zaino in spalla e via viandare

Perché mi avete rotto con il cammino di Santiago…

Da piccola detestavo camminare. Proveniendo, circa, da una famiglia di montanari, non voler camminare a piedi, era quasi grave. Mio fratello mi prendeva in spalla, nonostante le proteste dei miei, dicendo che non era importante perché ero leggera come una piuma. Quel leggero come una piuma è diventata nel tempo prima un leggera come una piuma di piombo e poi pesante come un ippopotamino. E fu così che, perso il privilegio di farmi trasportare, smisi di camminare. Facevo mille sport, ma per Giuda, camminare no.

Ho fatto una pace ruvida con gli scarponi a quattordici anni, per amore dei cavalli. Per andare in giro a fare i trekking a cavallo per le alpi, cavolo, bisognava anche camminare. Sono poi venuti gli anni degli avvicinamenti alle falesie, ed infine quelli della speleo. A forza di camminare per poi fare qualcosa ho finito per camminare per camminare.  Da anni, nel mio armadio c’è un paio di (begli) scarponi, un paio di zaini attrezzati di tutto punto, delle racchette (si, perché ho un ginocchio smontato, e mi servono. Cammino lo stesso), e un goretex. Ho camminato anche quando il mio mondo era molto buio, quando l’ho ribaltato e mentre ne creavo – e lo sto ancora facendo – un altro. E camminare mi ha aiutato a digerire la merda, a tenere la testa in asse, a sfogare la rabbia e a trovare energie e piacere. Insomma

…Io cammino…

Però non ho fatto il cammino di Santiago, e non lo farò. Non lo farò perché il cammino di Santiago sta al camminare, come Venezia sta all’Italia: bella, ci vanno tutti, la conoscono tutti, è commerciale ed è falsa come Giuda. Venezia non ha nulla a che fare con la realtà media dell’Italia. Non me ne frega niente, se per tanti, per molti ‘camminatori’ (o pellegrini, o viandanti) non hai visto nulla se non sei stato sul Santiago. Preferisco non aver visto nulla. Non mi importa se sul Santiago, si incontrano tante persone, si fanno tanti legami, magari si trova l’amore. Non ho bisogno di avere gli scarponi ai piedi per fare amicizie. Io con gli scarponi ai piedi cammino, medito, respiro. Per gli amici c’è la birreria. Non ho bisogno di facilitare i miei passi, stendendoli su strade ben mappate, con le insegne e le vetrine di ristoranti e alberghetti ogni metro, per passare la notte. Preferisco qualcosa di più intimo, o alla peggio, la gioia di una tenda sotto la pioggia. Me ne fotto della storia trascorsa a piedi, a passo lento, vivo in Italia, cazzo, ho tutta la storia che voglio, ad ogni angolo, in ogni pertugio. Soprattutto non ho nessun motivo per nascondere sotto un paravento di cultura la necessità interiore di fare un percorso di fede, con tutto il rispetto per chi ha seriamente una fede cattolica, io non ce l’ho. Infine, di sicuro, non ho bisogno di un cammino che tradizionalmente e immanentemente è un cammino di fede e di espiazione.

Vi lascio la vostra Rimini del cammino, io cammino altrove…

E che cammino, lo testimoniano le suole (finite) di un altro paio di scarponi.

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