il mondo attorno, live @ Torino Beach, Storie di altri mondi

L’Orco, la montagna, gli idioti.

Qualche giorno fa in televisione passava “North face”. Al netto delle splendide riprese di montagna e di alpinismo il film è brutto, retorico e abbastanza lontano dalla realtà di quel luglio 1936 che vide la folle e tragica corsa alla conquista della parete Nord dell’ Eiger (l’Orco appunto).

Conosco bene questa e molte altre storie del grande alpinismo e della grande speleologia, se hai bazzicato un po’ nei rifugi, è tutto quello che trovi da leggere, quando sei fortunato. La storia della cordata del 1936 sulla parete nord dell’Eiger non è diversa da tante altre: l’impresa era ambiziosa, l’attrezzatura e la tecnica del tempo un po’approssimative, i giovani alpinisti erano bravi, incoscienti, sbruffoni e non particolarmente fortunati. Nella foga della corsa alla parete ci mette mano la sfiga (o l’Orco fa il suo gioco, come volete), loro sottovalutano la situazione, fanno un paio di erroracci brutti (“per morire di commettere due errori di fila” diceva un mio amico speleo tanti anni fa) e ovviamente muoiono tutti amalamente. Se vi interessa lo storia, vi consiglio di guardare il documentario (o il libro) “The beckoning silence” di Joe Simspon (si, quello della morte sospesa). Continue reading “L’Orco, la montagna, gli idioti.”

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appaiando anime a caso

Si parla tanto delle anime gemelle, quelle che sono state create per stare vicine, secondo il mito platoniano. Le anime gemelle si compensano, sono complemento l’una dell’altra, si stringono assieme per essere una.

Le anime affini invece, sono le anime analoghe, specchiate. Stessi spigoli, stessi buchi, stesse cicatrici, stessa solitudine.

Analizziamo le differenze:

L’anima gemella non ti capisce, e non sarà mai in grado di farlo, però ti guarda affascinata e curiosa. L’anima affine ti capisce benissimo, anche troppo, anche senza bisogno di aggiungere parole. Ti capisce e in media ti giudica uno/a stronzo/a.

L’anima gemella ti adora, e ti ama profondamente anche per i tuoi difetti, ancor più che per i tuoi pregi. Apprezza quelle piccole imperfezioni che ti rendono unico, differente, speciale. L’anima affina ti stima parecchio perché nonostante tutti i tuoi odiosi difetti, che conosce benissimo e che estirperebbe dal tuo – e dal suo – essere in fondo riesci a cavartela bene, a stare a galla.

L’anima gemella insomma ti ama, l’affine fa fatica a sopportarti (ma se non sei attorno gli/le manchi).

Con l’anima gemella devi discutere, parlare, spiegare. Con l’anima affine no. La prima sarà sempre pronta a supportarti, abbracciarti consolarti, dalla seconda aspettati tanti bei calci nel culo, dati forte, per tenerti dritto sulla tua strada. In fondo anche l’anima affine ti vuole bene, in fondo.

Se avete trovato un’anima gemella siete fortunati e felici, se avete trovato un’affine siete al sicuro da voi stessi e dagli altri. Se avete entrambe, come me, siete all’inferno.

(ecco un’altro articolo rimasto impigliato tra i tasti per anni)

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impalpabilmente

Davanti all’ennessima birra, parlando di non so più che cosa, ti ho preso il polso, istintivamente. E’ un gesto che non faccio spesso, non amo – di fondo – il contatto fisico.

Sotto i miei polpastrelli ho sentito il cuore, un ritmo preciso, caldo, pieno, vivo. E io ti ho sempre immaginato esattamente così, ostinatamente vivo, vivo, nonostante tutto.

…Tum, Tudum, Tudum…

Forse solo nella mia mente, quel flusso regolare ha avuto un sussulto di tono:

Tum, Tudum, …TUDUM

Quando ho alzato lo sguardo, nell’imbarazzo totale, ho avuto l’impressione di scorgere i tuoi splendidi occhi – divertiti e colpevoli – attraversati dal  mio stesso stupore.

Ho imposto alla mia mano, riottosa, una ritirata strategica, dal lato giusto del tavolo, sul boccale.

[e anche questa è rimasta incastrata in qualche angolo del computer per un lungo tempo indefinito.]

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Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

Continue reading “Amorose piastre di Petri”

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Chiudendo cerchi

Se, su un foglio, disegni un cerchio a matita, chiuderlo è un gioco. Ci metti un secondo, metti a fuoco il punto di inizio et voilà, con un attimo di destrezza, unisci il punto di inzio con un unico tratto, tondo perfetto. Il cerchio e chiuso e puoi seguire quella forma perfetta con gli occhi all’infinito, nella sua assoluta permanenza, serenza, statica.

Ciudere i cerchi, nella vita, è un po’ più complessi. La matita si spunta, la strada è tanta, la concentrazione si perde.

Ad aprile del 2014, in un momento abbastanza buio della mia vita, decisi di provare a digerire quello che mi stava succedendo intraprendendo un viaggio a pieidi. Fu una scelta a caso, consigliata en passant da una amica che osannava un viaggio a piedi fatto anni prima con le sue bimbe, e dei simpatici asinelli. Tanto per fare qualcosa, purché quel qualcosa fosse un cambiamento di scenario, presi lo zaino e partii. In quel viaggio conobbi una persona. o meglio ne cobbi tante (alcune delle quali mi sono rimaste amiche da allora), ma ‘quella persona’, pur non sapendolo e non immaginandolo, credo, mi cambiò la prospettiva. Continue reading “Chiudendo cerchi”

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Cose perse

Quante cose si perdono nell’arco della vita: tempo, occasioni, possibilità, persone, animali, oggetti.

A volte alcune di queste ottengono una seconda vita, in mano ad altri.

A te che hai trovato ciò che io ho perso, abbine cura, dagli una nuova vita. Tienilo al caldo, vogligli bene, come gliene ho voluto io. Goditelo.

Io guardo le mie mani vuote, e mi chiedo come mi siano scivolate così tante cose dalle mani….

“I held a jewel in my fingers
And went to sleep.
The day was warm, and winds were prosy;
I said: “‘T will keep.”

I woke and chid my honest fingers,—
The gem was gone;
And now an amethyst remembrance
Is all I own.”

Emily Dickinson

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In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità…

Avete mai letto “l’antologia di Spoon River” o avete mai ascoltato quel piccolo capolavoro di De André “Non al denaro né all’amore né al cielo“?

Da qualche parte, perso tra gli innumerevoli versi dell’antologia c’è Jones, il violinista, il suonatore. Jones l’anima libera, l’anarchico, quello che vive facendo quello che ama, fregandosene della corsa alla richezza, del potere, della rispettabilità.

Jones assume su di sé, rielabora e trasforma i problemi del suo mondo. Egli è l’alchimista,  riesce a vedere un mondo che altri non vedono, riesce ad andare oltre l’aspetto triviale delle cose e a trasformare anche gli eventi nefandi in un’armonia esatta che gli altri si fermano ad ascoltare.  Jones, giunto alla fine della sua vita, muore senza rimpianti avendo consumato il suo violino a forza di estrarne note per farci ballare i pensieri e la gente.

Il violinista di Spoon River è stato l’idolo anarchico, e l’ispirazione, della mia adolescenza, e ancora ora, quando mi coglie l’ansia, tra me e me canticchio la versione di De André, per ricordarmi che, sempre, io posso essere un’alchimista in questo mondo: Continue reading “In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità…”

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Pochi amici, ma buoni.

Io sono una persona autonoma, indipendente, estremamente autosufficiente. Ne ho sempre fatto una regola nella mia vita e ne vado oltremodo orgogliosa e fiera.

Di conseguenza è molto difficile che io abbia bisogno di qualcuno, di una parola, di un gesto. Sono normalmente io quella su cui gli altri si appoggiano, quella che corre al soccorso, che aiuta. Sono un pilastro.

Eppure ogni tanto, più spesso di quello che sembri esteriormente, scricchiolo anche io.

Mi rassicura tantissimo, mi da una profonda gioia, vedere che esiste qualcuno che sente quella leggera incrinazione nella forza, e si fa vicino anche solo per chiedermi se ci sia qualcosa che non va. Non importa quanto siano fisicamente distanti, non importa se non ci si vede spesso o se apparentemente il rapporto non è così stretto, eppure loro sono lì: sono i miei amici. Magari si fanno vivi proprio solo quando pensano che io sia in difficoltà, e non solo quando in difficoltà sono loro (come tante altre persone fanno).

E si, grazie di esserci. Lo so che è una bella rogna avvere a che fare con me.

 

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Panta Rei

Tutto scorre. Le situazioni cambiano, le persone anche.

Non possiamo pensare che una situazione resti immutabile nel tempo, di ritrovare la stessa esperienza, gli stessi affetti, gli stessi posti. La vita scorre, ogni cosa prima o poi finisce e ne verranno altre, estratte a caso dall’universo delle possibilità.

Per ogni torrente che si secca, altri verranno. Ed è inutile cercare di immaginare dove, come saranno e il che condizioni li navicheremo, la realtà futura è sempre infinitamente diversa dalla nostra immaginazione… l’infinito universo delle possibilità è assai più ampio di quello che la nostra mente riesce ad immaginare.

E’ inutile quindi affannarsi, angosciarsi, temere. I mostri che ci immaginiamo non saranno mai quelli che dovremo affrontare, e non saranno neppure nascosti negli stessi anfratti.

“ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia”

Amleto – atto I scena IV

Questo mi ripeto, cercando di convincermi, mentre sgranocchio cioccolato.