live @ Torino Beach, mondo animale

L’ultimo giorno

Quando hai un animale malato, malato tanto da non poter essere curato, hai l’onore e la responsabilità di decidere ‘quando’ abbatterlo. E’ una linea sottile e soggettiva quella che separa la dignità di vivere dalla dignità di morire, ed è una linea che va in conflitto con l’incapacità tutta umana di accettare la separazione da ciò che amiamo: luoghi, animali, persone.

Io poi, con la separazione me la cavo particolarmente male, quasi che mi accorga di essere legata a qualcuno o a qualcosa solo nel momento in cui scivola via.

Così ieri sera l’ho guardata muoversi, un po’ rigida quasi camminasse sulle uova, l’ho guardata accucciarsi cautamente, un piccolo movimento alla volta. Ho fissato in quei suoi profondi occhi verdi, e ho visto la sua infinita voglia di vivere vacillare. Anche le leonesse più coraggiose cedono. Basta così.

kendo & jappy

disquisizioni di iaido

Ultimamente sto aiutando un mio compagnuccio di dojo a rendere efficiente il sito della Do Academy di Torino (ed è anche per questo che scrivo poco), dove faccio kendo. L’amico oltre ad essere un mio sempai (più alto in grado, più anziano in termini di pratica) kedoisticamente parlando e anche un infervorato iaidoka, e da un paio di settimane sta cercando disperatamente di convincermi a darmi (anche) allo iaido.

Amico: Vieni a fare Iaido, provalo su, almeno completi la tua formazione da Samurai. Poi ci sono “giovani” aitanti (n.d.r. qui c’è dell’ironia in merito all’età media della nostra sezione di iaido) 

Io: sai per me i quarantenni potrebbero essere aitanti… è una questione anagrafica. Mi rifiuto, però, di fare uno sport che: 1) si fa di sabato. 2) non prevedere il prendersi a bastonate. Anche se lo iaito è bello eh. bello bello.

Amico:  tanto sabato in autunno starai a casa a mangiare le castagne e poi ha coccolare Gattoscemo mentre guardi qualche recensione del gioco da tavolo di turno; se invece pratichi Iaido almeno maneggi qualcosa che ti piace e ti appaga.

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L’oscuro oggetto del desiderio, lo iaito, è descrivibile per l’immaginario collettivo come una replica delle antiche katane, in materiale diverso ovviamente e non affilata. Insomma una katana che non è un’arma… E per chi gioca a fare il samurai e a prendere a spadate la gente, beh è quanto meno evocativo.