live @ Torino Beach

Tutti i colori della mole

Stasera la mole si colorerà di viola per  la lotta alla malattia di Crhon.

La settimana scorsa era blu, in onore del salone del libro.

Il 4 maggio si è colorata di granata per ricordare il grande Torino.

Il 2 aprile la mole si è colorata di blu per la lotta all’autismo.

Il 17 marzo era verde, la mole antonelliana, per San Patrizio.

Prima ancora è stata viola per i malati prematuri, poi rosa per la lotta al tumore al seno…

Ok, capisco che abbiamo comprato le lucine a led colorate, però anche basta giocare con gli interruttori, va… Povera, povera mole, da sinagoga a monumento, da monumento a simbolo di una città, da simbolo a icona delle monetine da qualche centesimo, da icona a lampadina a led…

 

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Archeologia domestica

Negli ultimi anni ho cambiato un po’ troppe case: Torino, Castenaso, Castel Maggiore, Bologna e poi di nuovo Torino. Tutte le volte che ho lasciato una casa ho lasciato, volente o nolente, indietro qualcosa. Tutte le volte che sono entrata in una casa ho trovato qualcosa che qualcun altro ha lasciato indietro. Cose di poco conto, lasciate da sole per il mondo.

L’altro giorno mi sono imbattuta in una vecchia cornice digitale, abbandonata da un inquilino precedente. Ha vinto la curiosità morbosa tipica di ogni archeologo domestico. Ho stanato un alimentatore, e ho pastrocchiato fino a che la cornice non è partita, rivelando i suoi segreti. Foto, bruttine al vero, di luoghi più o meno noti: Delphi e la Grecia in genere, il Sestriere d’inverno, Venezia, la Croazia, il principato di Seborga. Non appaiono mai persone, se non, in due foto mosse, il volto di un bimbo di tre anni circa, i grandi occhi castani fissi sull’obiettivo, i capelli castani chiari, mossi, vagamente disordinati.

Una volta di più mi fermo a pensare sulle vite appena sfiorate degli altri, su quei viaggi probabilmente ‘solitari’ che sembrano ripercorrere i miei passi, in giro per l’Europa, su quel bimbo – forse un ragazzino ormai -, l’unica presenza umana tra tante immagini. Chi sei? Quanti anni hai ora? In quale stato vivi? Come ti chiami? E’ perché mai sei l’unica presenza fuggente, fotografata quasi di nascosto, in un album di foto? Domande che non troveranno mai risposta. Domande di poco conto, nate da un oggetto di poco conto.

Magari, nella mia vecchia casa in Bolognina c’è qualcuno che si sta ponendo domande altrettanto inutili con in mano un mio qualche oggetto insignificante, rimasto abbandonato da solo in quelle stanze. Chissà se ancora racconta di me, e cosa, a distanza di quasi un anno. Magari, invece, quella casa in Bolognina è ancora vuota e ancora macina la presenza di vecchi angosciosi fantasmi, aspettando che altre persone facciano riecheggiare gli spazi di suoni più allegri a lavar via la rabbia e la disperazione che sono rimaste attaccata a quelle pareti.

live @ Torino Beach

L’odore dei luoghi.

I luoghi, sembra strano a dirsi, hanno odori tipici. Odori che si legano indissolubilmente a ricordi, persone, momenti.

Anche le città hanno odori…

Torino per esempio sa, in primavera, inconfondibilmente, di Mughetto. Lo senti la sera, quando respiri con il naso per aria l’aria ancora fresca.

Bologna, Bologna sa di tiglio. Quell’odore morbido e caldo che si spande nelle prime serate calde, che preannunciano un’estate infernale. Gli innamorati escono, mano nella mano, in abiti estivi e le effusioni si sprecano. Sarà il tiglio che è afrodisiaco, sarà l’irrequieto sangue emiliano… Sono stata mano nella mano anche io nell’odore dei tigli di Bologna…

Ferrara, Ferrara mischia ai tigli l’odore di magnolia, ancora più intenso ancora più caldo se possibile. Mentre annaspi nell’aria umida la magnolia di riempie i polmoni e ti fa, in qualche modo, pensare al mare, quasi vicino. E l’idea del mare Adriatico, che se visto da vicino ricorda una vasca da bagno infangata, da Ferrara le sere di primavera è un miraggio piacevole e quasi a portata di mano.

Pinerolo invece a Natale sa di panettone, o almeno sapeva di panettone, quando la Galup passava il tardo autunno a impastare e cuocere in vista delle feste e tu, che tornavi da qualche scorribanda su e giù per le valli. Ti perdevi con l’acquolina in bocca, sognando zucchero e mandorle tostate.

Ci sono sfumature di odori che fanno da colonna sonora ad ogni posto che amiamo (o che odiamo). Questo mughetto che così prepotentemente invade le mie narici in questi giorni (e che di sicuro ha sempre inondato – inavvertitamente al mio olfatto –  la mia città) quest’anno ha il gusto di una tanto agognata casa, di sorprese inattese, di possibilità improbabili…

live @ Torino Beach

In ufficio, mi hanno fottuto il computer

E mi chiedo, ma chi è l’imbecille che rischia una denuncia e il licenziamento (perché può essere solo qualcuno che lavora qui ad Alcatraz, come me) per rubare un laptop vecchio di quattro anni, scassato e stanco? Ma davvero se ne ricava 50 euro è un miracolo.

In compenso io (e con me la mia azienda) ho perso tempo, dati e lavoro, cosa che nessuno mi può restituire e la consolazione che avrò un portatile nuovo e più performante non mi solleva abbastanza il morale. Ero affezionata a quel povero catorcio che mi ha accompagnato in avventure lavorative e personali: dal mio arrivo a Bologna al mio primo progetto da PM, alle notti passate al lavoro, i weekend e il rientro a Torino.

Anche gli oggetti hanno un anima, dei legami e dei sentimenti, e se conosco quel laptop ora sta piangendo disperato e spaventato. Poverino.