tra la via emilia e il west

Orbene a tutto c’è rimedio meno che alla morte

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. (M. De Cervantes)

Pare impossibile ma oggi vorrei essere a Bologna. Avrei voluto salutare Max, e abbracciare suo fratello e sua madre.

L’ultima volta che sono stata a Bologna, mi sono accorta di aver finalmente fatto pace con una città che ho tanto amato, e che gli eventi mi hanno, ahimé, fatto odiare con tutta l’anima. Bologna la bella, era tornata ad abbracciarmi con il suo dedalo circolare di portici, chiese e viuzze medievali. Passeggiando con un amico per il centro, mi erano man mano tornati in mente tutti gli angolini che avevo amato, le persone a cui avevo voluto bene.

Quel weekend, tra un passo è l’altro avevo deciso che la volta seguente che sarei scesa avrei fatto un salto a salutare Max, nella sua osteria. Max, come molte altre persone, a Bologna, era stato ‘tagliato’ dalla mia vita a un certo punto, di brutto, quando decretai di non voler più avere nulla a che fare con il mio ex-compagno e tutto il suo entourage. Un taglio netto, e via.

Di aver cancellato dalla mia vita alcune persone, però, mi è sempre spiaciuto. Passata quindi un periodo di depurazione e ricostruita una vita sufficientemente lontana, ero arrivata al concetto – non poi così complesso – che le colpe sono strettamente personali e che le persone che facevano parte della mia vita ‘di prima’ non hanno avuto nessuna responsabilità e nessuna parte nel comportamente ignobile della persona con cui vivevo.

Max, l’oste, è una persona che ho sempre rimpianto di aver ‘abbandonato’ e non solo per la cucina meravigliosa di sua madre. Max non era un santo, ma aveva una gran voglia di vivere e anzi della vita era ingordo, e forse è proprio per questo che è scivolato via di corsa a neanche 50 anni.

A marzo sarei tornata a Bologna, per una serie varia di questioni e, pensavo, sarei andata a mangiare da Max, con una bottiglia di lambrusco e quattro battute grevi con un vecchio amico.

Ahimé non succederà, ho aspettato troppo.

Io me lo immagino, in piena iconografia Gucciniana, Max ora, in Paradiso.

…se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma questo mondo ce l’ha schiaffato Lui.

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni…

(Francesco Guccini – Gli Amici)

Ancora una volta, nella mia vita, imparo che qualunque cosa si abbia in mente di fare, va fatta ora, adesso. Rinviare anche di poco potrembe rendere impossibile la questione.

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