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Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

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Storie di altri mondi

Nebbia

15 febbraio 2012, h 7.00

Alex si sveglia con poco entusiasmo, come tutte le mattine. Zittisce la sveglia in fretta, e getta una morbida occhiata a Lara, che ancora dorme appollaita sul margine del lato sinitro del letto. Da quasi un anno, da quando cioè Alex ha abbandonato la sua fredda città sull’oceano per condividere il suo tempo con Lara, Alex e Lara condividono il letto e la piccola villetta a schiera, persa nella “Bassa” (la pianura, a tratti sotto il livello del mare che si sdraia tra Bologna e Ferrara).

Si alza stancamente e, mentre di trascina in bagno, Alex butta un occhio al paesaggio oltre la finestra della camera da letto. Niente, solo una spessa coltre bianco latte che nasconde qualunque cosa. Nebbia, maledetta nebbia.

Alex non ama la nebbia, non c’è abituato. Per trentacinque anni ha vissuto con l’oceano sdraiato davanti alla porta di casa. La nebbia densa della Bassa, che imperversa ostinatamente da ottobre a marzo nella Bassa, lo mette a disagio. Questo vivere senza mai trovare l’orizzonte, senza riuscire a discernere il mondo a pochi metri di distanza lo inquieta. La sua fantasia insiste nel fargli intravedere pericoli e mostri che occhieggiano nel bianco. Gli sembra di stare impazzendo, di avere le allucinazioni. Quando succede, Lara, sorridendo gli dice che è solo nebbia e che lui ha troppa fantasia. Continue reading “Nebbia”

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Chiudendo cerchi

Se, su un foglio, disegni un cerchio a matita, chiuderlo è un gioco. Ci metti un secondo, metti a fuoco il punto di inizio et voilà, con un attimo di destrezza, unisci il punto di inzio con un unico tratto, tondo perfetto. Il cerchio e chiuso e puoi seguire quella forma perfetta con gli occhi all’infinito, nella sua assoluta permanenza, serenza, statica.

Ciudere i cerchi, nella vita, è un po’ più complessi. La matita si spunta, la strada è tanta, la concentrazione si perde.

Ad aprile del 2014, in un momento abbastanza buio della mia vita, decisi di provare a digerire quello che mi stava succedendo intraprendendo un viaggio a pieidi. Fu una scelta a caso, consigliata en passant da una amica che osannava un viaggio a piedi fatto anni prima con le sue bimbe, e dei simpatici asinelli. Tanto per fare qualcosa, purché quel qualcosa fosse un cambiamento di scenario, presi lo zaino e partii. In quel viaggio conobbi una persona. o meglio ne cobbi tante (alcune delle quali mi sono rimaste amiche da allora), ma ‘quella persona’, pur non sapendolo e non immaginandolo, credo, mi cambiò la prospettiva. Continue reading “Chiudendo cerchi”

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Gli amici, a volte, si ereditano

Ho una nuova amica, credo. L’ho eredita da uno dei miei angeli custodi bolognesi, quando lei – per lavoro – si è traferita a Torina, e l’amico, candidamente, mi ha chiesto di prendermene cura.

Ci andiamo a genio, è sveglia, allegra, solare. Mi ricorda maledettamente me, quando da Torino mi sono trasferii a Bologna, sei anni fa. Trovo analogie nel viaggio, nella voglia di fare, in quell’iperattività da adrenalina del cambiamento, nella voglia di essere liberi, indipendenti, autonomi. Lei è solare, però, mentre io, solare, non lo sono mai stata.

E’ divertente, mi è simpatica, cerco di aiutarla ad ambientarsi, anche se ho la netta sensazione che non si lacerà aiutare più di tanto (e questo le fa onore). Credo che sia un po’ stupita della mia disponibilità, ma in fondo, io so bene quale è la strada che sta percorrendo, quali sono le difficoltà, le differenze, i cambiamenti. So anche che, al di là dell’entusiasmo, non è una strada facile. Quindi, se posso. le do una mano, semplicemnte perché avrei veramente voluto che, quando mi trasferii io, qualcuno – anziché farmi terra bruciata attorno, avesse aiutato me. Continue reading “Gli amici, a volte, si ereditano”

il mondo attorno

Millanti una sindrome di Asperger? sei solo uno/a stronzo/a

Ormai è di moda, grazie ai film, ai telefilm e ai libri che presentano persone affette da sindrome di Asperger come una sorta di geni strambi e un po’ snob, decisamente cool. Una breve lista:

  • Parenthood
  • Big Bang Theory
  • Bones
  • Detective Monk
  • Sherlock
  • Elementary
  • Adam
  • Uomini che odiano le donne & Co
  • Il fantastico mondo di Amelie
  • BenX
  • Il riccio
  • Mozart & the whale
  • The imitation game
  • Molto forte incredibilmente vicino
  • Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

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tra la via emilia e il west

Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. (M. De Cervantes)

Pare impossibile ma oggi vorrei essere a Bologna. Avrei voluto salutare Max, e abbracciare suo fratello e sua madre.

L’ultima volta che sono stata a Bologna, mi sono accorta di aver finalmente fatto pace con una città che ho tanto amato, e che gli eventi mi hanno, ahimé, fatto odiare con tutta l’anima. Bologna la bella, era tornata ad abbracciarmi con il suo dedalo circolare di portici, chiese e viuzze medievali. Passeggiando con un amico per il centro, mi erano man mano tornati in mente tutti gli angolini che avevo amato, le persone a cui avevo voluto bene.

Quel weekend, tra un passo è l’altro avevo deciso che la volta seguente che sarei scesa avrei fatto un salto a salutare Max, nella sua osteria. Max, come molte altre persone, a Bologna, era stato ‘tagliato’ dalla mia vita a un certo punto, di brutto, quando decretai di non voler più avere nulla a che fare con il mio ex-compagno e tutto il suo entourage. Un taglio netto, e via. Continue reading “Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte”

il mondo attorno, mondo animale

La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.

Non è cosa nuova che qui in Italia la gestione del territorio sia una scienza sottovalutata se non ignorata, nel migliore dei casi. Spesso e volentieri – ed è assai peggio dell’ignaranza – la gestione del territorio viene dato in mano a gente che agisce ad mentula canis (per i  non latinisti “alla cazzo di cane”) in base ai mal di pancia dei vicini, al sentito dire, a colpi di genio del suo gatto strabico.

Ormai non ci facciamo quasi più caso, sebbene il nostro paese abbia una lunga storia tragica di catostrofi naturali (o semi-naturali) evitabili. Ci prendiamo le nostre alluvioni, i nostri smottamenti, le nostre valanghe e i terremoti con danni (e morti) molto maggiori del possibile con cristiana rassegnazione, quasi pensando che sia il volere di una divinità severa e arcigna e non la nostra incompetenza a metterci in ginocchio.

L’ultima genialata (se vogliamo meno grave di altre, ma che mi tocca particolarmente) del ragionamento ‘ad mentual canis’ è il nuovo “piano per la conservazione del lupo” che vedrà il suo voto finale domani. Il nuovo piano prevede 22 punti per facilitare la convivenza tra lupo e attività umane, punti spesso controversi, tra cui spicca il 22/a che prevede l’abbattimento controllato del 5% degli animali selvatici quale misura per la protezione delel attività agricole delle zone abitate da questo animale. Continue reading “La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.”

il mondo attorno

il giorno della memoria l’olocausto e altri genocidi.

Il 27 gennaio di ogni anno è stato consacrato a giorno della memoria delle vittime dell’Olocausto. Benché il significato generico della parola olocausto sia per estensione “sacrificio totale, distruzione di gruppi etnici o religiosi, di popolazioni, città” (cit. Treccani), l’Olocausto con la “O” maiuscola è il nome che viene dato all’opera di sterminio nazista perpetrata sulla popolazione ebrea, e su tutti gli altri ‘indesiderabili’.

Il 27 gennaio si ricorda questo Olocausto: la persecuzione di ebrei, nomadi, omosessuali, portatori di handicap e chi più ne ha più ne metta ad opera delle forze naziste. Per questo parliamo di ebrei, di campi di concentramento, di deportazioni, di treni, di camere a gas.

L’Olocausto nazista non è certo stata l’unica impresa di sistematico annientamento di una o più popolazioni nella storia, e di certo non l’unica perpetrata da noi occidentali. E’ però quello che – almeno in qualità di Europei – ci è più vicino, nel tempo, nello spazio e nei luogi. E certo più vicino a noi nella memoria, nella persone. Continue reading “il giorno della memoria l’olocausto e altri genocidi.”

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Cose perse

Quante cose si perdono nell’arco della vita: tempo, occasioni, possibilità, persone, animali, oggetti.

A volte alcune di queste ottengono una seconda vita, in mano ad altri.

A te che hai trovato ciò che io ho perso, abbine cura, dagli una nuova vita. Tienilo al caldo, vogligli bene, come gliene ho voluto io. Goditelo.

Io guardo le mie mani vuote, e mi chiedo come mi siano scivolate così tante cose dalle mani….

“I held a jewel in my fingers
And went to sleep.
The day was warm, and winds were prosy;
I said: “‘T will keep.”

I woke and chid my honest fingers,—
The gem was gone;
And now an amethyst remembrance
Is all I own.”

Emily Dickinson