kendo & jappy

Kendo bondage

Prendete un bogu (ndr: un’armatura) nuova di pacca. Aprite lo scatolone senza rimanere incastrati nello scotch che sigilla lo scatolone per il suo lungo viaggio Giappone-Italia. Bene.

Sfilate tutti i pezzi dai loro singoli involucri si nylon e plastica a bolle…

Ora vi trovate con:

  • un pacco di  striscioline di pelle (1)
  • un pacco corde (2)
  • un altro pacco corde (3)
  • 1 men (4)
  • 1 do (5)
  • 1 tare (6)
  • 2 kote (7)
  • 1 tenugui (8)

chichikawa
(1) Chichikawa

do himo
Do himo (3)

do
Do (5)

kote
Kote (7)

men
Men (4)

menhimo
Men himo (2)

Tare
Tare (7)

Tenugui (8)
Tenugui (8)

Premesso che siete abbastanza sicuri che i kote e i tare van bene così come sono… resta l’infinito dubbio in merito a cosa vada legato dove.

Apri internet. Spacchetti i grovigli di corde e cordini  laptop su una coscia e cordini in mano. E aggiorni la tua lista di cui sopra nel seguente modo

  • 2 striscioline di pelle da 20 cm (chichigawa, per il men)
  • 2 corde lunghe circa 200 cm
  • 2 corde lunghe circa 90 + 2 corde lunghe circa 50 cm

Bene. Dai numeri dei pacchi, dalle lunghezze, dall’agile aiuto della guida prosegui deducendo che (e intanto i vari cordini cominciano a spandersi per la stanza, avvilupparti):

  • 2 striscioline di pelle da 20 cm (chichigawa, per il men)
  • 2 corde lunghe circa 200 cm (himo per il men)
  • 2 corde lunghe circa 90 + 2 corde lunghe circa 50 cm (himo superirio del men + himo inferiori del men)

A posto. Sai cosa deve essere legato dove, per il come, avendo un’altra armatura sotto mano, ti puoi attrezzare. Quindi apri la seconda armatura per trovarti con:

  • 7,5 m di cordini sparsi
  • 4 metri di himo attaccati a un men più i chichigawa
  • 3 metri di himo attaccati a un do

per un totale di 15 metri di corde che girano attorno a te, si annodano, ti si annodano addosso.

Ora cominci a legare il men (come da istruzioni di kendo sport.de):

  • passi i chichigawa nel mengane (uno per lato, sulla 4 barra dal basso).
  • blocchi i due himo ognuna ad un chichigawa
  • incroci gli himo dietro al men
  • passi gli himo del  in senso uno opposto all’altro nella prima barra dall’alto del mengane
  • liberati dagli himo attorno al collo, alle gambe

E quindi metti via men e kote (sempre come da istruzioni di kendo-sport.de)

  • caccia dentro il men il tenugui
  • caccia dentro il men anche i due kote
  • li reincroci dietro
  • li porti e li incroci davanti mettendo in piega i mendare
  • riporti sul retro del men e chiudi il tutto con un bel fiocchetto.
  • libera le dita da dentro il fiocco

Ora fallo davvero, senza rimanere irrimediabilmente legato come un salame lì in mezzo, soprattutto tenuto conto di tutta la quantità di cordame che c’è l’attorno

Poi leghi il do (ancora viene d’aituo kendo-sport.de):

  • prendi gli himo piccoli e li blocchi nei do-yoko-chichikawa inferiori, uno per lato
  • prendi gli himo lunghi e fermali nei do-yoko-chichikawa superiori, uno per lato.
  • snoda il groviglio di himo che hai creato
  • togliti gli himo dal naso, dalle orecchie, da attorno ai polsi…

Compatti il tutto e metti via (sempre come da istruzioni di kendo-sport.de)

  • raccogli e lega i tarehimo (per fortuna questi sono un tutt’uno con il tare stesso)
  • metti il tare contro il men
  • lega il tare al do, usando gli yoko-himo superiori
  • lega con gli yoko-himo inferiori il tareobi
  • metti il men dentro il do
  • riponi tutto religiosamente nella borsa.

Ora ripeti il tutto per l’altra armatura, e piangi.

Mi sono auto-incaprettata in questa manovra almeno 5 o 6 volte (per bogu) in 15 metri di corda. Ne sono uscita con le mani color indaco – e anche qualche altra parte, perchè il bogu nuovo stinge. Ho sudato, sbuffato e gemuto per parecchio tempo durante tutta l’operazione…

se non è bondage da #CinquantaSfumatureDiIndaco questo!

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kendo & jappy

sotto l’hakama niente… e sopra?

C’è un piccola cosa pruriginosa che non tutti sanno…

molti kendoka uomini, ed alcune kendoka donne fanno kendo senza mutande. Quindi sotto l’hakame ‘niente’. La cosa è normale, a modo suo.

Qualche giorno fa il (anzi la) nostro (anzi nostra) sensei ci consigliava un tot di suburi al giorno durante l’estate per tenerci in allenamento. Visto il caldo massacrante (a Torino non si vive), la proposta ha l’attrattiva di salire la scala reale del forte di Fenestrelle (4000 scalini da mulo) con un cilicio ben stretto alla coscia.

Per aumentare la buona volontà, abbiamo allora cercato delle proposte migliorative:

– kendo in spiaggia?

– kendo con un istruttore molto figo in spiaggia?

– kendo con un istruttore molto figo a torso nudo in spiaggia?

– tanto, già sotto l’hakama niente, facciamo niente anche sopra, che pur l’occhio vuole la sua parte….

A questo giro le #CinquantaSfumatureDiIndaco sono a tema maschile, nelle fantasia dello spogliatoio femminile.

A.A.A. Si cercano fanciulli aiutanti per suburi in spiaggia. Aitanti è la parola chiave.

kendo & jappy

Veloci di lingua

Noi siamo veloci di lingua!!

Eccheggia dallo spogliatoio femminile e poi, subito dopo, a correzione un po’ più sottotono visto il ridacchiare che filtrava dallo spogliatoio femminile

No, non nel senso che intendete voi…

Scene dell’ultimo giorno di allenamento di #kendo della stagione 2014 – 2015, con i maschietti che si lamentano della lungaggine di noi fanciulle nell’uscire dagli spogliatoi, e cominciare i festeggiamenti.

Buona estate, buone vacanze

どうもありがとう

#CinquantaSfumatureDiIndaco

disegni, kendo & jappy

kendo reale, kendo immaginato e soft kendoporn

Uno, nessuno, centomila diceva Pirandello. Da sempre mi arrovello sulla differenza che esiste tra la nostra autopercezione, la percezione che gli altri – i diversi altri – hanno di noi e la realtà oggettiva. Ovviamente questo caleidoscopio di immagini di noi si applica anche al kendo, e non solo alla vita sociale e lavorativa.

Di recente, proprio mentre combattevo sulle mie immagini di kendoka, è successo qualcosa che ha dato liberato il mio demone creativo dalle sue pastoie e ho ripreso a disegnare. Ho quindi dato in pasto il kaleidoscopio al mio amatissimo demone e questo è quello che ne è saltato fuori. Eh si, il demone dopo quattro anni di gabbia è un po’ arrugginito, ma rende comunque l’idea…

Come mi immagino io.

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Come mi vorrebbe il mio sensei

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Come mi vorrebbero i miei compagni  (maschi) di kendo

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Come mi immagina la pubblicità della Pepsi

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la triste realtà…

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e per oggi non si parla dello spogliatoio femminile…

kendo & jappy

una monetina da due euro tra le chiappe…

“Immagina di dover stringere una moneta da due euro tra le chiappe…” suggeriva un mio maestro di kendo tempo fa, per cercare di spiegare la giusta tensione muscolare in posizione di guardia.

“potrebbe funzionare, se non fosse che il mio culo fa provincia e una monetina da due euro ci si perde” commentavo sorridendo nello spogliatoio femminile

“ma va, vedi che non è mica la dimensione della moneta quella che no va, sta sicura che se al posto della moneta da due euro ti mettessero tra le chiappe una banconota da cinquecento, non la perdi mica. Il culo ti diventa di marmo istantaneamente sino a fine della lezione, pur di non perderla…” Replica l’amabile compagnuccia di #CinquantaSfumatureDiIndaco.

Effettivamente però non posso darle torto.

kendo & jappy

L’hakama da sveltina

Esistono, almeno per i bambini, le hakama con il velcro. Ti chiedi a lungo a che cosa possa mai servire un hakama con il velcro, e la risposta ti fulmina il giorno che arrivi in dojo in ritardo, affannata, trafelata, incazzata e con l’incubo dei millemila Choya-ku-men che ti toccheranno se entri in palestra in ritardo.

Metti le zampette nell’hakama e cominci la vestizione, intreccia dietro, intreccia davanti, lega dietro con il fiocchetto, passa la linguetta nel nodo posteriore, passa sotto i lacci anteriori, fai il nodo, fai il fiocco.

indossare_hakama

Fallo ansimando, fallo con le mani che tremano, fallo mentre guardi i minuti che ‘tic tac tic tac’ scorrono.

In quel momento, e si da il caso che non sei la sola ad essere in ritardo quel giorno, ti folgora il ricordo dell’hakama col velcro.

‘ Eh si, bisognerebbe avere l’hakama col velcro in questi casi, sai quanto tempo risparmi?’

‘ Esiste davvero?’

‘Sisi, la vendono on-line, o per lo meno la vendono per i bambini’

‘certo che in questi casi sarebbe comoda, risparmi un mucchio di tempo’

‘si e poi si presta anche ad altre emergenze, capiti mai di dover fare una sveltina alla brutto dio in dojo. Sai, alla guccininana  su la stanela zo i bragan…’

Lo ammetto, nel dire porcate ancora mi emerge dal profondo un forte accento bolognese, ornato di tutta la cultura retrostante… ,

A l’a purté dentr’a una pôrta, oilì, oilà,
la portai dentro a una porta, oilì, oilà.
Sò la stanèla, zò i bragõn, com’èren bêi, com’èren bõn,
sò la stanèla, zò i bragõn, com’èren bêi, com’èren bõn.

Cioè, mi dispiace che voi non abbiate capito, probabilmente: è una danza,
una… una danza rituale, fallica, molto antica: “Su la sottana, giù le braghe”
dice la canzone… C’è questo bel movimento, così, no: “tac tac”. Mentre i
giovani sono lì che si scambiano il piccione…
compare il terzo incomodo, il
voyeur, che poi è una voyeuse: una laida vecchiaccia.
La sëlta fôra ‘na bröda v’sciàssa, oilì, oilà,
sëlta fôra ‘na bröda v’sciàssa, oilì, oilà,
“Ma c’sa fè du spurcassciõn, com’èren bêi, com’èren bõn,
ma c’sa fè du spurcassciõn, com’èren bêi, com’èren bõn”

Molto meravigliata la vecchia, dice “cosa fanno questi sporcaccioni?”.
Il giovane sorpreso in questa… batte tutti
i… cioè… dicevo ultimamamente che a Monaco non è ancora prevista come
specialità olimpionica l’arcitura della fessa… Sono tre secondi e due de…
zip! È un lampo! Velocissimo. Tre secondi e due decimi. E dice la prima cosa che
gli passa per la testa:
“Siamo qui che giochiamo alla merla oilì oilà
siamo qui che giochiamo alla merla oil…”

Ma la vecchia non si fa ingannare da queste co.., la vecchia eh eh, dice:
“ragazzo mio, io ai miei eh!”. Dice “voi non state giocando alla merla,
buffoncelli! Altro gioco…”
Sé, la merla i mi cojon com’èren bi com’èren bon,
sé, la merla i mi cojon com’èren bi com’èren bon!

[Francesco Guccini – La fiera di San Lazzaro]

kendo & jappy

Qui te lo mettono in mano con le istruzioni…

11 di sera, spogliatoio femminile dopo tre quarti d’ora di jigeiko.

Qui te lo mettono in mano, con le istruzioni, e ti dicono prova finché non impari. A Bologna invece…” [#CinquantaSfumatureDiIndaco ™ ]

Parlavamo di shinai, ovviamente. Stavo orgogliosamente esibendo il mio shinai che il mio amico A.Z. allo stage di kendo mi aveva gentilmente restaurato e tirato a puntino. E’ bastato guardare la mia (finta) arma con aria mesta e desolata, e la amicizia e la cavalleria han fatto il resto. In cinque minuti, seduto nel mezzo del dojo A. mi aveva rimesso in ordine lo shinai.

Noi però siamo sabaudi, qui i baldi maschietti – giustamente, sotto un certo punto di vista – quando guardi desolato il tuo shinai ti danno una calorosa e compassionevole pacca sulla spalla e ti dicono “sai dove trovare le istruzioni su internet per metterlo a posto? Prova, dopo un po’ di volte vedrai che impari…

Lo so, abbiamo voluto la parità dei sessi e io, sinceramente, molto più di tantissime altre, però, diamine, per una volta, rimpiango la cavalleria emiliana.

kendo & jappy

Sotto la pecorina… niente!

Quando sono uscita di casa di corsa ieri sera per andare al dojo minacciava tempesta: cielo del color del granito, vento nervoso e temperatura in calo. Torino con la temperatura a questa stagione scherza, un secondo c’è il sole e fa decisamente calduccio, il secondo seguente, sotto le nubi, di gelano anche le palpebre.

Quindi saltando fuori di casa di corsa, visto l’aria che stava tirando ho preso il mio pailone ad agnellino, da mettere direttamente sopra la maglietta, nel caso in cui, all’uscita da kendo il clima non fosse molto clemente.

Ovviamente al dojo arrivo in ritardo, mi preparo di corsa alla bella e meglio e sbatto lì alla rinfusa gli abiti che mi tolgo. Dopo lezione, e dopo una doccia da tropico del cancro, una compagnuccia di merende mi guarda rivestirmi e un po’ orripilata mi chiede (indirizzando lo sguardo schifato sul mio amatissimo pailone) “ma cosa è una pecora? ma non hai caldo con quella roba lì?“, rispondo che no, e poi ho solo quello, non ho nessuna felpa o altre robe sotto la pecora “sotto la pecora niente” ribadisce… E una voce autorevole dall’altro lato della panca puntualizza “sotto la pecorina niente, ragazze, sotto la pecorina…

Dichiaro ippon. Bersaglio perfetto in tema #CinquantaSfumatureDiIndaco.

kendo & jappy

Sexy kendo

Ti sei sempre chiesto come cavolo si faccia ad andare al dojo dimenticandosi ‘i pezzi’: keikogi, hakama o parti del bogu. Ancora ancora puoi pensare (e ti è capitato) di scordare gli shinai, stanno in una sacca a parte, ma i pezzi dell’armatura o della divisa, quelli che tieni sempre insieme, beh non sei mai riuscito a capirlo.

O per lo meno non sei mai riuscito a capirlo sin quando non sei tornato a casa alle 19.45 dal lavoro, la borsa di kendo da fare, i gatti da cibare e – marginalmente – devi ancora mangiare anche tu. Allora mentre infili due toast nel tostapane, rovesci la scatoletta di puro caviale albino delle Svalbard nella ciotola del gatto, lanci alla rinfusa la roba dentro la borsa: mutande, reggiseno sportivo, asciugamano, shampoo, balsamo, bagnoschiuma, deodorante, ciabattine, ciabatte da doccia, due tenugui, hakama, men, kote, tare, do… Poi chiudi la borsa, prendi la sacca degli shinai, le chiavi della macchina e ti precipiti in palestra,  perché si, devi arrivarci per 20.30.

Nel tragitto hai quella agile sensazione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa di importante… ma in fin dei conti ci sei abituato a sentire il rimbrotto di quella vocina interiore e cerchi di sovrastarla col volume troppo alto della radio. Eppure quella vocina insiste, fastidiosissima.

Se il mio lettore kendoka è stato un po’ attento nel leggere l’elenco qui sopra ora saprà già che la mia vocina interiore aveva ragione….

Arrivo, trafelata come sempre, al dojo, mi caccio nello spogliatoio e rovescio la borsa sulla panca e uj! mi accorgo della drammatica realtà: ho scordato il gi. Che cosa cavolo è il gi?, vi chiederete voi….

Bene il gi è questo:

gi-ALL-2

beh, insomma uno dei pezzi fondamentali nelle arti marziali in genere, e nel kendo soprattutto perchè sopra il gi metti l’hakama ( e null’altro sotto, salvo le mutande, a differenza dell’aikido)… ovvero questo (o quasi, l’hakama da kendo è indaco in tinta unita ovviamente):

Traditional_Hakama_by_Lastwear

notate quell’orrore di boxer che si intravede sotto l’hakama del tizio? bene… si vede perché il gi è corto e non arriva a coprire quel terzo di coscia che l’hakama lascia scoperta. Ma il tizio ha i boxer e un gi che comunque fa buona parte del suo lavoro…

Adesso pensate di avere come unica alternativa al gi – che se ne sta bel bello appeso alla gruccia sotto la veranda del balcone, a casa –  la maglietta trendy che avevate in ufficio, quella che già di suo quasi lascia scoperto l’ombelico. Ecco, metteteci sopra l’hakama. Bene adesso giratevi di fianco e ditemi, che cosa si vede dallo spacco laterale dell’hakama? uno scorcio di mutanda (la mia nel caso era di un sobrio color militare verde mimetico e come sempre in formato francobollo) buona parte della chiappa ed una buona visuale sull’alta-coscia. Ecco si, questo probabilmente è uno dei sogni erotici di qualunque kendoka maschio, al meno finché non realizza che dentro a quell’hakama ci sono *io*, che più che ad un essere umano di sesso femminile assomiglio a Totoro.

totoro

In quell’istante il sogno di sexy-kendo si trasforma in una realtà piuttosto mesta.

Bene, mi prestavo mestamente a fare la mia comparsa così conciata – tra l’ilarità generale -, sperando che il tare avrebbe poi riparato il danno, quando un’anima pia è accorsa in mio aiuto con un judogi. E’ vero, il judogi é bianco, e per tanto un po’ appariscente in mezzo a un popolo di gente vestita in indaco, ma almeno copre il culo.

L’ilarità permane, i sogni (o gli incubi) di sexy-kendo per fortuna sono stati limitati.

#CinquantaSfumatureDiIndaco forever.

Non so perché ma qualcosa dal profondo mi dice che non succederà più che io dimentichi il gi.