live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Chiudendo cerchi

Se, su un foglio, disegni un cerchio a matita, chiuderlo è un gioco. Ci metti un secondo, metti a fuoco il punto di inizio et voilà, con un attimo di destrezza, unisci il punto di inzio con un unico tratto, tondo perfetto. Il cerchio e chiuso e puoi seguire quella forma perfetta con gli occhi all’infinito, nella sua assoluta permanenza, serenza, statica.

Ciudere i cerchi, nella vita, è un po’ più complessi. La matita si spunta, la strada è tanta, la concentrazione si perde.

Ad aprile del 2014, in un momento abbastanza buio della mia vita, decisi di provare a digerire quello che mi stava succedendo intraprendendo un viaggio a pieidi. Fu una scelta a caso, consigliata en passant da una amica che osannava un viaggio a piedi fatto anni prima con le sue bimbe, e dei simpatici asinelli. Tanto per fare qualcosa, purché quel qualcosa fosse un cambiamento di scenario, presi lo zaino e partii. In quel viaggio conobbi una persona. o meglio ne cobbi tante (alcune delle quali mi sono rimaste amiche da allora), ma ‘quella persona’, pur non sapendolo e non immaginandolo, credo, mi cambiò la prospettiva.

Mi fece scoprire, chiacchierando tra un passo e l’altro che la differenza che c’è tra l’aggirarsi in un  mondo buio tirando calci agli spigoli che incontri e il camminare – anche se in ombra – godendosi le stelle fugaci, è la scelta che compi. Puoi scegliere di brancolare nel buio doloranete incazzare, o, nel buio, cercare di camminare coscientemente, con il naso in su, cercando le stelle. In quel giro a piedi, tra buona cucina, buon vino, boschi e borchi medievali, nella notte buia han cominciato a far capolino le stelle. Prima una timida e insicura, e poi man mano, col tempo ne sono venute altre, fino a dipingere lo splendore della via lattea.

Sufficientemente buffo, indaffarata a seguire le mie stelle, quella persona l’ho poi persa di vista. Eppure ogni tanto ha fatto capolino nei miei pensieri. Avrei sempre voluto incrociarla, anche per caso, offrirgli una birra, a ringraziamento.

Fai e fai, gira e gira, tramite terzi, sono riuscita a sedermi a un tavolo con questa persona. Stranamente e inaspettatamente, nonostante il tempo passato, mi ha riconosciuta quasi al volo. Ci siampo presi una birra, e gliene offerta una seconda, spiegandogli perché ci avevo tenuto tanto a incontrarlo e ringraziandolo. La sua risposta, candida, lì per lì mi ha stupita “ma io non ho fatto proprio nulla”. In fin  dei conti è vero, il suo lavoro è portare sui sentieri la gente, non rischaragli la notte, eppure l’ha fatto e di questo gli sono grata, e mi sembrava giusto e doveroso raccontargli che, anche non facendolo apposta, ha aiutato qualcuno.

Ho chiuso il mio cerchio, a volte, anche nella vita reale, ci si riesce. La via lattea brilla allegra e serena in una notte che cede sempre di più all’alba. Mettendo insieme il punto d’inizio e quello di fine è tremato il mio l’universo per la soddisfazione geometrica e cartesiana.

(Grazie M., ancora una volta grazie. E grazie anche a chi, con un piccolo sforzo ha reso possibile questa piccola magia)

 

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