tensione altrui, cerco, ostinatamente cerco di non pensare. Perchè il gioco è tutto lì, smettere di pensare a quello che devi fare, smettere di caricare tensione su tensione. L’ideale sarebbe presentarsi a testa vuota e semplicemente fare quello che devi. Le cose, in fondo, o le sai fare, o non le sai fare, non c’è una strategia dell’ultimo momento, una scorciatoia, un’illuminazione o un superpotere. Quindi è inutile preoccuparsi, il mio kendo è quello che è,  quello di venerdì, lo stesso era sabato, e oggi non sarà cambiato di un pelo di daino giapponese (*) (**).

Almeno questa è la teoria, ed è una teoria che funziona molto bene sulle cose intellettuali, su quelle fisiche, hmmm… è da rivedere. Si perché puoi anche avere la testa libera, ma quando hai le gambe mosce, le braccia di legno e fa un caldo infernale, il gioco si fa teso e tetro. Poi si fa tutto, si fa tutto in qualunque condizione… basta prendersi per la collottola infilarsi nel bogu – come si infila a forza un gatto riottoso nel trasportino – e prendersi a calci da soli fino in centro alla palestra. Lo spirito di sopravvivenza e un minimo di orgoglio fanno il resto. Che fatica però…

Ho contato mille errori, mille inesattezze e mi sono vista da fuori come un orsetto di peluche in armatura che provava a fare kendo. Non so se sia davvero stato così, non sono negli occhi dei miei senpai (***) (ovvio i senpai han detto che l’esame è andato bene, e cosa direbbe mai un amico, in tal frangente?) e dei miei esaminatori, ma così mi sentivo.

Fatica ripagate a botte di saké e birra, finiti gli esami e il jigeiko di rito (e si, le ho prese in jigeiko, quante ne ho prese. Una vocina dentro di me insinua che il periodo di grazia è appena finito).

 

In tutto questo ho imparato:

  • che il kendo mi piace lo stesso, nonostante gli esami, nonostante i gradi
  • che si possono condividere con gli amici anche gli esami
  • che il mio gruppo di kendo è una famiglia, calda, accogliente, condivisiva e che sa anche prendersi non troppo sul serio se serve
  • che la testa sgombra non vuol dire per forza essere sereni e tanto meno sciolti (con buona pace di yoga, training autogeno, respirazione, meditazione e compagnia cantando)
  • che non ho ancora imparato a gestire le aspettative mie e altrui, sono secchiona e mi do sui nervi da sola.

Al lettore, che da svariate righe starà leggendo obliquamente per scoprire qual’è stato l’esito dell’esame (ovvero quale kyu (****) mi sono guadagnata), dirò che l’esame è andato bene, che sono contenta. Tutto qui.

E questa è la versione di qualcuno che era seduto dall’altra parte della staccionata, sul blog del dojo presso cui pratico.

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NOTE:
  • (*) il pelo di daino giapponese è l'imbottitura usata in alcuni pezzi dell'armatura di kendo
  • (**) cotanta filosofia l'ho mutuata dal mio amico e kendoka A.P. di Bologna
  • (***) senpai è in giapponese il compagno o collega più anziano, al meno nel senso di anzianità di pratica. Quello più giovane al contrario è il kohai. In dojo io sono normalmente il kohai, tutti gli altri - salvo i miei co-esaminati - sono senpai
  • (****) i kyu sono i livelli precedenti ai dan nel kendo, da 6° a 2° kyu gli esami si fanno all'interno del dojo - ed è stato questo il caso -  il 1° kyu e i dan si danno poi davanti ad una commissione nazionale.