live @ Torino Beach, tra la via emilia e il west

Archeologia domestica

Negli ultimi anni ho cambiato un po’ troppe case: Torino, Castenaso, Castel Maggiore, Bologna e poi di nuovo Torino. Tutte le volte che ho lasciato una casa ho lasciato, volente o nolente, indietro qualcosa. Tutte le volte che sono entrata in una casa ho trovato qualcosa che qualcun altro ha lasciato indietro. Cose di poco conto, lasciate da sole per il mondo.

L’altro giorno mi sono imbattuta in una vecchia cornice digitale, abbandonata da un inquilino precedente. Ha vinto la curiosità morbosa tipica di ogni archeologo domestico. Ho stanato un alimentatore, e ho pastrocchiato fino a che la cornice non è partita, rivelando i suoi segreti. Foto, bruttine al vero, di luoghi più o meno noti: Delphi e la Grecia in genere, il Sestriere d’inverno, Venezia, la Croazia, il principato di Seborga. Non appaiono mai persone, se non, in due foto mosse, il volto di un bimbo di tre anni circa, i grandi occhi castani fissi sull’obiettivo, i capelli castani chiari, mossi, vagamente disordinati.

Una volta di più mi fermo a pensare sulle vite appena sfiorate degli altri, su quei viaggi probabilmente ‘solitari’ che sembrano ripercorrere i miei passi, in giro per l’Europa, su quel bimbo – forse un ragazzino ormai -, l’unica presenza umana tra tante immagini. Chi sei? Quanti anni hai ora? In quale stato vivi? Come ti chiami? E’ perché mai sei l’unica presenza fuggente, fotografata quasi di nascosto, in un album di foto? Domande che non troveranno mai risposta. Domande di poco conto, nate da un oggetto di poco conto.

Magari, nella mia vecchia casa in Bolognina c’è qualcuno che si sta ponendo domande altrettanto inutili con in mano un mio qualche oggetto insignificante, rimasto abbandonato da solo in quelle stanze. Chissà se ancora racconta di me, e cosa, a distanza di quasi un anno. Magari, invece, quella casa in Bolognina è ancora vuota e ancora macina la presenza di vecchi angosciosi fantasmi, aspettando che altre persone facciano riecheggiare gli spazi di suoni più allegri a lavar via la rabbia e la disperazione che sono rimaste attaccata a quelle pareti.

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