il mondo attorno, mondo animale

La gestione del territorio ‘ad mentula canis’e il lupo.

Non è cosa nuova che qui in Italia la gestione del territorio sia una scienza sottovalutata se non ignorata, nel migliore dei casi. Spesso e volentieri – ed è assai peggio dell’ignaranza – la gestione del territorio viene dato in mano a gente che agisce ad mentula canis (per i  non latinisti “alla cazzo di cane”) in base ai mal di pancia dei vicini, al sentito dire, a colpi di genio del suo gatto strabico.

Ormai non ci facciamo quasi più caso, sebbene il nostro paese abbia una lunga storia tragica di catostrofi naturali (o semi-naturali) evitabili. Ci prendiamo le nostre alluvioni, i nostri smottamenti, le nostre valanghe e i terremoti con danni (e morti) molto maggiori del possibile con cristiana rassegnazione, quasi pensando che sia il volere di una divinità severa e arcigna e non la nostra incompetenza a metterci in ginocchio.

L’ultima genialata (se vogliamo meno grave di altre, ma che mi tocca particolarmente) del ragionamento ‘ad mentual canis’ è il nuovo “piano per la conservazione del lupo” che vedrà il suo voto finale domani. Il nuovo piano prevede 22 punti per facilitare la convivenza tra lupo e attività umane, punti spesso controversi, tra cui spicca il 22/a che prevede l’abbattimento controllato del 5% degli animali selvatici quale misura per la protezione delel attività agricole delle zone abitate da questo animale.

A detta degli esperti l’abbattimento controllato non aiuterà per nulla le attività agricole, in quanto gettando lo scompiglio nei branchi il comportamento dei lupi potrebbe aumentare di impatto anziché diminuire. Il risultato temuto di tale norma è che a fronte di una ulteriore minaccia alla specie – che oltre alla stretta del bracconaggio e alle eliminazioni accidentali subirebbe anche una selezione forzata – le cumunità agricole non subirebbero alcun beneficio, e anzi rischierebbero un danno.

L’adozione di tale norma infatti sarebbe solo un assecondamento dei maldipancia della parte più retrogada e ignorante del settore agricolo (che vedono nel lupo in sé la causa principale del disagio delle aziende locali, e che identificano nella eliminazione della specie l’unica soluzione), e non corrisponderebbe affatto alle logiche scientifiche di una sana gestione territoriale e di facilitazione della coabitazione tra l’essere umano e gli animali selvatici.

Ringraziamo il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, economista e commercialista, ministro dell’ambiente del territorio e del mare, per la sua scelta ad mentuala canis. Ormai ci siamo abituati, non è nuovo l’onorevole a scelte discutibili in campo ambientale, nonostante il luogo che ricopre.

(fonte: ANSA )

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