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Sarebbe meglio essere inaffidabili…

C’è una legge infallibile nel genere umano:

  • se tu sei un inaffidabile, uno che non fa il suo dovere, uno su cui non si può contare, nessuno ti biasimerà per la tua condotta ‘volatile’. Al contrario, l’unica volta che ti dimostrerai affidabile invece, verrai lodato e osannato
  • sei tu sei invece, affidabile, ligio, degno di fiducia, allora nessuno ti riconoscerà una lode per essere quello che si da da fare, che sempre è dove deve essere, al suo posto. Se per una strana concatenazione di eventi capita che tu per una volta disattenda le aspettative allora, apriti cielo. Grande biasimo su di te e pubblica umiliazione.

Ne consegue l’unica logica deduzione: è meglio essere inaffidabili, stronzi, sbattersene. Alla peggio nessuno ti dirà nulla oppure, al minimo sforzo, verrai premiato. Mi guardo allo specchio e mi chiedo perché, per Giuda, io sia sempre dalla parte dei ligi.  Continue reading “Sarebbe meglio essere inaffidabili…”

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Ostinarsi a combattere…

E poi ci sono quegli articoli che leggi e in cui ti riconosci tantissimo, e che in fondo in fondo avresti voluto scrivere tu… “La Sindrome da tatami” di Fuori Logo è sicuramente uno di questi…

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A differenza di Fuori Logo, io il tenugui (versione giapponese della bandana) lo metto davvero… [foto: Giorgio M.]

“…Di questi insegnamenti, però, mi è rimasta la grinta, la forza di non mollare mai e di rialzarmi sempre, con le ossa rotte ma lo sguardo fiero di chi non si arrende. Insieme ad un’insana propensione al masochismo kamikaze, che mi fa sfidare il destino e gli eventi avversi con la bandana del sol levante sulla fronte. No, la bandana non la metto davvero. È virtuale. Fate uno sforzo d’immaginazione.”

Ci sono le persone normali e ci sono i tatami, i tallonatori, quelli che non mollano mai, neanche quando mollare sarebbe la scelta più intelligente.

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Ci vuole un fisico speciale

Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare
perché di solito a nessuno
vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione sai, comprensione sai
Ti trovi lì in competizione sai, competizione sai

Ci vuole un fisico bestiale
per resistere agli urti della vita
a quel che leggi sul giornale
e certe volte anche alla sfiga
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai.


Ci vuole molto allenamento sai, allenamento sai
per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai

Ci vuole un fisico bestiale
per stare nel mondo dei grandi

Ci vuole un fisico bestiale
perché siam barche in mezzo al mare.

(Luca Carboni – ci vuole un fisico bestiale)

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Aiutati che Dio ha da fare

Questa maglietta ti si addirebbe un mucchio” han detto. Ed in effetti quella maglia avrebbe potuto essere il parto della mia filosofia spicciola.

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Tutto questo mi rimanda alle dissertazioni birro-filosofiche di qualche sera fa, da cui sono emerse le seguenti perle di saggezza:

  • noi puoi salvare nessuno che non voglia farsi salvare
  • nessuno può aiutarti se tu non sei il primo disposto a combattere
  • si decide di salvarsi da soli, a quattr’occhi con sé stessi.
  • Non sarà certo un Dio ad aiutarti, ma se un aiuto arriverà, l’aiuto arriverà dalle persone, spesso non da quelle da cui te lo aspetteresti.
  • Intanto rimboccati le mani, prenditi per la collottola e datti da fare per cacciarti fuori dalla trappola per tigri in cui ti sei infilato. Subito.

quando sposti appena il piede,
lì il tuo tempo crescerà
Sopra il giorno di dolore
che uno ha

(Ligabue – Il giorno di dolore che uno ha!)

Ci sono persone che avrei voluto salvare. Persone per cui ho speso tanto tempo e parecchie parole. Ci ho messo del tempo per riuscire a capire che non sarebbe comunque mai dipesa da me la loro salvezza o il loro smarrimento. Non è facile prendere coscienza del fatto che esistano situazioni davanti alle quali siamo impotenti, condannati a guardare, inermi, le persone a cui vogliamo bene perdersi. Non spendo più tempo con chi non si vuole salvare, non do più sangue ai vampiri di energia.

Quanto a me, ho imparato che – nei guai o fuori dai guai – l’unica persona su cui posso fare sempre e sicuramente affidamento sono io. Gli altri non sono tenuti ad essere su questa terra per me, quando io ne ho bisogno. Ciononostante sono stata spesso tanto fortunata da trovare, nei momenti peggiori, un qualche compagno di strada che mi tenesse d’occhio mentre ostinatamente mi rimettevo in marcia scuotendomi per togliermi la terra di dosso e dai tagli. Sembra che sia anche per questo che esistono gli amici, e sembra che sia sui sentieri polverosi e in salita che si creano le nuove amicizie (o davanti ad una birra).

Devono essere tempi di merda, nell’ultimo anno mi sono fatta tanti – buoni – amici. (Grazie)

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la ragione che tarda a farsi

Cosa pensa il tallonatore, al centro della mischia, nella finale del six nations? Che cosa gli passa per la testa mentre viene fiancheggiato dai suoi piloni e spinto dalle sue seconda e terza linea? Cosa macina a un millimetro dal tallonatore avversario, fiancheggiato e spinto da altrettanti uomini di un’altra squadra mentre volano spintoni, gomitate, calci?

Quel tallonatore in mezzo alla mischia se ne fotte. Ha un obiettivo in testa e sa che non deve mollare, non deve mollare mai. Deve continuare a spingere perché solo così, con fatica sudore e tenacia, otterrà quello che ha in testa, se è abbastanza bravo. Di tutto il resto quell’animale da mischia se ne fotte, anche delle botte, anche dei lividi. Lui ha il suo obiettivo e spinge, come se non ci fosse un domani. Ottenere o non ottenere il risultato dipende solo da lui, da quanto è tenace, da quanto è bravo. L’avesse pensata diversamente, avesse pensato che rassegnarsi, rinunciare, arrendersi fosse una dote sarebbe sui palchi a godersi lo spettacolo all’asciutto, tranquillo. Ma ha un altro carattere, ha scelto un’altra strada.

Prendete quel tallonatore ora e spiegategli che non è colpa sua, che lui vale, ma che per quanto lui spinga semplicemente quella palla non sarà sua, né ora né mai, che è inutile spingere, che si può rialzare, spazzolarsi i vestiti e, per esempio, andare al cinema.

Io sono quel tallonatore, ancora piantato in mischia nonostante la partita sia finita da un pezzo. Farsene una ragione, è una locuzione che non riconosco.

C’è un limite però al tempo che si può sprecare sulle cause perse, e ad un certo punto anche io dovrò trascinarmi fuori dal prato. Domani forse. Domani. Domani me ne faccio una ragione. Domani la smetto. Domani.