live @ Torino Beach

Consigli stupidi per essere felici

Leggo, con un certo stupore, un articolo intitolato “15 consigli per ritrovare il benessere e il buonumore da subito”…

  1. abbraccia qualcuno. Certo, mi sermbra normale andare da qualcuno e abbracciarlo per sentirmi meglio, le persone sono peluche no? Stanno lì apposta perché tu le abbracci per star meglio, a disposizione.
  2. Fai una passeggiata nel verde. Avendo il tempo da perdere saltellando in giro… volentieri, ma non l’ho. E comunque camminare nel parco non mi ha mai cambiato l’umore, mica sono luogo-patica.
  3. Mangia una macedonia colorata, che il colore della macedonia mette allegria e poi le vitamine fanno bene. Allora, il cibo è cibo, non mette allegria che sia grigio o colorato e poi è autunno e non c’è frutta. Ma davvero, il vostro umore cambia anche con il colore del cibo?!? Al più posso prendere una pasticca di integratori.
  4. Bevete un bicchier d’acqua, potreste essere disidratati. Sul serio? Sul serio c’è gente che si dimentica di avere sete e di bere? Ma il QI medio dei lettori cos’è  – 5 anni?
  5. Una corsa rilassante. Che?!?!? La attività fisica più noiosa della terra dovrebbe mettere qualcuno di buon umore? Ma davvero? Non è che questa stronzata del running vi è un po’ sfuggita di mano? Sei incazzato, vai a correre. Hai l’influenza, vai a correre. Non resti incinta, vai a correre. Hai problemi economici, vai a correre. Un bambino ha il cancro, organizziamo una corsa…
  6. Fai meditazione. Si una cosa da cinque minuti… Ammesso e non concesso che la meditazione serva. Non è comunque una cosa che improvvisa così, senza averla mai fatta da un momento all’altro.
  7. Beviti un frullato. E daje con sta frutta salutare. Al massimo mangiati del cioccolato che almeno è porvato che induca la produzione di serotonina.
  8. Fai dei respire profondi. No, non sto partorendo e non ho neppure un’attacco di panico.
  9. Annusa un fiore o fai un trattamento di aromaterapia. Davvero?!? Davvero?!? La scienza del niente a 50 euro l’ora… Davvero?!?
  10. Uno snack salutare, non zuccherino. Tipo, trova la felicità rosicchiando un finocchio… L’aromaterapia si, un po’ di sani zuccheri o cioccolata che di fatto hanno un effetto provato scientificamente sull’umore no. hmmm.
  11. Una seduta di yoga, che garantisce il rilassamento immediato. Si, se sei un praticante di yoga esperto, altrimenti fatichi e smadonni…
  12. elenca 10 aspetti positivi della tua vita… ferma. Se avessi 10 aspetti positivi non sarei incazzata. Mi prendete in giro?!?
  13. Fai una buona azione. No vabbeh, cattodementi. Non so cosa sia una buona azione, e dubito sinceramente che mi metterebbe di buon umore
  14. una tazza di te per rilassarsi. Il te contiene teina, che non è un rilassante. E’ un controsenso
  15. Pianfica un viaggio. Avessi i soldi e il tempo, magari mi metterebbe di buon uomre. Ma non ho né l’uno né l’altro ed è forse questo il motivo per cui mi girano

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kendo & jappy

disquisizioni di iaido

Ultimamente sto aiutando un mio compagnuccio di dojo a rendere efficiente il sito della Do Academy di Torino (ed è anche per questo che scrivo poco), dove faccio kendo. L’amico oltre ad essere un mio sempai (più alto in grado, più anziano in termini di pratica) kedoisticamente parlando e anche un infervorato iaidoka, e da un paio di settimane sta cercando disperatamente di convincermi a darmi (anche) allo iaido.

Amico: Vieni a fare Iaido, provalo su, almeno completi la tua formazione da Samurai. Poi ci sono “giovani” aitanti (n.d.r. qui c’è dell’ironia in merito all’età media della nostra sezione di iaido) 

Io: sai per me i quarantenni potrebbero essere aitanti… è una questione anagrafica. Mi rifiuto, però, di fare uno sport che: 1) si fa di sabato. 2) non prevedere il prendersi a bastonate. Anche se lo iaito è bello eh. bello bello.

Amico:  tanto sabato in autunno starai a casa a mangiare le castagne e poi ha coccolare Gattoscemo mentre guardi qualche recensione del gioco da tavolo di turno; se invece pratichi Iaido almeno maneggi qualcosa che ti piace e ti appaga.

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L’oscuro oggetto del desiderio, lo iaito, è descrivibile per l’immaginario collettivo come una replica delle antiche katane, in materiale diverso ovviamente e non affilata. Insomma una katana che non è un’arma… E per chi gioca a fare il samurai e a prendere a spadate la gente, beh è quanto meno evocativo.

tra la via emilia e il west

Lasciar scorrere, non attaccarsi inutilmente alle persone, alle cose, ai pensieri.

La prima volta che qualcuno mi ha detto devi lasciar scorrere, non attaccarti ai pensieri ero in mezzo ad un bosco, nell’appennino tosco-emiliano. Camminavo sulla via degli Abati con un buon passo speleo, trangugiando amaro. A parlare era una persona molto speciale, un accompagnatore naturalistico, un saggio, un monaco zen, un amico credo. Lì per lì, sputando un polmone in salita e inghiottendo incazzatura e delusione, devo averlo guardato tra l’ironico e lo storto pensando – e forse comunicandoglielo pure – tu e le tue cazzate zen.

Ho però l’abitudine a fermarmi a riflettere sulle questioni che mi vengono proposte, specie se chi me le pone è una persona che stimo. Ci ho riflettuto a lungo, e benché io non abbia le stesse convinzioni filosofico-spirituali del mio amico – o forse dovrei dire di non avere  affatto convinzioni filosofiche, spirituali o religiose –  quel suo lascia scorrere ha sostituito man mano il mio personalissimo mantra di bestemmie. Sono arrivata alla conclusione che non è sano continuare a masticare gli stessi pensieri, i ricordi, non è sano attaccarsi alle persone, alle cose. Ci sono situazioni su cui non abbiamo il controllo, su cui la nostra capacità di influenza e di intervento è limitata, se non nulla. Ci sono cose che sono successe e sono passate, non si possono resuscitare, non si possono correggere, Non ha un senso dannarcisi sopra, a meno che il senso che si voglia raggiungere non sia l’autodistruzione. Quanto alle persone, sono persone: sono fallibili, incostanti, mutevoli, inaffidabili, nel migliore dei casi. Perché ostinarsi, costringere e costringersi a un legame?

Non sono personalmente troppo portata per lasciar scorrere i pensieri, sono un tallonatore di mischia. Sono un po’ più brava, a non attaccarmi alle persone (a parte alcune, molto speciali), alle cose.

Così è venuto Natale, Capodanno, la fine dell’anno scolastico. E’ venuto anche il tuo compleanno, e anche esso è passato. Avrei voluto, forse, alzare il telefono per farti gli auguri, per sapere che tempo fa sui tuoi quindici anni. Ma è un attaccarsi ad un tempo che non esiste più, a una persona che ha preso, per sua scelta, una strada divergente. Va bene così. E’ la vita, direbbe qualcuno. Lascio scorrere, passo oltre, e non fa neppure male.

a M., i suoi passi, la sua meditazione e le sue (non poi così) cazzate zen. Grazie.