Storie di altri mondi

Cavalli e Giganti

Everwinus continuava a chiedersi come fosse possibile, con tutto il potere della magia di cui Georghen gli aveva parlato, che l’unico incantesimo per riuscire a farsi benvolere da un cavallo e montarlo fosse l’ultimo che avrebbe imparato, tra anni ed anni, proprio alla fine dell’apprendistato. Aveva in mente che non gliela stessero raccontando giusta…così un pomeriggio chiese a Salongo di ospitarlo ogni tanto nella ricca biblioteca del suo maestro Trax e iniziò a studiare.

In qualche tempo si convinse di non aver bisogno di imparare un incantesimo apposito ma che bastasse mettere insieme quello che aveva imparato su come indirizzare la magia verso gli animali…un piccolo trucco che calmasse un cavallo per il tempo necessario a saltargli in groppa e partire al galoppo verso il suo maestro…poi tutte le ore di allenamento in sella del suo passato a Vienna avrebbero fatto il resto. Grazie a Salongo scoprì anche che con un’oretta di meditazione apposita una singola magia di sua scelta avrebbe potuto scorrere ancora più potente in lui.

Così una notte finse di dormire in modo da poter sgattaiolare fuori prima dell’alba, anzi decisamente prima per evitare quella piccola peste di Marie-Ange con il suo rito dell’acqua, perché era sicuro che lei l’avrebbe fatto scoprire. Si allontanò nel bosco in direzione opposta rispetto alla fonte e meditò come meglio poteva sui cavalli e sulla calma che avrebbe voluto instillare loro. Quando gli parse di aver terminato i preparativi al meglio tornò verso l’accampamento e si diresse verso la stalla – doveva evitare di svegliare quei rompiscatole che dormivano lì, Eric ed Erik, che di sicuro non gli avrebbero lasciato portare via uno dei cavalli senza fargli cento domande, distraendolo sul più bello.

Mentre tirava via con sè il primo cavallo che gli capitò a tiro però le cose iniziarono ad andare per il verso sbagliato: un nitrito di troppo ed ecco Erik bello sveglio e pronto a rovinare i suoi piani. “Georghen sa tutto sai? E’ lui che mi ha detto di venire a prendere un cavallo: è per un esercizio! Va fatto per forza di mattina presto per questioni magiche che tu non puoi capire! Fidati che te lo riporto sano e salvo in meno di un’ora. E se proprio non vuoi fidarti seguimi, sarà veloce ma soprattutto sarà divertente” – Everwinus era già convinto di aver sprecato la notte insonne perché lo sguardo iniziale di Erik non gli parve molto conciliante, ma in qualche modo le sue parole lo convinsero…o forse era ancora troppo assonnato per mettersi a ragionare con lui. A quel punto era agitatissimo ma contento: avrebbe placato il cavallo di fronte al suo maestro con anche un testimone, in questo modo il suo successo non poteva venir messo in dubbio o contestato (Georghen era solito sminuirlo ed era molto bravo con le parole…era sicuro che senza la presenza di Erik in qualche giorno avrebbe convinto anche Everwinus stesso che in realtà l’incantesimo fosse stato lanciato da Georghen un mese prima per tenere buoni tutti i cavalli della Germania del nord). Questo doveva valergli un mese senza il turno di aiuto in cucina, come minimo…e magari anche di poter andare a cavallo ogni volta che ne avesse avuto voglia.

Non aveva finito di pregustarsi la vittoria che vide Georghen uscire dalla capanna guardandolo di sbieco – d’altronde in quel momento stava praticamente trainando quel grande cavallo nero, con Erik a pochi passi che li seguiva praticamente brandendo la spada. A quel punto si fermò, mantenenne la presa sulla briglia con una sola mano e compì il movimento che aveva tanto studiato con l’altra: un gesto rapido che partiva secco come per voler tirare una briglia immaginaria che finiva però con una carezza sulla criniera dell’animale. In contemporanea pronunciò le parole che avrebbero dovuto liberare la sua magia “Placa, o eque, spirituum tuum” e si preparò a saltare in sella.

Ma invece dell’esclamazione di sorpresa che si aspettava di sentire udì una risata…e subito dopo si ritrovò con una spalla sanguinante per il morso del cavallo e soprattutto…senza cavallo sotto di sè, ma piuttosto il contrario.

A quanto pare la magia non sempre seguiva la volontà di chi l’aveva invocata.

(Per cortesia di Elena G.)

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