live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

appaiando anime a caso

Si parla tanto delle anime gemelle, quelle che sono state create per stare vicine, secondo il mito platoniano. Le anime gemelle si compensano, sono complemento l’una dell’altra, si stringono assieme per essere una.

Le anime affini invece, sono le anime analoghe, specchiate. Stessi spigoli, stessi buchi, stesse cicatrici, stessa solitudine.

Analizziamo le differenze:

L’anima gemella non ti capisce, e non sarà mai in grado di farlo, però ti guarda affascinata e curiosa. L’anima affine ti capisce benissimo, anche troppo, anche senza bisogno di aggiungere parole. Ti capisce e in media ti giudica uno/a stronzo/a.

L’anima gemella ti adora, e ti ama profondamente anche per i tuoi difetti, ancor più che per i tuoi pregi. Apprezza quelle piccole imperfezioni che ti rendono unico, differente, speciale. L’anima affina ti stima parecchio perché nonostante tutti i tuoi odiosi difetti, che conosce benissimo e che estirperebbe dal tuo – e dal suo – essere in fondo riesci a cavartela bene, a stare a galla.

L’anima gemella insomma ti ama, l’affine fa fatica a sopportarti (ma se non sei attorno gli/le manchi).

Con l’anima gemella devi discutere, parlare, spiegare. Con l’anima affine no. La prima sarà sempre pronta a supportarti, abbracciarti consolarti, dalla seconda aspettati tanti bei calci nel culo, dati forte, per tenerti dritto sulla tua strada. In fondo anche l’anima affine ti vuole bene, in fondo.

Se avete trovato un’anima gemella siete fortunati e felici, se avete trovato un’affine siete al sicuro da voi stessi e dagli altri. Se avete entrambe, come me, siete all’inferno.

(ecco un’altro articolo rimasto impigliato tra i tasti per anni)

live @ Torino Beach

impalpabilmente

Davanti all’ennessima birra, parlando di non so più che cosa, ti ho preso il polso, istintivamente. E’ un gesto che non faccio spesso, non amo – di fondo – il contatto fisico.

Sotto i miei polpastrelli ho sentito il cuore, un ritmo preciso, caldo, pieno, vivo. E io ti ho sempre immaginato esattamente così, ostinatamente vivo, vivo, nonostante tutto.

…Tum, Tudum, Tudum…

Forse solo nella mia mente, quel flusso regolare ha avuto un sussulto di tono:

Tum, Tudum, …TUDUM

Quando ho alzato lo sguardo, nell’imbarazzo totale, ho avuto l’impressione di scorgere i tuoi splendidi occhi – divertiti e colpevoli – attraversati dal  mio stesso stupore.

Ho imposto alla mia mano, riottosa, una ritirata strategica, dal lato giusto del tavolo, sul boccale.

[e anche questa è rimasta incastrata in qualche angolo del computer per un lungo tempo indefinito.]

geek & nerd

Ingress, grazie per aver risposto…

Nella prima metà del 2015, novella ri-abitante di Torino, per ingannare la noia, giravo per le strade di Torino (spesso) e di Ferrara (più raramente), giocando a Ingress, il primo gioco di realtà aumentata.

Ingress già allora non era più agli albori, era un gioco collaudato, e, ammettiamolo, non dei più divertenti. Se non hai nulla da fare e devi riprendere l’abitudine alla mappa della tua cirà, o conoscere una città nuova, va benissimo.

Nel mio girogavare, sergnalai a Ingress, seguendo il regolamento alcuni nuovi ‘portali’. Era la primavera del 2015 e ricordo di avere aspettato con ansia la risposta… Poi l’ansia è diventata delusione e la delusione noia. Già nella seconda metà del 2015 Ingress era un ricordo, e per mia fortuna mi dilettavo con cose più interessanti. Continue reading “Ingress, grazie per aver risposto…”

viaggi & miraggi

Torino – Parigi, un altro giro di Walzer

La prima volta che sono stata a Parigi avevo 23 anni. Facevo l’Università con molta noia e qualche profitto. Qualche anno prima sui banchi pigri di Matematica avevo incrociato una strana creatura e la strana creatura si era trasferita a Parigi.

Sin dall’inizio Parigi per me è stato un rincorrersi di sentimenti, di amori non nati, mal nati, morenti, annoiati, in bilico, in transizione, stanchi. Parigi si sa, è la città romantica per antonomasia, ma Parigi per me è sempre stata la città degli amori malati.

Nel walzer dei sentimenti, di questa città mi rimangono impresse alcune immagini, che poco hanno a che vedere con il motivo e la persona che mi ha portato sino alla capitale Francese.

Questa volta torno a casa con l’immagine nitida di due neri. Continue reading “Torino – Parigi, un altro giro di Walzer”

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Amorose piastre di Petri

La piastra di Petri è un’immagine ricorrente nelle mie discussioni sull’amore.

Le relazioni in questo secolo sono diventate complicate, specie se sei over-35 e cominci ad aver accumulato un certo numero di relazioni sfracellate. Pian piano, a forza di metaforiche ossa rotte, impari che le relazioni che funzionano, almeno per un po’, e che di fatto riescono a darti un bilancio di gioia e felicità sono quelle che puoi circoscivere. Sono le relazioni del vetrino di Petri.

Gli crei un ambiente favorevole e chiaramente limitato, le nutri con cura e con affetto e le guardi svilupparsi da fuori. Poi ogni tanto ci fai un salto sulla piastra, di godi il tuo ambiente isoltato e il tuo praticello ben coltivato, ti vai la tua bella dose di amore idilliaco: un giorno, due, un weekend, massimo una settimana. Finita la dose, ti restituisci al mondo reale, sigilli la piastra e la metti in freezer fino al prossimo utilizzo.

Continue reading “Amorose piastre di Petri”

Storie di altri mondi

Nebbia

15 febbraio 2012, h 7.00

Alex si sveglia con poco entusiasmo, come tutte le mattine. Zittisce la sveglia in fretta, e getta una morbida occhiata a Lara, che ancora dorme appollaita sul margine del lato sinitro del letto. Da quasi un anno, da quando cioè Alex ha abbandonato la sua fredda città sull’oceano per condividere il suo tempo con Lara, Alex e Lara condividono il letto e la piccola villetta a schiera, persa nella “Bassa” (la pianura, a tratti sotto il livello del mare che si sdraia tra Bologna e Ferrara).

Si alza stancamente e, mentre di trascina in bagno, Alex butta un occhio al paesaggio oltre la finestra della camera da letto. Niente, solo una spessa coltre bianco latte che nasconde qualunque cosa. Nebbia, maledetta nebbia.

Alex non ama la nebbia, non c’è abituato. Per trentacinque anni ha vissuto con l’oceano sdraiato davanti alla porta di casa. La nebbia densa della Bassa, che imperversa ostinatamente da ottobre a marzo nella Bassa, lo mette a disagio. Questo vivere senza mai trovare l’orizzonte, senza riuscire a discernere il mondo a pochi metri di distanza lo inquieta. La sua fantasia insiste nel fargli intravedere pericoli e mostri che occhieggiano nel bianco. Gli sembra di stare impazzendo, di avere le allucinazioni. Quando succede, Lara, sorridendo gli dice che è solo nebbia e che lui ha troppa fantasia. Continue reading “Nebbia”

live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Chiudendo cerchi

Se, su un foglio, disegni un cerchio a matita, chiuderlo è un gioco. Ci metti un secondo, metti a fuoco il punto di inizio et voilà, con un attimo di destrezza, unisci il punto di inzio con un unico tratto, tondo perfetto. Il cerchio e chiuso e puoi seguire quella forma perfetta con gli occhi all’infinito, nella sua assoluta permanenza, serenza, statica.

Ciudere i cerchi, nella vita, è un po’ più complessi. La matita si spunta, la strada è tanta, la concentrazione si perde.

Ad aprile del 2014, in un momento abbastanza buio della mia vita, decisi di provare a digerire quello che mi stava succedendo intraprendendo un viaggio a pieidi. Fu una scelta a caso, consigliata en passant da una amica che osannava un viaggio a piedi fatto anni prima con le sue bimbe, e dei simpatici asinelli. Tanto per fare qualcosa, purché quel qualcosa fosse un cambiamento di scenario, presi lo zaino e partii. In quel viaggio conobbi una persona. o meglio ne cobbi tante (alcune delle quali mi sono rimaste amiche da allora), ma ‘quella persona’, pur non sapendolo e non immaginandolo, credo, mi cambiò la prospettiva. Continue reading “Chiudendo cerchi”

tra la via emilia e il west

Gli amici, a volte, si ereditano

Ho una nuova amica, credo. L’ho eredita da uno dei miei angeli custodi bolognesi, quando lei – per lavoro – si è traferita a Torina, e l’amico, candidamente, mi ha chiesto di prendermene cura.

Ci andiamo a genio, è sveglia, allegra, solare. Mi ricorda maledettamente me, quando da Torino mi sono trasferii a Bologna, sei anni fa. Trovo analogie nel viaggio, nella voglia di fare, in quell’iperattività da adrenalina del cambiamento, nella voglia di essere liberi, indipendenti, autonomi. Lei è solare, però, mentre io, solare, non lo sono mai stata.

E’ divertente, mi è simpatica, cerco di aiutarla ad ambientarsi, anche se ho la netta sensazione che non si lacerà aiutare più di tanto (e questo le fa onore). Credo che sia un po’ stupita della mia disponibilità, ma in fondo, io so bene quale è la strada che sta percorrendo, quali sono le difficoltà, le differenze, i cambiamenti. So anche che, al di là dell’entusiasmo, non è una strada facile. Quindi, se posso. le do una mano, semplicemnte perché avrei veramente voluto che, quando mi trasferii io, qualcuno – anziché farmi terra bruciata attorno, avesse aiutato me. Continue reading “Gli amici, a volte, si ereditano”

il mondo attorno

Millanti una sindrome di Asperger? sei solo uno/a stronzo/a

Ormai è di moda, grazie ai film, ai telefilm e ai libri che presentano persone affette da sindrome di Asperger come una sorta di geni strambi e un po’ snob, decisamente cool. Una breve lista:

  • Parenthood
  • Big Bang Theory
  • Bones
  • Detective Monk
  • Sherlock
  • Elementary
  • Adam
  • Uomini che odiano le donne & Co
  • Il fantastico mondo di Amelie
  • BenX
  • Il riccio
  • Mozart & the whale
  • The imitation game
  • Molto forte incredibilmente vicino
  • Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Continue reading “Millanti una sindrome di Asperger? sei solo uno/a stronzo/a”