mondo animale

polaroid di un altro tempo (6)

Quando nel 1990 mio padre a pranzo mi disse di andare in maneggio e scegliere un cavallo, per il mio compleanno, feci fatica a credere alle mie orecchie. Mollai il pranzo, mi misi la felpa e mi fiondai giù dal terrazzo di casa, correndo a perdifiato fino in maneggio. Avevo le mani che tremavano e per l’emozione mi inciampai un paio di volte sulla via, ruzzolando, rialzandomi e riprendendo a correre. Quando arrivai in maneggio ero un schifo, ma tanto in maneggio non ci fa caso nessuno. Andai nei paddock e mi piazzai davanti alla bestiola che da mesi mi aveva rubato il cuore: un puledrino (gigantesco, al vero) di sei mesi, che praticamente avevo visto nascere. Altissimo per l’età, tutto gambe. E selvatico e incazzoso come, nella mia lunga vita equestre, ne ho visti pochi.  Ma era splendido e affascinate come solo che ti promette un mondo di guai e di avventure sa essere. Non c’è stato verso, a nulla sono valse le parole dei grandi sul fatto che non fosse il caso prendere un animaletto così giovane e probabilmente difficile alla mia età. Volli lui, e lui fu. Il più bel regalo della mia vita.

Un paio di settimane dopo avevo due costole incrinate, un’anno dopo, durante la doma, la conta delle mie cadute da cavallo passò da una dozzina a più di 50, e da lì ne ho perso il conto. Ma non ho mai pensato di aver scelto male. Sonny Boy era il cavallo selvatico di una ragazzina selvatica. Ci siamo capiti al primo istante, ed è stato così fino al giorno in cui, 13 anni e un mese dopo, uno stupido incidente non ci ha separati.

Un po’ avanti a me in quest’avventura di puledri  che sono stati addestrati, e che hanno addestrato a loro volta, ragazzini, c’erano i miei fratellini da parte equina, che tre anni prima di me avevano preso la mezza sorella di Sonny. Abbiamo fatto un bel po’ di macelli con quei due cavalli da ragazzi. La dolce Futura ha avuto una vita più lunga e più fortunata del mio tifone, qualche giorno fa, dopo 29 anni, ha lasciato i suoi padroni in punta di zoccoli.

Siamo stati ragazzini fortunati. Un puledro che cresce con te è un compagno di avventura, un amico, un maestro zen e un allievo paziente. Credo che ognuno di noi potrebbe raccontare migliaia di aneddoti sulla propria vita a sei zampe e credo che se nessuno di noi, crescendo, si è mai cacciato nei guai, in parte, il merito va anche ai nostri angeli (o demoni, nel mio caso) custodi a quattro zoccoli.

Grazie puledroni, buona lunga notte.

Io e Sonny Boy, annus domini 2002
Futura
Futura

Spero non me ne vogliano i miei fratellini da parte equina per aver parlato della loro cavallina e aver rubato una foto…

 

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2 thoughts on “polaroid di un altro tempo (6)”

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