live @ Torino Beach

La felicità, all’improvviso.

Noi, io e alcuni dei miei amici, siamo quelli disillusi, stropicciati. Troppo analitici e troppo sensibili, forse, per saper essere davvero felici. Troppo sensibili e troppo intelligenti per non essere diventati cinici.

Per noi, la felicità, quella pura, non esiste, riusciamo sempre a rovinarcela con un retrogusto all’arsenico. Più che felici, siamo non infelici, moderatamente contenti. Siamo blasé, diciamolo.

Qualche giorno fa, mi chiama uno dei miei amici blasé. Allarmata, rispondo chiedendogli al volo che cosa fosse successo. La risposta mi lascia a dir poco spiazzata:

Volevo dirti che sono felice, davvero felice.

Cazzo, stai fermo lì, non ti muovere, ti mando subito la neuro per un TSO

Scherzi a parte, la vita fa così. Quando pensi di avere imparato il gioco, di avere trovato un tuo metro, di riuscire a barcamenarti secondo le regole che hai capito beh, ti cambia tutto. Quando pensi di avere tutte le risposte, allora la vita – quella stronza – ti cambia tutte le domande. Continue reading “La felicità, all’improvviso.”

tra la via emilia e il west

Se tu desideri di essere con qualcuno, non ci sei forse già?

<<Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l’ora di essere da te!
Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta. E tuttavia – quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse: “Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa”.
“Ma sicuro che vado, alla festa” dissi io. “Cos’è che ti riesce tanto difficile da capire?”

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tra la via emilia e il west

Di sogni, presagi e consigli notturni

I sogni che meraviglia.

Nella mia vita mi è capitato di avere premonizioni e presagi nel sonno, ahimè di sciagure che poi si sono avverate. Ho sognato viaggi che avrei voluto fare e persone perse o lontane. Ho riassaporato il gusto e il piacere di cose perdute nel tempo. E a volte, nei sogni, mi do consigli.

L’ultima (o meglio la penultima volta) che ti ho sognato era dicembre del 2013. In una mansarda con grandi finestre triangolari, parlavi tenendo in mano Albert, l’orso di pezza. Ti guardavi attorno, un po’ scocciato e dopo un lungo momento di pausa, passato a fissare il peluche, hai esordito:

“Adesso basta, possiamo tornare a casa nostra ora?”

E lì ho capito, che, evidentemente, il mio subconscio mi parla chiaro, usando la tua immagina. Il mattino dopo o cominciato a preparare i fagotti. Dopo un anno, dopo una lunga epopea, io e Albert ci siamo sdraiati sul parquet di quella casa che fu nostra, per restarci.

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tra la via emilia e il west

piccole cose ovvie.

Poi ci sono quei piccoli pensieri, quelle piccole ovvietà finalmente palesate, che ti si piantano tra una costola e l’altra, lasciandoti il respiro a metà.

Un minuscolo dolore assurdamente acuto, come un gomito che sbatte su uno spigolo. Il piccolo gemito di una possibilità che si spegne, aspettatamente, ovviamente, eppure con tanto fragore. L’ho spenta io.

 

tra la via emilia e il west

Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.

Ricordi il nostro primo giorno della memoria?

Ti ho convinto a guardare Schindler’s List, nonostante i pregiudizi e le paura che ti avevano imposto. Eravamo seduti sul letto davanti alla tele, dietro la finestra la nebbia rendeva la sera irreale. Avevi paura, paura di provare tristezza, paura di avere paura, paura di confrontarti con la storia e con i tuoi sentimenti. Paure di un bimbo protetto fino quasi all’annientamento.

Hai guardato il film in silenzio, attento, con quei tuoi grandi occhi scuri. Ogni tanto hai tirato sul col naso. Poi il film è finito, e mi hai detto che ti era piaciuto, che eri stato sciocco ad averne avuto paura. Mi hai chiesto se davvero l’olocausto era accaduto, e se era davvero accaduto in quei termini. Ho cercato di spiegarti che certi lati della nostra storia sono molto oscuri e che vanno affrontati e guardati bene nel profondo del loro abisso, perché ognuno di noi che lo fa, si ergerà a guardiano affinché certi orrori non si ripetano. Ho cercato di spiegarti che anche nei periodi più oscuri si può scegliere di non essere complici, cercare di fare la differenza. Ti ho raccontato delle tante persone qualunque che hanno aiutato altri a nascondersi, a scappare, che hanno dato un’informazione sbagliata, che hanno passato un bimbo altrui per loro. Continue reading “Chissà se ancori rispetti il giorno della memoria.”

tra la via emilia e il west

Come una partita a carte.

In un’altro mondo, cammineremmo affianco.

In un’altra vita, ormai vecchi, guarderemmo stringendoci la mano il sole tramontare, seduti nel giardino che fu di tuo padre, mangiando fragole a Maggio. Ricorderemmo malinconici le corse sotto i portici dietro gli autobus, le partite a 37, il crescere dei figli che avremmo avuto.

Questa vita ci ha dato carte diverse. Tra le mie e le tue non riusciamo a farci neanche una partita a rubamazzetto, figuriamoci il bridge. Esistono altri tavoli, altre persone, altri giochi.

live @ Torino Beach

Ci vuole un fisico speciale

Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare
perché di solito a nessuno
vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione sai, comprensione sai
Ti trovi lì in competizione sai, competizione sai

Ci vuole un fisico bestiale
per resistere agli urti della vita
a quel che leggi sul giornale
e certe volte anche alla sfiga
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai.


Ci vuole molto allenamento sai, allenamento sai
per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai

Ci vuole un fisico bestiale
per stare nel mondo dei grandi

Ci vuole un fisico bestiale
perché siam barche in mezzo al mare.

(Luca Carboni – ci vuole un fisico bestiale)

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Archeologia domestica

Negli ultimi anni ho cambiato un po’ troppe case: Torino, Castenaso, Castel Maggiore, Bologna e poi di nuovo Torino. Tutte le volte che ho lasciato una casa ho lasciato, volente o nolente, indietro qualcosa. Tutte le volte che sono entrata in una casa ho trovato qualcosa che qualcun altro ha lasciato indietro. Cose di poco conto, lasciate da sole per il mondo.

L’altro giorno mi sono imbattuta in una vecchia cornice digitale, abbandonata da un inquilino precedente. Ha vinto la curiosità morbosa tipica di ogni archeologo domestico. Ho stanato un alimentatore, e ho pastrocchiato fino a che la cornice non è partita, rivelando i suoi segreti. Foto, bruttine al vero, di luoghi più o meno noti: Delphi e la Grecia in genere, il Sestriere d’inverno, Venezia, la Croazia, il principato di Seborga. Non appaiono mai persone, se non, in due foto mosse, il volto di un bimbo di tre anni circa, i grandi occhi castani fissi sull’obiettivo, i capelli castani chiari, mossi, vagamente disordinati.

Una volta di più mi fermo a pensare sulle vite appena sfiorate degli altri, su quei viaggi probabilmente ‘solitari’ che sembrano ripercorrere i miei passi, in giro per l’Europa, su quel bimbo – forse un ragazzino ormai -, l’unica presenza umana tra tante immagini. Chi sei? Quanti anni hai ora? In quale stato vivi? Come ti chiami? E’ perché mai sei l’unica presenza fuggente, fotografata quasi di nascosto, in un album di foto? Domande che non troveranno mai risposta. Domande di poco conto, nate da un oggetto di poco conto.

Magari, nella mia vecchia casa in Bolognina c’è qualcuno che si sta ponendo domande altrettanto inutili con in mano un mio qualche oggetto insignificante, rimasto abbandonato da solo in quelle stanze. Chissà se ancora racconta di me, e cosa, a distanza di quasi un anno. Magari, invece, quella casa in Bolognina è ancora vuota e ancora macina la presenza di vecchi angosciosi fantasmi, aspettando che altre persone facciano riecheggiare gli spazi di suoni più allegri a lavar via la rabbia e la disperazione che sono rimaste attaccata a quelle pareti.