tra la via emilia e il west

Lasciar scorrere, non attaccarsi inutilmente alle persone, alle cose, ai pensieri.

La prima volta che qualcuno mi ha detto devi lasciar scorrere, non attaccarti ai pensieri ero in mezzo ad un bosco, nell’appennino tosco-emiliano. Camminavo sulla via degli Abati con un buon passo speleo, trangugiando amaro. A parlare era una persona molto speciale, un accompagnatore naturalistico, un saggio, un monaco zen, un amico credo. Lì per lì, sputando un polmone in salita e inghiottendo incazzatura e delusione, devo averlo guardato tra l’ironico e lo storto pensando – e forse comunicandoglielo pure – tu e le tue cazzate zen.

Ho però l’abitudine a fermarmi a riflettere sulle questioni che mi vengono proposte, specie se chi me le pone è una persona che stimo. Ci ho riflettuto a lungo, e benché io non abbia le stesse convinzioni filosofico-spirituali del mio amico – o forse dovrei dire di non avere  affatto convinzioni filosofiche, spirituali o religiose –  quel suo lascia scorrere ha sostituito man mano il mio personalissimo mantra di bestemmie. Sono arrivata alla conclusione che non è sano continuare a masticare gli stessi pensieri, i ricordi, non è sano attaccarsi alle persone, alle cose. Ci sono situazioni su cui non abbiamo il controllo, su cui la nostra capacità di influenza e di intervento è limitata, se non nulla. Ci sono cose che sono successe e sono passate, non si possono resuscitare, non si possono correggere, Non ha un senso dannarcisi sopra, a meno che il senso che si voglia raggiungere non sia l’autodistruzione. Quanto alle persone, sono persone: sono fallibili, incostanti, mutevoli, inaffidabili, nel migliore dei casi. Perché ostinarsi, costringere e costringersi a un legame?

Non sono personalmente troppo portata per lasciar scorrere i pensieri, sono un tallonatore di mischia. Sono un po’ più brava, a non attaccarmi alle persone (a parte alcune, molto speciali), alle cose.

Così è venuto Natale, Capodanno, la fine dell’anno scolastico. E’ venuto anche il tuo compleanno, e anche esso è passato. Avrei voluto, forse, alzare il telefono per farti gli auguri, per sapere che tempo fa sui tuoi quindici anni. Ma è un attaccarsi ad un tempo che non esiste più, a una persona che ha preso, per sua scelta, una strada divergente. Va bene così. E’ la vita, direbbe qualcuno. Lascio scorrere, passo oltre, e non fa neppure male.

a M., i suoi passi, la sua meditazione e le sue (non poi così) cazzate zen. Grazie. 

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4 thoughts on “Lasciar scorrere, non attaccarsi inutilmente alle persone, alle cose, ai pensieri.”

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