zaino in spalla e via viandare

Di viaggi…

“La diritta via smarrita”… Certo è così che comincia il viaggio.
(Stefano Lanuzza)

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zaino in spalla e via viandare

Cosa mi metto sulla schiena oggi…

Negli ultimi quattro anni ho girato, nei miei trek e hike ‘leggeri’ con un Regatta Survivor 35L. Malcontati, con questa carogna addosso, ci ho fatto all’incirca 300 km. L’avevo preso al mercato di ferragosto di Pragelato, per rimpiazzare al volo un The North Face fuggito con il mio ex-xompagno di vita (ora ex-ex-ex…). Avevo bisogno di uno zaino per qualche giretto leggerissimo in montagna, quello c’era e probabilmente per l’uso che dovevo farne in quel periodo preciso, era anche adeguato, nonché a modico prezzo.

foto cortesia di Giorgio Michelin
Io e il Regatta in Altante (foto cortesia di Giorgio Michelin

Poi quello stesso Regatta l’ho cominciato a portare in giro ‘sul serio’ ben sapendo che l’oggetto aveva tanti, troppi limiti (pesante con schienale morbido e completamente a contatto con la schiena, inasciugabile una volta sudato, scomodo sul seno). Un po’ per prigrizia, un po’ per carenza di fondi, un po’ perché per l’ennesima volta pensavo che avrei ripreso a camminare meno, quello stesso zaino me lo sono portato in spalla per hike e trek anche impegnativi. Ogni volta lo ho odiato. In particolare lo ho odiato questa estate nei quasi 100 km camminati sull’Atlante in Marocco. Così sabato, sapendo che l’indomani sarei andata a fare un ‘piccolo’ (stica!) hike, quando mi sono imbatutta nel Lowe Alpine Airzone Pro 35-45 semplicemente l’ho portato a casa.

Sarò banale, ma gli zaini per me sono Deuter o Lowe Alpine. Posso fare qualche eccezione (ed infatti ho avuto ed ho tuttora un The Northface Terra 65, che da 15 anni tiene il passo delle mie più pesanti scorribande, e soprattutto ha tenuto a suo tempo il passo della speleo), ma in prima battuta gli zaini che guardo sono quelli, i Deuter in primis. Sinceramente avrei valutato volentieri un Deuter Futura Pro 40 SL (affascinata dal Vari Flex System che monta e dalla progettazione completamente orientata al femminile).

Il Futura non c’era in negozio, e poi una fanciulla che di lavoro cammina e di cui mi fido pur avendolo non ne era entusiasta (ma questo può non voler dire nulla…). C’erano due Salewa (il Salewa Miage 35 e il Salewa Peutrey 42), marca a cui, essendo il mio primo zaino speleo stato appunto un Salewa (l’equivalente di un attuale Salewa Guide 50). I Salewa sono migliorati molto dal quelli della fine degli anni 90, ma ancora, secondo me, non sono ottimali per le schiene femminili, o per lo meno non lo sono per la mia schiena. Sono favolosamente leggeri (il Miage pesa 1 kg mentre il Peutrey pesa 680 gr), hanno cuciture dall’aspetto robusto, e ganci grossi che danno un’aria piuttosto solida (cosa che non era il mio vecchio zaino). A me comunque tirano, impacciano, fanno noia, ma è una questione di gusti, di struttura e di ‘noiosità’, che nulla toglie alla validità degli zaini, che in molti amano.

Il Lowe di cui sopra è invece un signor zaino. Si aggira attorno al 1,5 kg, espandibile, spallacci compatibili con la struttura femminile (leggasi presenza di tette percettibile) sottili e leggeri, fascia ventrale leggera, ma comodissima, lunghezza dello schienale regolabile, schienale rigido e tenuto ben staccato dal corpo, tantissime tasche, accesso laterale, e altri gadgets. Poi è azzurro, da sempre il mio colore.

Alla prova del fuoco (tappa 14 del GTA) si è dimostrato all’altezza del nome e delle aspettative: sta addosso senza pesare, senza ingombrare e senza fiaccare… cosa si può volere di più? Ora nel mio futuro vedo trek e hike con la schiena felice…

zaino in spalla e via viandare

Tappa 14 del GTA (o D39 della Via Alpina rossa) : Balsigia – Laux / Usseaux (I, +, ++)

La tappa ‘reale’ prevede l’arrivo a Usseaux, cis i può fermare al lago del Laux, poco sotto, ugualmente felici. Ed è quello che io ho fatto…

Logistica: Conviene partire con due macchine, una da lasciare a Balsiglia, l’altra al Laux, o a Usseaux (oppure contare sull’autobus che percorre la statale del Sestriere . Per andare a Balsiglia, arrivati a Pinerolo prendere la statale del Sestriere SS23 e seguirla sino a Perosa Argentina, indi entrale in Val Germanasca seguendo le indicazioni Pomaretto / Prali SP169. Seguire le indicazioni per Massello SP170 prima e per Balsiglia poi. Fate attenzione l’SP170 è molto stretta e parecchio sconnessa. Per andare al Laux (o a Usseaux) Prendere la Statale del Sestriere da Pinerolo (o da Perosa Argentina) e girare poi, passata Fenestrelle seguendo le indicazioni per Laux, o Usseaux.

Quote / dislivelli: 1375 (Balsiglia) / 2713 (Colle dell’Albergian) / 1343 (Laux). Dislivello: (+1338 / – 1370)

Tempi: 8h circa, a cui vanno aggiunta la tappa pranzo e eventuali bagnetti nel torrente Germanasca.

KM: 17,5

Classificazione: ‘E’. Sentiero ben segnalato e ben tracciato, nessun particolare pericolo, richiede un minimo di allenamento e di preparazione all’alta montagna.

Opinione Personale: Escursione quasi impegnativa con paesaggi molto belli. Splendide le viste sulla cascata del Pis, sul monte Pelvo e sull’Albergian. Il bagno sotto la cascata del Pis è impagnabile (I, +, ++) (*)

Periodo – Ore consigliate: Preferibile da metà primavera a metà autunno. Si scelgano giornate non piovose e non precedute da giorni di pioggia, perché dubito che alcune salite piuttosto ripide e il losaio sotto le casematte del Moremut siano piacevoli nel fango le prime e magnate il secondo. E’ preferibile cominciare la salita da Balsiglia ragionevolmente presto (le 7, probabilmente) perché sino quasi alle bergerie del Laux (ovvero passato il colle) non c’è ombra. Davvero, non ce n’è.

Acqua potabile lungo il percorso: Si, sono presenti diversi corsi d’acqua, ragionevolmente potabili.

Sentieri: Giunti a Balsiglia parcheggiare oltre il ponte, ritornati alle case della frazione, il sentiero 216-GTA risale il
vallone sulla destra del torrente  prendendo quota più decisamente nella prima parte tra pascoli e coltivi. Toccati alcuni casolari (Clot del Mian m 1491) prosegue in modo più tranquillo attraversando le miande di Ciampas e Ortiaré m.1637 e le praterie sottostanti alla parete rocciosa delle cascate, dominate a Sud dall’imponente parete del Monte Pelvo. Proseguendo sempre sul sentiero 216, che volgendo a dx rimonta l’erta balza rocciosa, ripido e tortuoso  e in seguito con un lungo traverso verso dx, in lieve salita, in circa 2:15’ si perviene alle Bergerie del Lausoun m. 2000. (Circa a metà della salita il sentiero passa a fianco di un masso con una antica incisione rupestre che rappresenta un alce). Il sentiero svolta bruscamente a sx e in leggera salita con una lunga diagonale direzione del pianoro sovrastante la cascata  porta ad attraversare un ruscello e poi un tratto in forte pendenza uscendo  sul pianoro “Fun la Pla“ m 2200, sede di alpeggio. (una traccia di sentiero che scende ad attraversare il torrente, che poi precipita a valle, porta alle Bergerie del Valloncrò m 2150,ore 2:45- fontana).
Proseguendo lasciamo a sx il sentiero 217 che sale al Colle Arcano ed al bivio successivo in prossimità di un grosso masso a quota 2336 m incontriamo a dx il sentiero 218-GTA (segnato in bainco e rosso, e spesso indicato come B). La salita inizialmente moderata diventa difficoltosa e zizagando raggiungiamo i ricoveri militari di Moremout. Sempre in salita il sentiero raggiunge il Colle dell’Albergian- ore 4:30. Dal colle si scende nel vallone dell’Albergian, costeggiando Il Grand Miuls e l’Albergian stesso lungo il sentiero  S/314-GTA. La mulattiera si fa più agevole verso quota 2150 circa, e benché il paesaggio si faccia via via meno interessante cominviano ad apparire fontane. Si scende lungo dei tornanti fino al bivio per  la bergeria di Pra del Fondo, da cui poi parte – volendo – il sentiero 313 dei laghi dell’Albergian. Proseguendo verso valle per l’S/314-GTA ci si inoltra nel bosco di larici (dove occhieggiano sculture di legno e appaiono qua e là fontane e panvhine), si costeggiano e a partire dalla bergeria del Laux (1719) le roccie del Laux. Il sentiero diventa una strada bianca avvicinandosi al Laux e poi asfaltata in prossimità del paese. 3h15 circa.

bassiglia-usseaux

Note: se avete un amico, germanaschino, che vi dice facciamo un giretto tranquillo, non più di 1000 mt di dislivello, niente di ché. Traversiamo da Balsiglia al Laux… Mandatelo a cagare subito. I germanaschini sono così… saltellano su e giù dal colle del Pis da quando sono piccini, e per loro è l’equivalente di una sgambatina al parco dietro casa. Abbattetelo. Prendete la carta dei sentieri e rifatevi voi il conto del dislivello e dei chilometri. Grazie per il giro, comunque, fogghino.

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Perché mi avete rotto con il cammino di Santiago…

Da piccola detestavo camminare. Proveniendo, circa, da una famiglia di montanari, non voler camminare a piedi, era quasi grave. Mio fratello mi prendeva in spalla, nonostante le proteste dei miei, dicendo che non era importante perché ero leggera come una piuma. Quel leggero come una piuma è diventata nel tempo prima un leggera come una piuma di piombo e poi pesante come un ippopotamino. E fu così che, perso il privilegio di farmi trasportare, smisi di camminare. Facevo mille sport, ma per Giuda, camminare no.

Ho fatto una pace ruvida con gli scarponi a quattordici anni, per amore dei cavalli. Per andare in giro a fare i trekking a cavallo per le alpi, cavolo, bisognava anche camminare. Sono poi venuti gli anni degli avvicinamenti alle falesie, ed infine quelli della speleo. A forza di camminare per poi fare qualcosa ho finito per camminare per camminare.  Da anni, nel mio armadio c’è un paio di (begli) scarponi, un paio di zaini attrezzati di tutto punto, delle racchette (si, perché ho un ginocchio smontato, e mi servono. Cammino lo stesso), e un goretex. Ho camminato anche quando il mio mondo era molto buio, quando l’ho ribaltato e mentre ne creavo – e lo sto ancora facendo – un altro. E camminare mi ha aiutato a digerire la merda, a tenere la testa in asse, a sfogare la rabbia e a trovare energie e piacere. Insomma

…Io cammino…

Però non ho fatto il cammino di Santiago, e non lo farò. Non lo farò perché il cammino di Santiago sta al camminare, come Venezia sta all’Italia: bella, ci vanno tutti, la conoscono tutti, è commerciale ed è falsa come Giuda. Venezia non ha nulla a che fare con la realtà media dell’Italia. Non me ne frega niente, se per tanti, per molti ‘camminatori’ (o pellegrini, o viandanti) non hai visto nulla se non sei stato sul Santiago. Preferisco non aver visto nulla. Non mi importa se sul Santiago, si incontrano tante persone, si fanno tanti legami, magari si trova l’amore. Non ho bisogno di avere gli scarponi ai piedi per fare amicizie. Io con gli scarponi ai piedi cammino, medito, respiro. Per gli amici c’è la birreria. Non ho bisogno di facilitare i miei passi, stendendoli su strade ben mappate, con le insegne e le vetrine di ristoranti e alberghetti ogni metro, per passare la notte. Preferisco qualcosa di più intimo, o alla peggio, la gioia di una tenda sotto la pioggia. Me ne fotto della storia trascorsa a piedi, a passo lento, vivo in Italia, cazzo, ho tutta la storia che voglio, ad ogni angolo, in ogni pertugio. Soprattutto non ho nessun motivo per nascondere sotto un paravento di cultura la necessità interiore di fare un percorso di fede, con tutto il rispetto per chi ha seriamente una fede cattolica, io non ce l’ho. Infine, di sicuro, non ho bisogno di un cammino che tradizionalmente e immanentemente è un cammino di fede e di espiazione.

Vi lascio la vostra Rimini del cammino, io cammino altrove…

E che cammino, lo testimoniano le suole (finite) di un altro paio di scarponi.