live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

appaiando anime a caso

Si parla tanto delle anime gemelle, quelle che sono state create per stare vicine, secondo il mito platoniano. Le anime gemelle si compensano, sono complemento l’una dell’altra, si stringono assieme per essere una.

Le anime affini invece, sono le anime analoghe, specchiate. Stessi spigoli, stessi buchi, stesse cicatrici, stessa solitudine.

Analizziamo le differenze:

L’anima gemella non ti capisce, e non sarà mai in grado di farlo, però ti guarda affascinata e curiosa. L’anima affine ti capisce benissimo, anche troppo, anche senza bisogno di aggiungere parole. Ti capisce e in media ti giudica uno/a stronzo/a.

L’anima gemella ti adora, e ti ama profondamente anche per i tuoi difetti, ancor più che per i tuoi pregi. Apprezza quelle piccole imperfezioni che ti rendono unico, differente, speciale. L’anima affina ti stima parecchio perché nonostante tutti i tuoi odiosi difetti, che conosce benissimo e che estirperebbe dal tuo – e dal suo – essere in fondo riesci a cavartela bene, a stare a galla.

L’anima gemella insomma ti ama, l’affine fa fatica a sopportarti (ma se non sei attorno gli/le manchi).

Con l’anima gemella devi discutere, parlare, spiegare. Con l’anima affine no. La prima sarà sempre pronta a supportarti, abbracciarti consolarti, dalla seconda aspettati tanti bei calci nel culo, dati forte, per tenerti dritto sulla tua strada. In fondo anche l’anima affine ti vuole bene, in fondo.

Se avete trovato un’anima gemella siete fortunati e felici, se avete trovato un’affine siete al sicuro da voi stessi e dagli altri. Se avete entrambe, come me, siete all’inferno.

(ecco un’altro articolo rimasto impigliato tra i tasti per anni)

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Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. (M. De Cervantes)

Pare impossibile ma oggi vorrei essere a Bologna. Avrei voluto salutare Max, e abbracciare suo fratello e sua madre.

L’ultima volta che sono stata a Bologna, mi sono accorta di aver finalmente fatto pace con una città che ho tanto amato, e che gli eventi mi hanno, ahimé, fatto odiare con tutta l’anima. Bologna la bella, era tornata ad abbracciarmi con il suo dedalo circolare di portici, chiese e viuzze medievali. Passeggiando con un amico per il centro, mi erano man mano tornati in mente tutti gli angolini che avevo amato, le persone a cui avevo voluto bene.

Quel weekend, tra un passo è l’altro avevo deciso che la volta seguente che sarei scesa avrei fatto un salto a salutare Max, nella sua osteria. Max, come molte altre persone, a Bologna, era stato ‘tagliato’ dalla mia vita a un certo punto, di brutto, quando decretai di non voler più avere nulla a che fare con il mio ex-compagno e tutto il suo entourage. Un taglio netto, e via. Continue reading “Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte”

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Ritrovando la mia Bologna

Forse è vero “poi passa. Passa tutto prima o poi”, lo diceva una strana creatura dagli occhi cangianti.

Questo weekend ho ritrovato Bologna, la mia Bologna, quella che un tempo amavo. Sotto le lucine colorate di Natale, tra i negozi agghindati a festa, tornei di giochi e spacci di tortellini, giravo con il naso all’insù, gli occhi socchiusi a luna crescente e le lentiggini curiose sopra un sorriso largo.

Bologna è bella e calda, anche d’inverno. Le sue case rosse, cosparse di lucine stagionali la fanno somigliare ad un immenso presepe grasso, costellato di ghiottonerie di ogni tipo, libri e giochi.

Camminare su Bologna, i passi affianco a quelli dell’anima incosapevole, vicini e simili come due ciliege gemelle,  mi riporta indietro di molto tempo, ma in una variante universale più benevola e accogliente. Continue reading “Ritrovando la mia Bologna”

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Vita da topo di laboratorio

Pensaci, fai la vita del ratto.

Un segnale al mattino ti fa alzare, e tu bravo bravo ti vesti. Prendi la macchina, vai al lavoro e ti siedi. A pranzo ti alzi, prendi il vassoio, le posate e il coltello, ti metti in fila pigi il tastino giusto e ottieni il cibo, altro percorso, altro tastino… acqua e poi caffé. Ti siedi consumi, metti le stoviglie negli spazi indicati… Esci fai il giro dell’isolato, pigi un tastino… ascensore. Ti siedi al tuo posto, pigi sui tasti.

All’ora X esci, ti siedi in macchina e torni a casa. Mangi un boccone, ti schianti davanti alla televisione… 8 ore dopo un segnale ti sveglia e ripeti il giro.

Se sei un bravo ratto a natala hai la tredicesima, per comprarti un vestitino nuovo, o un tv più grande, o lucidare la macchina.

Buongiorno, ratto! benvenuto nella tua autocoscienza.

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Marmellata di fragole

Ho un debole per la marmellata di fragole: ti riempie la bocca di sapori esotici e dolci, ti porta lontana e ti fa volare alto, ti impiastriccia le mani e ti rimane appiccicata alle dita come una seconda pelle, ti lascia addosso quel gusto zuccherato e intenso.

Poi il barattolo finisce, e tu osservi il vuoto sconsolato alla richerca di qualche rimasuglio. Ti guardi le mani appiccicose, con una acuta nostalgia, cercando con la lingua di rubare tra le dita ancora qualche rimasuglio – ne resta sempre qualche traccia.

E’ una condanna, ti caria i denti e minaccia seriamente il tuo cuore. Ti distrugge lentamente dall’interno, mangiandoti le viscere e l’anima.

E’ dannazione eterna. Ci sarà sempre un’altro barattolo, nascosto in qualche piega del tempo. Poi solo aspettare, in un misto di paura e impazienza, che salti fuori.

La marmellata di fragola ti rimane attaccata alle dita e alle papille gustative per sempre, non te ne puoi liberare.

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che odore ha la delusione?

E’ un po’ che nell’aria respiro qualcosa di strano…

Attorno a me aleggia quello scomodo senso di attesa, l’attesa nera, quella di Damocle. Non è un periodo elettrizzante, non sto aspettando un viaggio, un regalo o una buona notizia… Cammino rasente ai muri, invece, guardandomi attorno incessantemente, nel tentativo inutile di parare il colpo prima che arrivi.

Poi il colpo arriva esattamente dal lato da cui non te lo saresti aspettato. Il progetto su cui ho tanto investito, in materia di tempo, e che ero sicura che – dato l’impegno – avrebbe dato sicuramente frutti abbandanti e succulenti, delude.

Zero, niente, nulla. Nessun risultato. Nessuna pacca sulla spalla a premiare tanta fatica e tanto entusismo. E tu rimani lì allibito chiedendoti ” Ma come?”.

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ostinatamente ludica

GobCob Deluxe 2016 – the day after

Finita la GobCon, ognuno di noi se ne torna mestamente a casa, con tante idee confuse e la malinconia degli amici ritrovati, goduti e nuovamente abbandonati per chissà quanto tempo…

Si, i ludici, e i ludici bolognesi – mia famiglia de’elezione – in specie, mi sono mancati. Mi manca il casino dell’Evo e la baracca fatta a casa dell’uno o dell’altro. Continue reading “GobCob Deluxe 2016 – the day after”

tra la via emilia e il west

Come una partita a carte.

In un’altro mondo, cammineremmo affianco.

In un’altra vita, ormai vecchi, guarderemmo stringendoci la mano il sole tramontare, seduti nel giardino che fu di tuo padre, mangiando fragole a Maggio. Ricorderemmo malinconici le corse sotto i portici dietro gli autobus, le partite a 37, il crescere dei figli che avremmo avuto.

Questa vita ci ha dato carte diverse. Tra le mie e le tue non riusciamo a farci neanche una partita a rubamazzetto, figuriamoci il bridge. Esistono altri tavoli, altre persone, altri giochi.