live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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kendo & jappy

Istantanee delle qualifiche CIK

Lo so, cominciare l’agonismo a 40 anni è una barzelletta. Non ho mai amato le competizioni, non l’ho mai fatto volentieri. Trovo ridicolo osannare o infagare una persona per la prestazione di alcuni minuti, per la voglia di affermarsi a scapito dell’altro, per la rabbia – anche se ben veicolata – che mostra in quel momento. Quindi, se mi capita di dover andare ad una fare una gara di kendo, la faccio certo, ma con una certa filosofia.

Così sono stata alle qualifiche dei campionati nazionali di kendo, a squadre. Ci sono andata per l’avventura, per la squadra ‘sovversiva’ (quattro donne e un ragazzo). Benché la gara non sia andata nel migliore dei modi, ne esco soddisfatta, nel mio. Ho fatto quello che sapevo fare, né più ne meno. Mi porto però alcune belle fotografie mentali…

Il saggio con le caramelle.

Esco dallo shai, andato male – ovviamente, con quel tipico sapore agrodolce: hai fatto benino, potevi fare meglio forse, comunque è andata male. La squadra è ben più amareggiata di me e siamo a bordo shiai-jo un po’ mesti (di solito siamo dei casinari). Si avvicina Mr D. e da dietro alla sua barba mi dice: << sai cosa dico sempre ai bimbi del kendo? >> Rispondo che non lo so… <<Nel kendo non di perde mai – continua – qualche volta si vince, e tutte le altre si impara qualcosa. Vuoi una caramella?>>.  Continue reading “Istantanee delle qualifiche CIK”

live @ Torino Beach

Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…

L’altro giorno mi è capitato in mano un libretto di poesiole miste, che creammo e stampammo all’interno di un progetto di letteratura italiana nell’anno scolastico 1989-1990.

In breve, gli alunni di quella seconda liceo scientifico di allora, e tra loro io, si cimentarono nello scrivere poesie, e se ne fece un libretto che venne distruibuito a noi allievi e agli insegnanti.

Rileggendolo adesso, 26 anni dopo, ne apprezzo la postfazione dalla nostra mitica prof di italiano e letturatura, musa istigatrice o ispiratrice di quest’opera omnia. Ne rileggo divertita e nostalgica le dediche, le frasi scritte a penna, in brutta calligrafia, dai miei compagni di classe di allora, ormai tutti – o quasi – persi nelle nebbie degli anni. Soprattutto, rileggendo ora quelle brevi poesiole, mi rendo conto di essere stata una poetessa veramente infame, banale e goffa. C’era però gente  sapeva usare le parole molto bene. Un quarto di secolo dopo, i pochi versi di alcuni ragazzi e ragazze di 15, 16 anni mi lasciano piacevolmente emozionata e impressionata. Evidentemente c’è chi nasce poeta. Continue reading “Sono solo parolette, non mettetemi alle strette…”

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Coincidenze

Tra Torino e prima cintura abitano un milione e passa di persone. Un milione e passa.

Qual’è la possibilità esatta, senza essersi dati appuntamento, di trovarsi sullo stesso vagone della metropolitana, spalla a spalla?

Va bene, ero fuori dai miei percorsi abituali. Ma non pensavo di trovarti lì, con lo stesso cappotto di 2 anni e mezzo fa, mentre andavi in ufficio.

Lo stupore mi ha raggelato. Non ti ho salutato e neppure tu l0 hai fatto, ammesso che tu mi abbia riconosciuta. Vicini ci siamo finti – o trovati – estranei. Forse lo siamo sempre stati.

Buon lavoro, e un abbraccio.

tra la via emilia e il west

Polaroid di un altro tempo (7)

Lo spazio di un respiro, un breve sguardo ad assaporare luce ed aria della terra ti è stato sufficiente e già di troppo, ti sei assopito e non ti desterai. Ma forse in uno sguardo, in un anelito ti apparvero d’un tratto tutti i giochi e della vita tutte le sembianze,  e inorridito ti ritraesti.

(Hermann Hesse)

tra la via emilia e il west

Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.

Ricordi il nostro primo giorno della memoria?

Ti ho convinto a guardare Schindler’s List, nonostante i pregiudizi e le paura che ti avevano imposto. Eravamo seduti sul letto davanti alla tele, dietro la finestra la nebbia rendeva la sera irreale. Avevi paura, paura di provare tristezza, paura di avere paura, paura di confrontarti con la storia e con i tuoi sentimenti. Paure di un bimbo protetto fino quasi all’annientamento.

Hai guardato il film in silenzio, attento, con quei tuoi grandi occhi scuri. Ogni tanto hai tirato sul col naso. Poi il film è finito, e mi hai detto che ti era piaciuto, che eri stato sciocco ad averne avuto paura. Mi hai chiesto se davvero l’olocausto era accaduto, e se era davvero accaduto in quei termini. Ho cercato di spiegarti che certi lati della nostra storia sono molto oscuri e che vanno affrontati e guardati bene nel profondo del loro abisso, perché ognuno di noi che lo fa, si ergerà a guardiano affinché certi orrori non si ripetano. Ho cercato di spiegarti che anche nei periodi più oscuri si può scegliere di non essere complici, cercare di fare la differenza. Ti ho raccontato delle tante persone qualunque che hanno aiutato altri a nascondersi, a scappare, che hanno dato un’informazione sbagliata, che hanno passato un bimbo altrui per loro. Continue reading “Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.”

tra la via emilia e il west

Polaroid di un altro tempo (5)

Quattro anni sono pochi. Presto ti dimenticherai di tutto e Bologna sarà solo ‘quel posto dove ho vissuto per un po’, una volta” Dicevi guidando piano per le vie di Bologna.

Avevi ragione, sta succedendo. Mi sto dimenticando dei luoghi, delle vie, dei nomi e dei visi delle persone. Tutto sfuma, sbiadisce. Sei un vecchio saggio.

kendo & jappy, live @ Torino Beach

salti nel tempo, all’indietro.

Ci sono abitudini che ho perso. Piccoli gesti, routine periodiche, che appartengono a un passato più o meno lontano.

Sono passati 15 anni dall’ultima visita di idoneità all’attività agonistica.Ho dovuto rifarla recentissimamente, per il kendo. Non è cambiato nulla. Ancora ti aggiri come un imbecille in mutande e accappatoio, ancora pedali sputando i polmoni su una bicicletta, ancora pisci in un contenitore…

L’ultima volta che sono andata in fumetteria con qualcuno a sprecar tempo era il 2011. Mi è sempre piaciuto perdermi tra gli scaffali commentando disegni e edizioni. Lo facevo spesso con il fog a Torino, alla fumetteria della Rinascente. L’ho fatto qualche volta a Bologna, da Alessandro Edizioni, quando avevo una specie di famiglia.  Poi, famiglia o non famiglia, ho smesso di cercare immagini negli scaffali, in compagnia o da sola. L’ho rifatto, alla caccia disperata del nr°1 di Bamboo Blade – acquisto compulsivo e kendoisticamente obbligatorio. 20151010_194155 Continue reading “salti nel tempo, all’indietro.”