live @ Torino Beach

impalpabilmente

Davanti all’ennessima birra, parlando di non so più che cosa, ti ho preso il polso, istintivamente. E’ un gesto che non faccio spesso, non amo – di fondo – il contatto fisico.

Sotto i miei polpastrelli ho sentito il cuore, un ritmo preciso, caldo, pieno, vivo. E io ti ho sempre immaginato esattamente così, ostinatamente vivo, vivo, nonostante tutto.

…Tum, Tudum, Tudum…

Forse solo nella mia mente, quel flusso regolare ha avuto un sussulto di tono:

Tum, Tudum, …TUDUM

Quando ho alzato lo sguardo, nell’imbarazzo totale, ho avuto l’impressione di scorgere i tuoi splendidi occhi – divertiti e colpevoli – attraversati dal  mio stesso stupore.

Ho imposto alla mia mano, riottosa, una ritirata strategica, dal lato giusto del tavolo, sul boccale.

[e anche questa è rimasta incastrata in qualche angolo del computer per un lungo tempo indefinito.]

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Chiudendo cerchi

Se, su un foglio, disegni un cerchio a matita, chiuderlo è un gioco. Ci metti un secondo, metti a fuoco il punto di inizio et voilà, con un attimo di destrezza, unisci il punto di inzio con un unico tratto, tondo perfetto. Il cerchio e chiuso e puoi seguire quella forma perfetta con gli occhi all’infinito, nella sua assoluta permanenza, serenza, statica.

Ciudere i cerchi, nella vita, è un po’ più complessi. La matita si spunta, la strada è tanta, la concentrazione si perde.

Ad aprile del 2014, in un momento abbastanza buio della mia vita, decisi di provare a digerire quello che mi stava succedendo intraprendendo un viaggio a pieidi. Fu una scelta a caso, consigliata en passant da una amica che osannava un viaggio a piedi fatto anni prima con le sue bimbe, e dei simpatici asinelli. Tanto per fare qualcosa, purché quel qualcosa fosse un cambiamento di scenario, presi lo zaino e partii. In quel viaggio conobbi una persona. o meglio ne cobbi tante (alcune delle quali mi sono rimaste amiche da allora), ma ‘quella persona’, pur non sapendolo e non immaginandolo, credo, mi cambiò la prospettiva. Continue reading “Chiudendo cerchi”

live @ Torino Beach, mondo animale

L’ultimo giorno

Quando hai un animale malato, malato tanto da non poter essere curato, hai l’onore e la responsabilità di decidere ‘quando’ abbatterlo. E’ una linea sottile e soggettiva quella che separa la dignità di vivere dalla dignità di morire, ed è una linea che va in conflitto con l’incapacità tutta umana di accettare la separazione da ciò che amiamo: luoghi, animali, persone.

Io poi, con la separazione me la cavo particolarmente male, quasi che mi accorga di essere legata a qualcuno o a qualcosa solo nel momento in cui scivola via.

Così ieri sera l’ho guardata muoversi, un po’ rigida quasi camminasse sulle uova, l’ho guardata accucciarsi cautamente, un piccolo movimento alla volta. Ho fissato in quei suoi profondi occhi verdi, e ho visto la sua infinita voglia di vivere vacillare. Anche le leonesse più coraggiose cedono. Basta così.

live @ Torino Beach

D’amore e di possesso

L’amore ti cammina vicino, affianco. L’amore ti vuole come sei e dove sei, l’amore non strattona, non cerca di cambiare i tuoi piani, non ti trascina lontano dai luoghi, dalle persone e dalle cose che ami. L’amore parla sottovoce, non è geloso, non ti ferisce. L’amore sa ritirarsi in silenzio, se deve, e aspettare nel caso.

Il senso del possesso vuole camminare tenendoti al guinzaglio, ti vuole a modo suo, mai più lontano di un metro. Strattona, sbalza i tuoi progetti e ti allontana dai luoghi e dalle cose e sopratutto dalle persone che ami, dividi et impera. Il senso del possesso grida, fa casino, ti ingabbia, ti punisce, ti taglia ed esplode in un cascata di proiettili tutte le volte che ti allontani.

Scambiare il possesso con l’amore è un errore madornale, soprattutto per chi ne è l’oggetto, perché finisce sempre macellato.

E se ancora non riesco, non sempre, a non voler avere il possesso di qualcuno, almeno – anche se un po’ a denti stretti – gli lascio vivere la sua vita, vicina o lontana che sia, guardando in silenzio. So che chiedere, imporsi è strattonare è crudele, e ingiusto. E detesto quando viene fatto a me. Ho – e a mie spese – imparato  bene a distinguere bene tra amore e possesso quando ne sono l’oggetto e ad allontanarmi da chi pretende di controllare la mia vita, moroso, ex, amico o amica che sia. Basta sabotaggi.

Bye Bye.

kendo & jappy

Il lungo viaggio di un bogu

Il mio bogu, comprato in Giappone, ha viaggiato in una settimana più a lungo di quanto non viaggerò io in tutto l’anno. E lo ha fatto a tempo di record.

Giovedì, Luglio 09, 2015 Luogo Tempo
20 Spedizione Consegnata – Firmata da : TURIN 11.22
19 Spedizione in consegna TURIN – ITALY 9.39
18 Spedizione arrivata – TURIN – ITALY TURIN – ITALY 9.17
17 Spedizione in transito – MILAN – MALPENSA – ITALY MILAN – MALPENSA – ITALY 7.12
15 Spedizione sdoganata MILAN – MALPENSA – ITALY MILAN – MALPENSA – ITALY 6.34
13 Gestione documentazione doganale in corso MILAN – MALPENSA – ITALY 5.46
12 Spedizione in transito – LEIPZIG – GERMANY LEIPZIG – GERMANY 4.38
10 Spedizione in transito – LEIPZIG – GERMANY LEIPZIG – GERMANY 1.04
Mercoledì, Luglio 08, 2015 Luogo Tempo
9 Spedizione in transito – FRANKFURT – GERMANY FRANKFURT – GERMANY 19.35
7 Spedizione in transito – FRANKFURT – GERMANY FRANKFURT – GERMANY 17.13
Martedì, Luglio 07, 2015 Luogo Tempo
6 Spedizione in transito – TOKYO – JAPAN TOKYO – JAPAN 21.38
4 Spedizione in transito – TOKYO – JAPAN TOKYO – JAPAN 19.28
3 Spedizione in transito – FUKUOKA – JAPAN FUKUOKA – JAPAN 15.26
1 Spedizione ritirata FUKUOKA – JAPAN 10.56

Visto che è stato ordinato il 2 di Luglio nel pomeriggio, direi che a AJB e DHL hanno fatto un discreto miracolo.  Peraltro il bogu stesso è decisamente bellino, le misure perfette. Bravi e grazie.

 

live @ Torino Beach

primo comandamento: non disturbare

Siamo sabaudi, si sa. Ci hanno abituati a vivere nella vita degli altri in punta dei piedi, stando attenti a non disturbare, a non alzare troppo la voce, a non fare pressione, a non cercare attenzioni.

Così ti trovi a pensare ad una persona, a pensare che avresti piacere di sentirla, di salutarla, di vederla ed è più forte di te, non componi quel cavolo di numero sulla tastiera. Ho un po’ di persone su questa terra che negli ultimi giorni avrei veramente voluto sentire: amiche di passi, compagni di giochi, senpai di kendo. Puntualmente però quando vorrei sentirli mi fermo pensando che magari stanno lavorando, sono impegnati, stanno felicemente vedendo una persona speciale. Fermo le dita e non chiamo. Non disturbo.

Poi è arrivato whatsapp, il paradiso dei timidi. Certo whatsapp è più discreto, se puoi rispondermi bene, se no mi risponderai con comodo, quando hai tempo. Ma… ma anche whatsapp è invadente, fa quel piccolo bip, ti segnala il messaggio arrivato, anche whatsapp potrebbe fare pressione, disturbare, creare imbarazzo (mi viene in mente per esempio una cara amica che ha un marito molto geloso)… e quindi faccio fatica anche a mandare un messaggio.

Ho un bel da dirmi che – a meno di non comportarsi da stalker – mediamente un/a amico/a è ben felice di avere tue notizie, di sapere che è nei tuoi pensieri; è più forte di me, ho paura di disturbare, ho paura di forzare attenzioni. Spesso anche i messaggi mi rimangono sulla punta delle dita.

Così stamane un messaggio, forse atteso, mi è rimasto incastrato sul touch screen. Qualcosa mi dice che anche gli altri rimarranno spiaggiati lì, sulla superficie lucida del telefono.

Sono patologica. Non c’è nulla da fare.

live @ Torino Beach

il tempo fermo

Siamo tiranneggiati dal tempo, abbiamo scadenze, appuntamenti, posti da raggiungere, compiti da svolgere. Il nostro cervello in qualche modo mantiene un orologio interno, per aiutarci a sapere in quale punto del giorno siamo, orologio al polso o meno.

Dentro di me c’è un orologio atomico probabilmente. Nella mia scatola cranica, evidentemente vuota, risuona del cesio ionizzato. Ogni 9.192.631.770 cicli di radiazione, nella mia mente scatta un secondo. Tic. Questo complesso meccanismo interno mi da un’idea abbastanza precisa del momento presente e difficilmente sbaglio in modo sensibile se mi si chiede al volo l’ora che penso sia.

Succede a volte, rare volte, però, che il cesio si fermi e con esso il tempo.

Niente più futuro e passato, niente più minuti da rincorrere, resta solo il momento presente, dilatato all’infinito. Tutto il mio mondo, tutto quello che il fondo della mia anima inquieta desidera è li, sulla punta delle mie dita. Il cervello smette il suo eterno errare e respiro a piene narici quella felicità leggera, che nulla, se non se stessa, cerca. E anche il cielo che cambia colore all’avvicinarsi del crepuscolo o dell’aurora, perde il suo significato temporale.

Quando il tempo ritorna, lo fa dandoti una bastonata ben assestata sulla nuca, che ti rimette in moto, e di corsa, imprecando.

L’ho già detto in un’altra vita, bisognerebbe morire lì, prima della bastonata.

live @ Torino Beach

finché non lo dici non é reale

Nulla esiste, nulla è reale finché non prendi il coraggio di dirlo ad alta voce.

Quando ti fermi, metti in ordine le parole, le accetti e ci metti il fiato per dar loro una dignità di realtà allora si, quella sensazione, quel sentimento, quell’idea immediatamente si materializza nella realtà ed esce da mondo onirico della tua testa. Da quel momento non puoi più ritirarla indietro, da quel momento esiste, vive di vita propria e interagisce con gli altri autonomamente, ma tu ne resti l’unico responsabile.

Per questo a volte vale la pena di fermarsi e parlare. A volte è necessario dare voce a quello che è ovvio, a quello che è palese, per dargli una vita autonoma. Altre volte invece è decisamente opportuno tenere la bocca chiusa e relegare certi oggetti nei nostri mondi onirici.

Scrivere, scrivere, invece, è una ipocrita via di mezzo.  A nessuno, infatti, è mai chiaro quale sia il confine tra la licenza letteraria e le tue vere intenzioni. Sono ipocrita, mi nascondo tra le sfumature di questo grigio (e no, non le 50 sfumature di grigio del libro famoso…)