il mondo attorno, mondo animale

La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.

Non è cosa nuova che qui in Italia la gestione del territorio sia una scienza sottovalutata se non ignorata, nel migliore dei casi. Spesso e volentieri – ed è assai peggio dell’ignaranza – la gestione del territorio viene dato in mano a gente che agisce ad mentula canis (per i  non latinisti “alla cazzo di cane”) in base ai mal di pancia dei vicini, al sentito dire, a colpi di genio del suo gatto strabico.

Ormai non ci facciamo quasi più caso, sebbene il nostro paese abbia una lunga storia tragica di catostrofi naturali (o semi-naturali) evitabili. Ci prendiamo le nostre alluvioni, i nostri smottamenti, le nostre valanghe e i terremoti con danni (e morti) molto maggiori del possibile con cristiana rassegnazione, quasi pensando che sia il volere di una divinità severa e arcigna e non la nostra incompetenza a metterci in ginocchio.

L’ultima genialata (se vogliamo meno grave di altre, ma che mi tocca particolarmente) del ragionamento ‘ad mentual canis’ è il nuovo “piano per la conservazione del lupo” che vedrà il suo voto finale domani. Il nuovo piano prevede 22 punti per facilitare la convivenza tra lupo e attività umane, punti spesso controversi, tra cui spicca il 22/a che prevede l’abbattimento controllato del 5% degli animali selvatici quale misura per la protezione delel attività agricole delle zone abitate da questo animale. Continue reading “La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.”

mondo animale, tra la via emilia e il west

Come un lupo…

Nella nostra cultura il lupo è un animale “orrendo”, famelico, assassino, opportunista. Nella nostra cultura dare a una persona del lupo, o a un gruppo l’epiteto di “branco di lupi” è un insulto, una macchia, una accusa.

I lupi e i loro branchi, nelle favole delle nostre nonne, si aggirano di notte pronti ad assediare case e cascina, assetati di sangue di bestie e persone.

Ma, sotto questa fama gotica, si nasconde un’animale ben diverso: un animale schivo, con una struttura sociale complessa e un grande senso del “gruppo”. Certo, bisogna avere la voglia e la coriusità di andare a scavare sotto il pregiudizio.

C’era una volta, e c’è ancora, un lupo. Questo lupo, che gli uomini chiamano Achille, ha un branco, il branco del Monte Rufeno. Achille un giorno, per sfiga, finisce in una tagliola, ne esce vivo – alla faccia di quel criminale del bracconiere – ma ne esce menomato per sempre. Achille, un animale selvatico, resta zoppo. Fa fatica a camminare, figuriamoci a correre o a cacciare. Ma non è Achille, il *mio* lupo. Il *mio* lupo è un qualunque lupo di quel branco, uno di quei lupi di cui le cronache non ci riportano il nome, ma che da due anni si prendono cura di Achille, cacciando per lui, aspettandolo pazientemente durante gli spostamenti, e combattendo metro per metro con il compagno sfigato. Perché non si lascia indietro nessuno, mai.

Continue reading “Come un lupo…”

mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

Continue reading “polaroid di un altro tempo (6)”

mondo animale

Animali da lavoro

Siamo così abituati a riversare sui nostri animali domestici così tante aspettative a affetti frustrati che spesso li trattiamo – snaturandoli e danneggiandoli – più come figli, piccoli umani che come le creature che sono in realtà.

Mi sono chiesta a lungo nella mia vita se sia giusto tenere le bestiole domestiche come animali da compagnia, obbligandoli a uno stile di vita e a maneggi che non sono propri della loro natura. Io i miei gatti li proteggo a morte: non escono di casa, sono sottratti a qualunque pericolo e sono al vero abbastanza umanizzati (e probabilmente annoiati). Non credo che faccia loro così bene, credo che probabilmente sarebbero più felici a correre nei prati, ma a Torino non ci sono prati e io morirei d’angoscia a saperli in giro per le strade.

Insomma ci siamo assolutamente dimenticati della natura e dello scopo per cui spesso le razze domestiche sono state create: la maggior parte dei domestici è stata selezionata per esserci utile e non come contenitore del nostro affetto frustrato. Continue reading “Animali da lavoro”

live @ Torino Beach, mondo animale

L’ultimo giorno

Quando hai un animale malato, malato tanto da non poter essere curato, hai l’onore e la responsabilità di decidere ‘quando’ abbatterlo. E’ una linea sottile e soggettiva quella che separa la dignità di vivere dalla dignità di morire, ed è una linea che va in conflitto con l’incapacità tutta umana di accettare la separazione da ciò che amiamo: luoghi, animali, persone.

Io poi, con la separazione me la cavo particolarmente male, quasi che mi accorga di essere legata a qualcuno o a qualcosa solo nel momento in cui scivola via.

Così ieri sera l’ho guardata muoversi, un po’ rigida quasi camminasse sulle uova, l’ho guardata accucciarsi cautamente, un piccolo movimento alla volta. Ho fissato in quei suoi profondi occhi verdi, e ho visto la sua infinita voglia di vivere vacillare. Anche le leonesse più coraggiose cedono. Basta così.

live @ Torino Beach, mondo animale

Non siamo fatti per dormire da soli

L’uomo non è altro che una scimmia ‘differenziata’, un lemure troppo furbo e troppo cresciuto. Come questi, l’essere umano – in natura – sarebbe una preda, e viste le non particolari doti combattive e atletiche, anche una preda succulenta. Quindi, esattamente come le scimmie e i lemuri, l’uomo confida nel branco, nel concetto – sempre veritiero – che più occhi, più nasi e più orecchie funzionano meglio di quelle del singolo.

mada0083

Questo è particolarmente vero durante il sonno, quando stretto stretto nelle braccia di Morfeo, con i sensi belli ovattati, saremmo praticamente delle bistecche al sangue. In più si è, a dormire nello stesso luogo, o nella stessa cuccia, e più le probabilità che qualcuno senta qualcosa, all’approssimarsi del nemico, aumentano. Aumentano le possibilità di svegliarsi, aumenta la capacità di scaldarsi, aumentano le possibilità di sopravvivere. Ne siamo inconsciamente consci, e quindi se c’è qualcuno nei paraggi, aumenta la nostra serenità, la qualità del nostro sonno. Continue reading “Non siamo fatti per dormire da soli”

mondo animale

Figli del vento del sud.

Si narra che Allah, per creare il cavallo arabo, abbia chiesto al vento del sud di farsi sangue e carne per servirlo in guerra e che il vento del sud abbia esaudito la richiesta del dio, trasformandosi in quella meravigliosa besti che da quattro millenni è il compagno di vita, la ricchezza dei popoli del deserto.

1107-13-6758
“L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo”

 

L’arabo non è “un cavallo”, è “il cavallo”. Tutte le razza attuali, tutti i cavalli che per sport per show o per passatempo montiamo ora hanno discendenti, più o meno lontani, nell’arabo. Sono di derivazione araba i veloci purosangue inglesi, i fastosi andalusi e cugini lusitani, persino gli imponenti  frisoni da sella. In tutte le razze, per ingentilirle, per scaldarne il sangue, prima o poi abbiamo messo dell’arabo.

Allevato da sempre tra capanne e deserto, l’arabo è tutt’ora – specie nella sua accezione più pura e ricercata – oggetto di una gelosissima e meticolosa selezione secondo 20 linee di sangue, la cui conoscenza e comprensione è roba da professionisti egiziani.

BCH-307
“Il Diavolo non osa entrare nella tenda che ospita un cavallo di pura razza”

 

Noi comuni mortali possiamo grossolanamente distinguire tre tipi principali:

  • il Kuhaylan – il macho della situazione, forte, potente, muscoloso -,

kuhaylan

  • il Saqlawi – la gentil donzella, bellissima, elegante, di infinita grazia, raffinatissimo –

saqlawi

  • ed il Muniqui – l’animale da corsa, più angoloso e meno rotondo, più alto, quasi spigoloso, ma un razzo di velocità, (l’ovvio antenato del purosangue inglese).

Poi a parte ci sono i Berberi, gli arabi libici e marocchini, allevati fuori dalle linee di sangue codificate, ma comunque belli, molto meno gelosamente custoditi e molto peggio trattati.

berberi
“Quanti chicchi d’orzo darai al tuo cavallo, tanti peccati ti saranno perdonati” Tentando l’amnistia con due berberi attaccati in carrozza a Marrakech

Vedere alcuni di questi animali (specie i Saqlawi), oggi, mozza il fiato.

Sono quattrocento chili, l’equivalente di quattro persone massicce. Quattrocento chili che non poggiano sul terreno ma lo sfiorano appena, con una leggerezza che sarebbe razionalmente impossibile in una massa tale. Quattrocento chili di pelo lucidissimo, pelle sottile e muscoli e nervi. Quattrocento chili di energia ed eleganza principesche e al tempo di frugalità e robustezza pari ad un buon mulo di campagna.

Qualche anno fa, alla fiera di Verona sbattei il naso sul mio primo Saqlawi. Erano i tempi in cui gli arabi egiziani facevano faville, i loro tempi. In un box c’era questo bellissimo stallone, sauro ciliegia molto scuro, coda e criniera color carota. Lo portavano in giro, oliato, così che il suo sauro scuro, diventasse ancora più profondo, la criniera e la coda rossiccia al vento. E lui, grandissimi occhi scuri e froge dilatate, sembrava non toccare il terreno muovendosi. Nel maneggio in sabbia, in controluce, sembrava planare sul terreno alzando appena un velo di polvere, incoronato dalla criniera cangiante che rimbalzava nella luce. Splendida bestia, una visione da creatura mitologica. Il mondo si fermava col fiato sospeso, letteralmente.

 

flaxen
“Il paradiso terrestre si trova nel seno di una donna, nel profumo di un fiore e sulla groppa di un cavallo arabo”

Era un animale meraviglioso, forse fin troppo raffinato. Probabilmente per me sceglierei qualcosa di un po’ più solido e meno vistoso, un bel Kuhaylan, baio.

 

 

 

mondo animale

Io e il lupo

foto di Martino Pizzol - https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/
foto di Martino Pizzol – https://www.flickr.com/photos/martinopizzol/

Quando sono nata, il lupo italiano (canis lupus italicus) era ridotto ai minimi storici, il censimento di Boitani / Zimen riporta 100-110 esemplari nel 1976

Da ragazzina ero (già) strana. Alle medie, quando tutte le mie coetanee sognavano di vedere Simon Le Bon – o chi per esso – e giravano per i concerti, io giravo per i boschi sognando di vedere il lupo. Sognavo, sognavo solo, al tempo la popolazione lupesca in Italia si era ridotta a circa 250 esemplari (stima per il 1986 del gruppo lupo Italia).

Qualche anno dopo il mio primo (o quasi) fidanzatino rispondeva al fatidico “chi è?” al mio citofono con uno scanzonato “il lupo”. Correva l’anno 1991, io continuavo a scorrazzare nei boschi sognando. l’anno precedente il gruppo lupo Italia stimava 400 esemplari sul nostro suolo.

Attorno all’anno 2000 la mia presenza nei boschi e sulle alpi ha avuto un incremento notevole, grazie alla speleologia. Ho percorso a piedi centinaia di km essenzialmente  sulle alpi marittime. Erano gli anni in cui, timidamente il lupo aveva cominciato a lasciare gli appennini, per avventurarsi sulle alpi. In val Tanaro e Pesio, grazie anche agli sforzi dell’ente parco, il lupo era una presenza tangibile e talvolta visibile, e io l’ho visto sul Marguareis una tarda estate: un fantasma silenzio e sfuggente, timido e schivo. Non aveva niente a che vedere con l’essere crudele e spietato dei racconti dei nostri vecchi o delle favole, sembrava piuttosto uno spirito antico della montagna, pacifico e solo.  (erano gli anni dei primi avvistamenti stabili del lupo in Piemonte – il branco di Val Pesio e branco del Gran Bosco  sono documentati dal 1996 – , dei primi progetti piemontesi di studio, e il lupi in Italia, secondo la stima del gruppo lupo Italia erano 600).

Da allora ho continuato a camminare, guardando le orme e le ombre, ma lupi, liberi non ne ho più visti. Ho fatto però da spettatore della seconda fila esultando alla formazione di ogni nuovo branco nelle mie valli (branco di Bardonecchia: 2000; Branco della Val Chisone: 2000; Branco dell’Orsiera: 2006; branco della Val Germanasca: 2006) e sperando per ogni lupo ferito che stato avvistato, catturato e curato – o almeno ci si è provato.

Ad oggi il numero di lupi stimato in Italia è di 1500 (Luci e ombre sulla biodiversità italianaLupi, orsi, aironi. A volte ritornano),  e il lupo in provincia di Torino è diventato una realtà, uno sfuggente vicino di casa in cui si può incappare con un po’ di fortuna (vedi la vecchia lupa che lo scorso weekend ha fatto un salto in paese a Pragelato). 

Per quanto possano sembrare strani, a volte i sogni dei bambini si avverano. Il lupo sotto casa era uno dei miei.

Alle lupe di Pragelato, che hanno avverato il mio sogno. 

La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 - foto di Stefano Martin
La vecchia lupa che ha visitato Pragelato a febbraio 2015 – foto di Stefano Martin

 

Hope, la lupa ferita  catturata e curata a Pragelato nel 2013
Hope, la lupa ferita catturata e curata a Pragelato nel 2013

 

fonti:

mondo animale

Non tutte le tigri sono gialle

waiting
stripeless
Golden Tabby Tiger
DSC_0947 Saffier, tigre doré /  golden tiger / tigre dorado / Gouden tijger
tigre1
tigre2
tigre3
SUMATRAN TIGER

Molto spesso diamo per scontate stupidamente molte cose, per esempio che le tigri siano gialle.

I gatti non sono tutti marroni tigrati, quindi perchè dovrebbero mai esserlo le tigri?

Ed infatti non lo sono. I colori noti e confermati nelle tigri sono:

  • la tigre standard (gialla a strisce nere)
  • la tigre albina
  • tutte le varie forme di tigre bianco:
    • bianco a stisce nere
    • bianco a strisce grige
    • bianco a strisce marroni
    • bianco a strisce crema (o strisce fantasma)
    • bianco totale
    • tutte le varie forme di bianco:
  • le due forme di tigre dorata
    • golden tabby
    • golden tabby pallido
  • la tigre beige, striata di marrone
  • le tigre melanistiche
    • nella variante melanistica, totalmente nera)
    • e nella variante pseudo-melanistica (che varia a seconda del colore di fondo dell’animale e che resta un animale comunque con qualche traccia di striscie)

Vi sono poi alcune varianti non documentate con certezza, ma la cui esistenza è probabile/possibile

  • la tigre maltese (o blu senza strisce)
  • la tigre rossa o marrone (senza strisce).

E’ un mondo decisamente vario in colori, anche se non si avvicina neanche minimente alla complessitò della genetica dei colori nei gatti (e d’altra parte allevare tigri è un po’ più complicato ed ha una storia piuttosto brutta e triste, per cui i dati scientifici e la possibilità di indagine lascia un po’ a desiderare.

A livello scientifico si ipotizza la presenza di almeno 4 geni recessivi classici che, diversamente combinati, diano origine a questo universo di colori (salvo l’albinismo, che è roba a sé):

  • melanina – che vira il colore giallo delle aree di fondo della tigre (non le strisce) in bianco o bianco dorato
  • il rosso – che vira in rosso / marrone il nero
  • il diluito –  che ‘scala’ il colore di una tonalità (per esempio il rosso in cream, il nero in grigio)
  • l’ agouti – ovvero il gene che regola la presenza di strisce o non strisce.

questo in teoria dovrebbe spiegare quasi tutto:

GENOTIPO ->
FENOTIPO v
melanina rosso diluito agouti
standard
bianca a strisce nere X
bianca a strisce grige X X
bianca a strisce marroni X X
bianca a strisce crema X X X
bianca a strisce fantasma X X X
bianca X X X X
golden X
golden chiaro X X X
beige X X
rossa (?) X X
blu (?) X X

photo by: Denise Chan, Rune Jensen, Luz Rovira, Diatherman, Brian McKay

Le tigri che vedete fotografate sono tutte nate e cresciute in cattività. Allevate. Splendidi micioni da show, più che da preservazione. Sono stati selezionati per il colore, una naturale mutazione recessiva e rara, oltre che per la specie, e questo se non fatto bene e se fatto pensando solo al lucro che questi animali rari e affascinanti possono portare ha degli effetti collaterali… un cattivo allevamento… e un cattivo allevamento porta a un alto numero di ‘scarti’, siano essi animali sbagliati perché del (bellissimo) colore usuale, o perché tarati, deformi a causa dell’accoppiamento ripetuto tra consanguinei (se volete saperne di più cercate la storia di Kenny, Willie, e Kya gli scarti che qualcuno si è preso la briga di salvare).

Le morali di questa storia sono tante:

  • la prima è che non tutto è come sembra e che scavando un pochino si scopre un mondo più profondo e infinitamente vario, che ci sono colori e sorprese che non ci si poteva immaginare
  • la seconda è che con un po’ di impegno si capisce tutto, la scienza spiega tantissime cose
  • la terza è che spesso dietro ad ogni splendida cosa, guardando bene, c’è un laido retroscena… colpa di pochi, che rovinano la meraviglia del mondo
  • la quarta è che… se non ci fossero le foto, non ci renderemmo conto di tuta questa meraviglia