live @ Torino Beach

Visto che non so cosa sono i denari delle calze…

Woo woo woo eccoti la spiegazione dei denari della calze:
corrisponde allo spessore del filo adoperato, che qualche psicopatico definisce come “il peso in grammi di un rotolo/gomitolo di 9000m di filo”. L’equivalenza esatta non saprei fartela, ma dovrebbe essere 1 den(aro) = 10gr x 1 Km [molto circa, non sono così bravo]. Pero più è alto in valore, maggiore sarà lo spessore del filo e con queste diverse proprietà. In media le calze vanno dai 10 denari ad oltre 40. Alto valore, calza coprente, calorosa e quasi anti-sesso per eccellenza (*); al contrario diventa velata, leggera, fredda, fragile e sopratutto se ben usata molto molto interessante. Ovviamente il materiale fa molto in tutti quei casi appena citati. Questi valori sono usati quasi solo per le calze da donna in nylon, o almeno solo in quei casi ho notato così tanta attenzione. Noi masculi abbiamo un paio di parametri: mi sta? mi piace? Fine, altre storie non esistono.

(*) se incontri la coniglietta di Playboy o Megane Fox, può anche essere con il calzettone di spugna anni '80-'90 e sudaticcia dopo kendo, non nascono problemi di sorta; viceversa se non c'è la materia prima di base, nessun addobbo serve.
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kendo & jappy

La Nausicaa di Miyazaki

Ieri sera, in una serata uggiosa, sono andata a vedere Nausicaa della valle del vento, di Miyazaki. Premetto che adoro i film dello studio Ghibli e e quelli del grande maestro in particolare. Nausicaa, però, Nausicaa è a tutti gli effetti una splendida favola ecologista ante tempore che riempie gli occhi (il tratto speciale dello studio Ghibli a passo uno è una coccola per gli occhi che non ritroveremo più), la testa (si anche i cartoni animati a volte fanno pensare) e l’animo. Bellissimi i personaggi e tra tutti bellissima questa Nausicaa così forte, sensate eppure coraggiosa e battagliera (anche se continuo a preferire l’ira di Mononoke alla compassione di Nausicaa) e meravigliosi gli scenari che, visti sul grande schermo, fanno davvero sognare. Film per grandi, assolutamente e per piccini svegli – a cui bisogna assolutamente farlo vedere…

il mondo attorno

dalla parte delle bambine.

Un recente post polemico su facebook di una amica goblinessa mi ha fatto tornare per l’ennesima volta la bile alla bocca dello stomaco sulla questione gender…

Questo meraviglioso prodotto ludico distingue con molta nettezza quel che ci si aspetta dai bambini e quello che ci si aspetta dalle bambine. Per i bambini sono previsti soggetti attivi, scientifici e avventurosi (pirati, robot, dinosauri), per le bambine invece soggetti passivi, estetici e fiabeschi (fate, principesse, cuccioli). Così un oggetto apparentemente innocente e di puro intrattenimento diventa all’istante uno strumento di indottrinamento culturale che separa il mondo in femmineo (sentimentale, estetico e sognatore) e mascolino (attivo, costruttivo, materiale), come se, nella realtà di questo mondo, da adulti, questi ruoli fossero ancora così ben definiti. Continue reading “dalla parte delle bambine.”

tra la via emilia e il west

Giovani donne in gamba

Io sono una donna atipica, l’ho capito da un po’. Sono atipica perché credo fortemente nella totale uguaglianza dei sessi. Mi sono infatti sempre rifiutata di fare ciò che ci si aspetta che una donna faccia o di evitare ciò che viene normalmente riconosciuto come un gioco o un compito da maschio a priori. Ho sempre fatto quello che mi sembrava divertente, interessante o quello che era necessario fare, indipendentemente dal fatto che fosse ‘roba da uomini’ o ‘roba da donne’.

Dato quello che sono, non sono spesso dalla parte delle donne. Ritengo infatti che il maggior danno che viene arrecato al gentil sesso nella nostra società sia perpetrato proprio dalle donne stesse: dal modo in cui educano i loro figli maschi e le loro figlie femmine, dal modo in cui si lasciano trattare, da quello che sopportano, dalle cose a cui rinunciano, dagli stereotipi a cui si piegano, dall’atteggiamento passivo-aggressivo con cui si rapportano agli altri.

Spesso, quando vedo certi atteggiamenti femminili, mi monta la rabbia nel pensare che se la maggior parte di noi non adottasse comportamenti, che giustificano, in tutto o in parte, quella discriminazione strisciante e quel maschilismo sotteso che ancora serpeggiano nella cultura della nostra nazione, allora la vita di tutte le italiane sarebbe più semplice e in qualche modo migliore.

Poi mi capita di ricredermi. Poi mi capita di pensare che in fondo le donne sono in media abbastanza in gamba e che il mondo sta cambiando, o anzi il mondo lo stiamo cambiando.

Nelle mie peregrinazioni ho conosciuto 4 ragazze, tutte tra i 25 e i trent’anni. Tutte e quattro (e quindi quattro su quattro) donne in gambe, fanciulle che si rimboccano le maniche e cercano ostinatamente di spingere la vita nella direzione che desiderano, al di là degli stereotipi culturali, al di là delle famiglie, al di là del futuro che qualcun altro aveva disegnato per loro. C’è chi ha lasciato la sua nazione per procurarsi, davvero, un futuro migliore in un altro paese. C’è chi si è presa il terremoto dell’Aquila sulla faccia e da sola si è rimboccata le maniche per spostarsi, riprendersi e ricrearsi una vita da un’altra parte, c’è chi non ha accettato la vita da brava mogliettina rinchiusa in un piccolo paese del meridione e chi infine si è ribellata ad una relazione claustrofobica e morbosa.

Quando vedo queste ragazze che non si piegano ad una cultura che le vuole relegate al mero ruolo di mogli e di madri, e subordinate a un qualche maschietto a cui sacrificano cultura, indipendenza e carriera, beh… quasi quasi ci credo. Credo che la prossima generazione (quella degli anni 2015-2020) sarà una generazione migliore.
Credo che ci saranno maschi migliori, meno possessivi e meno egoisti e bambine più sicure si sé, più libere e autoconsapevoli.

(E no, non chiedetemi cosa penso della generazione di mezzo tra la mia e quella degli anni 2000 all’incirca… Soprattutto non chiedetemi cosa penso delle madri di quella generazione)