Storie di altri mondi

Nebbia

15 febbraio 2012, h 7.00

Alex si sveglia con poco entusiasmo, come tutte le mattine. Zittisce la sveglia in fretta, e getta una morbida occhiata a Lara, che ancora dorme appollaita sul margine del lato sinitro del letto. Da quasi un anno, da quando cioè Alex ha abbandonato la sua fredda città sull’oceano per condividere il suo tempo con Lara, Alex e Lara condividono il letto e la piccola villetta a schiera, persa nella “Bassa” (la pianura, a tratti sotto il livello del mare che si sdraia tra Bologna e Ferrara).

Si alza stancamente e, mentre di trascina in bagno, Alex butta un occhio al paesaggio oltre la finestra della camera da letto. Niente, solo una spessa coltre bianco latte che nasconde qualunque cosa. Nebbia, maledetta nebbia.

Alex non ama la nebbia, non c’è abituato. Per trentacinque anni ha vissuto con l’oceano sdraiato davanti alla porta di casa. La nebbia densa della Bassa, che imperversa ostinatamente da ottobre a marzo nella Bassa, lo mette a disagio. Questo vivere senza mai trovare l’orizzonte, senza riuscire a discernere il mondo a pochi metri di distanza lo inquieta. La sua fantasia insiste nel fargli intravedere pericoli e mostri che occhieggiano nel bianco. Gli sembra di stare impazzendo, di avere le allucinazioni. Quando succede, Lara, sorridendo gli dice che è solo nebbia e che lui ha troppa fantasia. Continue reading “Nebbia”

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tra la via emilia e il west

Se tu desideri di essere con qualcuno, non ci sei forse già?

<<Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l’ora di essere da te!
Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta. E tuttavia – quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse: “Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa”.
“Ma sicuro che vado, alla festa” dissi io. “Cos’è che ti riesce tanto difficile da capire?”

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il mondo attorno

Palio? No grazie.

Prove del palio di Siena anno 2015. Déjà vu.

I cavalli corrono allo stretto, con curve a gomito, sul tufo. Attorno a loro il carrozzone infinito dei palio: giudici, contradaioli, turisti. Tutti ammassati in piazza, tutti esaltati. Casino e adrenalina alle stelle. Al centro dell’attenzione e delle aspettative di tutti i cavalli, nervosissimi, eccitatissimi, sudati.

I cavalli partono, si spintonano e si fronteggiano sotto la guida esperta e severa del fantino. Una inciampa sul cavallo che la precede, cade, si frattura l’anteriore destro. Inutile la corsa in clinica, i veterinari possono solo constatare il danno non riparabile alla gamba e abbattere pietosamente l’animale.

Non è una novità, è una routine che chi è nel mondo dei cavalli conosce bene. Ai pali i cavalli che corrono non sono adatti, troppo esili, troppo nevrili, troppo veloci. I pali erano fatti per essere corsi con i cavalloni da guerra, da tiro leggero, a volte muli. I purosangue e i mezzosangue sono troppo potenti per quei circuiti sacrificati. E’ come fare correre una Ferrari sul circuito degli autoscontri. I cavalli cascano, si inciampano gli uni negli altri, tirano dritte le curve, e si spaccano. In tutta ‘pulizia’ l’animale viene caricato su un van, tra gli sguardi indifferenti della gente, e abbattuto altrove, lontano dagli occhi e dal cuore della festa.

In media al palio di Siena viene abbattuto un cavallo ogni 2 anni. E poi ci sono il palio di Ferrara, di Asti, quelli sardi, quelli siciliani e chi più ne ha più ne metta. I problemi (e spesso anche i cavalli che corrono) sono gli stessi.

Finché ai pali non correranno di nuovo animali ‘adatti’ al tipo di corsa che viene fatta, io mi rifiuto di parteciparvi. Non cambierà il sistema e certo mi sarò persa uno degli spettacoli più affascinanti della tradizione italiana, ma proprio perché amo profondamente i cavalli non posso sopportare l’idea di alimentare questo mattatoio.

(ne ho scritto altre volte… qui, qui e qui – e in quest’ultimo articolo, il copione è stato esattamente lo stesso di ieri, forse bisognerebbe che a Siena si ponessero delle domande.)

FONTE: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/06/29/palio-sienainfortunio-cavalloabbattuto_27d82300-e025-463c-82d3-1b4e9580194e.html

live @ Torino Beach

L’odore dei luoghi.

I luoghi, sembra strano a dirsi, hanno odori tipici. Odori che si legano indissolubilmente a ricordi, persone, momenti.

Anche le città hanno odori…

Torino per esempio sa, in primavera, inconfondibilmente, di Mughetto. Lo senti la sera, quando respiri con il naso per aria l’aria ancora fresca.

Bologna, Bologna sa di tiglio. Quell’odore morbido e caldo che si spande nelle prime serate calde, che preannunciano un’estate infernale. Gli innamorati escono, mano nella mano, in abiti estivi e le effusioni si sprecano. Sarà il tiglio che è afrodisiaco, sarà l’irrequieto sangue emiliano… Sono stata mano nella mano anche io nell’odore dei tigli di Bologna…

Ferrara, Ferrara mischia ai tigli l’odore di magnolia, ancora più intenso ancora più caldo se possibile. Mentre annaspi nell’aria umida la magnolia di riempie i polmoni e ti fa, in qualche modo, pensare al mare, quasi vicino. E l’idea del mare Adriatico, che se visto da vicino ricorda una vasca da bagno infangata, da Ferrara le sere di primavera è un miraggio piacevole e quasi a portata di mano.

Pinerolo invece a Natale sa di panettone, o almeno sapeva di panettone, quando la Galup passava il tardo autunno a impastare e cuocere in vista delle feste e tu, che tornavi da qualche scorribanda su e giù per le valli. Ti perdevi con l’acquolina in bocca, sognando zucchero e mandorle tostate.

Ci sono sfumature di odori che fanno da colonna sonora ad ogni posto che amiamo (o che odiamo). Questo mughetto che così prepotentemente invade le mie narici in questi giorni (e che di sicuro ha sempre inondato – inavvertitamente al mio olfatto –  la mia città) quest’anno ha il gusto di una tanto agognata casa, di sorprese inattese, di possibilità improbabili…

live @ Torino Beach

Riconoscersi a pelle

Con alcune persone c’è feeling immediato.
Ti incroci, ti scambi uno sguardo e ti stai simpatico a pelle. Ed in genere la simpatia è reciproca. Le persone si annusano e si riconoscono affini, come i gatti (cit.).

Funziona un po’ come i colpi di fulmine, è una rivelazione a ciel sereno, ma in questo caso l’amore, per fortuna, non sempre c’entra. La birra forse c’entra di più. O forse dovrei dire che la birra c’entra sempre, i miei pochissimi ‘affini’ li ho conosciuti tutti davanti a una birra.

Io non sono particolarmente socievole. La mia socialità è spesso un esercizio di stile per dominare una timidezza limitante e un po’ invadente. Chi mi conosce un po’ bene sa che posso passare delle ore in silenzio in mezzo a un gruppo di amici, a scrutare timidamente fuori dalla mia boccia di vetro. Faccio il pesce rosso, osservo da dietro il vetro e non comunico. Lo facevo spesso una volta. Da febbraio dell’anno scorso esercitare la socialità è diventata una necessità primaria, per cui – man mano – sono diventata un po’ più brava. Ancora adesso però, benché mi sia divenuto semplice conoscere nuove persone e abbastanza facile metterle a loro agio, ho una grande difficoltà a entrare in confidenza con gli altri, a sentirmi, io, a mio agio. Ci metto tantissimo tempo, faccio molta fatica e in fondo davvero a mio agio con la maggior parte delle persone non mi ci trovo mai.

Per me l’amicizia a pelle è una splendida (e alquanto rara) alternativa. Trovarsi d’incanto a proprio agio ed in sintonia con qualcun altro / qualcun’altra è una magia di cui non mi so capacitare, ma che adoro profondamente.

(alle sere inaspettatamente corse via veloci, dietro una birra)

“…venivano dai più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l’universo, e invece neanche si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo,  il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso  – questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall,  perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, mai – lontani abbastanza – per trovarsi – lo erano quei due, lontani più di chiunque altro… (Baricco – Oceano Mare)”

tra la via emilia e il west

Au revoir les enfants

A Bologna e Ferrara ho lasciato persone e posti. Posti che chiamavo casa, con molto più sentimento di casa mia:

  • La Tana del Luppolo di JB
  • Il Circolo Evolution
  • La palestra del Musokan
  • Il campo volo do Castel Maggiore
  • Casa Calvart
  • Casa Ferrarese
  • Casa Grillenzoni

Alcune delle persone che vi ho conosciuto e alcune delle altre che ho conosciuto in varie peregrinazioni virtuali e reali sono state parte integrante della mia vita randagia in Emilia Romagna.

A loro vanno i miei più sentiti ringraziamenti, un buono di invito a Torino Beach, un abbraccio e una promessa di ritornare a trovarli presto e spesso.

Spero di essere riuscita a salutare tutti, mi mancheranno

ricorda coloro che ti vogliono bene te li porti sempre con te (EDA, 24/11/2014)