live @ Torino Beach

tra un boccone di sushi e di sashimi

C’è un rito che si ripete, da anni. Tanti.

Io e Dorian Gray ci concediamo una cena al Tobiko. Antipastino e sashimi, innaffiati da abbondante Asai e per finire doraiaki e umeshu. Caffé.

Su quel tavolo – quasi invariabilmente lo stesso – si sarebbero potute fare, periodicamente, le foto di due vite che scorrono. Foto di due alieni che crescono man mano, e poi invecchiano. O meglio: io invecchio… Dorian non cambia di un millimetro.

Tra un boccone di sashimi e l’altro, sottovoce nel silenzio del giapponese, sono passate gli amori, i lavori, la cassa integrazione, la mobilità, le assunzioni, le separazioni, i trasferimenti, i successi, le delusioni, i drammi e gli entusiasmi. Sempre sottovoce, con sornione sarcasmo e alieno distacco.

Mi rendo conto, che, a parte qualche segno (mio) del tempo, e una nota crescente di disincanto, il mondo ci è cambiato attorno, mentre noi siamo cambiati ben poco: alieni su questa terra, irrequieti e scontenti. Io che accumulo svolte a gomito in una vita che corre su terreni sconnessi, e Dorian con il suo scivolare leggero e rettilineo. Gli altri sono cresciuti, cambiati. Si sono sposati, hanno cambiato giro, hanno fatto figli. Continue reading “tra un boccone di sushi e di sashimi”

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live @ Torino Beach

Tu che hai venduto l’anima al diavolo…

Ci conosciamo da un po’, da anni.

E, per Giuda, mi rendo conto che in anni non sei cambiato di un millimetro. Non hai messo un capello bianco (e no, non ti tingi), non una ruga, non un kilo in più, se mai, forse, il contrario. Non hai nemmeno cambiato occhiali, neppure espressione, non un’ombra.

Io invece ho quotidianamente combattuto con la gravità, la ciccia, la cellulite, le rughe, i capelli bianchi, l’astigmatismo, le macchie solari e la disillusione immanente. Ho cambiato il modo di approcciarmi alla gente, ho cambiato sorriso e respiro. I sagrìn, si dice.

Oggi, infine, mi è venuta una folgorazione: bastardo, hai venduto l’anima al diavolo. E non è la cosa in sé che mi scandalizza, ma il fatto che tu ci sia riuscito e io no, che il diavolo abbia preferito comprare la tua anima, e snobbi la mai. Forse sapeva che, tanto, all’inferno, l’avrei seguito lo stesso.

Ma ora dimmi, come hai fatto? dove l’hai incontrato? cosa gli hai dato in cambio? e, accidenti, chi ha dipinto quel quadro che nascondi in soffitta? Insegnami, spiegami, portamici.

Ho i miei dolori, Dorian, dolori di cui non sai nulla. La tragedia della vecchiaia non è l’essere vecchi, ma l’essere giovani. (Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray)