Storie di altri mondi

Solstizio

La mattina del solstizio Marie-Ange si alza ben prima dell’alba. Aiuterà la sua tutrice ad officiare il rito di mezza estate e, l’idea non le piace così tanto. Ha avuto tutte le istruzioni necessarie, ma pochissime rassicurazioni in merito. Vista la natura del suo apprendistato, ha il vago dubbio che l’offerta sacrificale di quest’anno sia lei. Benché sia una bambina coraggiosa, proprio serena, stamattina non è. Inspira ed espira piano mentre si infila la sua tunica bianca

E’ ancora notte quando tutta la popolazione magica del piccolo convitto si mette in fila per due e si avvia silenziosa nel bosco. La maestra di Marie-Ange, con una torcia in mano, cantilena una preghiera antica, in una lingua perduta, che sembra scandire l’incedere della piccola processione. Marie-Ange le trotterella attorno trascinandosi dietro alla bella e meglio tutto l’occorrente: una gabbia con una colomba bianca, un coltello ricurvo, del pane, una brocca di latte, una scodella. Il tutto fa un bel po’ di trambusto e strappa qualche sorrisino ilare degli altri bambini e qualche sguardo qua benevolo e là irato dei maghi.

Qualche minuto dopo il bosco si apre, in una piccola radura. La comitiva si ferma al limitare di essa mentre la piccola albina e la sua maga si muovono a passi lenti verso il centro. La cantilena continua nel suo ritmo ipnotico fino al centro esatto del luogo, poi cala il silenzio. Marie-Ange posa tutti gli oggetti davanti a se, in ordine: la colomba, la ciotola, il latte, il pane. Quindi impugna saldamento il coltello, lungo quasi come il suo avambraccio.

Una nuova preghiera, molto più brusca viene intonata dalla maga al suo fianco e alla luce della torcia piantata saldamente nel pavimento i suoi movimenti appaiono grotteschi e innaturali, la sua voce si distorce in un ringhio imperioso. Marie-Ange respira forte e deglutisce, aggrappata al suo coltello. Non si rende conto di quanto anch’ella sembri spettrale aglio occhi degli altri bambini al bordo della radura.

Quando nella radura sente eccheggiare la parola dith, con la piccola mano bianca afferra la colomba terrorizzata nella gabbia, la estrae svelta e con un colpo netto della mano sinistra la taglia la testa, inginocchiandosi, e lasciando fluire il sangue rosso nella ciotola ai suoi piedi.  Poi, sempre in ginocchio, versa il latte sul pane e subito dopo il sangue ancora caldo. Quindi si alza, in tutta la sua piccola statura e fissa un punto buio nel bosco da cui proviene un rumore profondo di immensi passi e uno scricchiolio di fronde e rami spezzati. Grandi brividi di paura le scendono lungo la colonna vertebrale…

(continua…)

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