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Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. (M. De Cervantes)

Pare impossibile ma oggi vorrei essere a Bologna. Avrei voluto salutare Max, e abbracciare suo fratello e sua madre.

L’ultima volta che sono stata a Bologna, mi sono accorta di aver finalmente fatto pace con una città che ho tanto amato, e che gli eventi mi hanno, ahimé, fatto odiare con tutta l’anima. Bologna la bella, era tornata ad abbracciarmi con il suo dedalo circolare di portici, chiese e viuzze medievali. Passeggiando con un amico per il centro, mi erano man mano tornati in mente tutti gli angolini che avevo amato, le persone a cui avevo voluto bene.

Quel weekend, tra un passo è l’altro avevo deciso che la volta seguente che sarei scesa avrei fatto un salto a salutare Max, nella sua osteria. Max, come molte altre persone, a Bologna, era stato ‘tagliato’ dalla mia vita a un certo punto, di brutto, quando decretai di non voler più avere nulla a che fare con il mio ex-compagno e tutto il suo entourage. Un taglio netto, e via. Continue reading “Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte”

il mondo attorno, mondo animale

La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.

Non è cosa nuova che qui in Italia la gestione del territorio sia una scienza sottovalutata se non ignorata, nel migliore dei casi. Spesso e volentieri – ed è assai peggio dell’ignaranza – la gestione del territorio viene dato in mano a gente che agisce ad mentula canis (per i  non latinisti “alla cazzo di cane”) in base ai mal di pancia dei vicini, al sentito dire, a colpi di genio del suo gatto strabico.

Ormai non ci facciamo quasi più caso, sebbene il nostro paese abbia una lunga storia tragica di catostrofi naturali (o semi-naturali) evitabili. Ci prendiamo le nostre alluvioni, i nostri smottamenti, le nostre valanghe e i terremoti con danni (e morti) molto maggiori del possibile con cristiana rassegnazione, quasi pensando che sia il volere di una divinità severa e arcigna e non la nostra incompetenza a metterci in ginocchio.

L’ultima genialata (se vogliamo meno grave di altre, ma che mi tocca particolarmente) del ragionamento ‘ad mentual canis’ è il nuovo “piano per la conservazione del lupo” che vedrà il suo voto finale domani. Il nuovo piano prevede 22 punti per facilitare la convivenza tra lupo e attività umane, punti spesso controversi, tra cui spicca il 22/a che prevede l’abbattimento controllato del 5% degli animali selvatici quale misura per la protezione delel attività agricole delle zone abitate da questo animale. Continue reading “La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.”

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Cose perse

Quante cose si perdono nell’arco della vita: tempo, occasioni, possibilità, persone, animali, oggetti.

A volte alcune di queste ottengono una seconda vita, in mano ad altri.

A te che hai trovato ciò che io ho perso, abbine cura, dagli una nuova vita. Tienilo al caldo, vogligli bene, come gliene ho voluto io. Goditelo.

Io guardo le mie mani vuote, e mi chiedo come mi siano scivolate così tante cose dalle mani….

“I held a jewel in my fingers
And went to sleep.
The day was warm, and winds were prosy;
I said: “‘T will keep.”

I woke and chid my honest fingers,—
The gem was gone;
And now an amethyst remembrance
Is all I own.”

Emily Dickinson

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Le menzogne e le coccinelle

Le coccinelle, si le coccinelle – quegli insettini carini, tondini, buffini a pallini… loro, proprio loro – mordono. E fanno pure male, ti vengono dei ponfi pruriginosi grossi come delle monete.

Io posso capire che le vespe mordano, e facciano male – hanno l’aria feroce. Posso anche capire che le api, anche se sono puccettose, se in pericolo pungano, e poi muoiano. I ragni mordono, è implicito. Le zanzare, le pulci, i tafani etc… mordono, è nella loro natura. Posso anche accettare che quelle bestie disgustose note al mondo come cimici asiatiche, mordano. In fondo sono mefitiche…

Ma le coccinelle, cazzo, no! Sono amate da tutti, belline, puccettose, portano anche fortuna, tutti le trattano bene… ma perché diamine dovrebbero mordermi?!?

Allora capisci che il mondo è una merda. Che anche le cose belle e che ami ti mordono al braccio… e che ti hanno sempre mentito anche sulle piccole cose… Continue reading “Le menzogne e le coccinelle”

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Vita da topo di laboratorio

Pensaci, fai la vita del ratto.

Un segnale al mattino ti fa alzare, e tu bravo bravo ti vesti. Prendi la macchina, vai al lavoro e ti siedi. A pranzo ti alzi, prendi il vassoio, le posate e il coltello, ti metti in fila pigi il tastino giusto e ottieni il cibo, altro percorso, altro tastino… acqua e poi caffé. Ti siedi consumi, metti le stoviglie negli spazi indicati… Esci fai il giro dell’isolato, pigi un tastino… ascensore. Ti siedi al tuo posto, pigi sui tasti.

All’ora X esci, ti siedi in macchina e torni a casa. Mangi un boccone, ti schianti davanti alla televisione… 8 ore dopo un segnale ti sveglia e ripeti il giro.

Se sei un bravo ratto a natala hai la tredicesima, per comprarti un vestitino nuovo, o un tv più grande, o lucidare la macchina.

Buongiorno, ratto! benvenuto nella tua autocoscienza.

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Consigli stupidi per essere felici

Leggo, con un certo stupore, un articolo intitolato “15 consigli per ritrovare il benessere e il buonumore da subito”…

  1. abbraccia qualcuno. Certo, mi sermbra normale andare da qualcuno e abbracciarlo per sentirmi meglio, le persone sono peluche no? Stanno lì apposta perché tu le abbracci per star meglio, a disposizione.
  2. Fai una passeggiata nel verde. Avendo il tempo da perdere saltellando in giro… volentieri, ma non l’ho. E comunque camminare nel parco non mi ha mai cambiato l’umore, mica sono luogo-patica.
  3. Mangia una macedonia colorata, che il colore della macedonia mette allegria e poi le vitamine fanno bene. Allora, il cibo è cibo, non mette allegria che sia grigio o colorato e poi è autunno e non c’è frutta. Ma davvero, il vostro umore cambia anche con il colore del cibo?!? Al più posso prendere una pasticca di integratori.
  4. Bevete un bicchier d’acqua, potreste essere disidratati. Sul serio? Sul serio c’è gente che si dimentica di avere sete e di bere? Ma il QI medio dei lettori cos’è  – 5 anni?
  5. Una corsa rilassante. Che?!?!? La attività fisica più noiosa della terra dovrebbe mettere qualcuno di buon umore? Ma davvero? Non è che questa stronzata del running vi è un po’ sfuggita di mano? Sei incazzato, vai a correre. Hai l’influenza, vai a correre. Non resti incinta, vai a correre. Hai problemi economici, vai a correre. Un bambino ha il cancro, organizziamo una corsa…
  6. Fai meditazione. Si una cosa da cinque minuti… Ammesso e non concesso che la meditazione serva. Non è comunque una cosa che improvvisa così, senza averla mai fatta da un momento all’altro.
  7. Beviti un frullato. E daje con sta frutta salutare. Al massimo mangiati del cioccolato che almeno è porvato che induca la produzione di serotonina.
  8. Fai dei respire profondi. No, non sto partorendo e non ho neppure un’attacco di panico.
  9. Annusa un fiore o fai un trattamento di aromaterapia. Davvero?!? Davvero?!? La scienza del niente a 50 euro l’ora… Davvero?!?
  10. Uno snack salutare, non zuccherino. Tipo, trova la felicità rosicchiando un finocchio… L’aromaterapia si, un po’ di sani zuccheri o cioccolata che di fatto hanno un effetto provato scientificamente sull’umore no. hmmm.
  11. Una seduta di yoga, che garantisce il rilassamento immediato. Si, se sei un praticante di yoga esperto, altrimenti fatichi e smadonni…
  12. elenca 10 aspetti positivi della tua vita… ferma. Se avessi 10 aspetti positivi non sarei incazzata. Mi prendete in giro?!?
  13. Fai una buona azione. No vabbeh, cattodementi. Non so cosa sia una buona azione, e dubito sinceramente che mi metterebbe di buon umore
  14. una tazza di te per rilassarsi. Il te contiene teina, che non è un rilassante. E’ un controsenso
  15. Pianfica un viaggio. Avessi i soldi e il tempo, magari mi metterebbe di buon uomre. Ma non ho né l’uno né l’altro ed è forse questo il motivo per cui mi girano

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Marmellata di fragole

Ho un debole per la marmellata di fragole: ti riempie la bocca di sapori esotici e dolci, ti porta lontana e ti fa volare alto, ti impiastriccia le mani e ti rimane appiccicata alle dita come una seconda pelle, ti lascia addosso quel gusto zuccherato e intenso.

Poi il barattolo finisce, e tu osservi il vuoto sconsolato alla richerca di qualche rimasuglio. Ti guardi le mani appiccicose, con una acuta nostalgia, cercando con la lingua di rubare tra le dita ancora qualche rimasuglio – ne resta sempre qualche traccia.

E’ una condanna, ti caria i denti e minaccia seriamente il tuo cuore. Ti distrugge lentamente dall’interno, mangiandoti le viscere e l’anima.

E’ dannazione eterna. Ci sarà sempre un’altro barattolo, nascosto in qualche piega del tempo. Poi solo aspettare, in un misto di paura e impazienza, che salti fuori.

La marmellata di fragola ti rimane attaccata alle dita e alle papille gustative per sempre, non te ne puoi liberare.

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che odore ha la delusione?

E’ un po’ che nell’aria respiro qualcosa di strano…

Attorno a me aleggia quello scomodo senso di attesa, l’attesa nera, quella di Damocle. Non è un periodo elettrizzante, non sto aspettando un viaggio, un regalo o una buona notizia… Cammino rasente ai muri, invece, guardandomi attorno incessantemente, nel tentativo inutile di parare il colpo prima che arrivi.

Poi il colpo arriva esattamente dal lato da cui non te lo saresti aspettato. Il progetto su cui ho tanto investito, in materia di tempo, e che ero sicura che – dato l’impegno – avrebbe dato sicuramente frutti abbandanti e succulenti, delude.

Zero, niente, nulla. Nessun risultato. Nessuna pacca sulla spalla a premiare tanta fatica e tanto entusismo. E tu rimani lì allibito chiedendoti ” Ma come?”.

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