Storie di altri mondi

Angeli e demoni

Annus domini 1204.

In una capanna di legno e frasche nel bosco di Paimpont (Bretagna) una bambina si sveglia – come tutte le mattine da un anno a questa parte – all’alba.

Marie-Ange ha sei anni, è una bimba magra e minuta. Nonostante la piccola stazza è una ragazzina vistosa: i lunghi boccoli biondo chiarissimi – al limitar del bianco -, la pelle diafana e quei grandi occhi chiarissimi, con strani riflessi rosati, la rendono appariscente e facilmente riconoscibile. Guardandola bene, tra i capelli incolti si può persino distinguere una ciocca azzurrata…

Marie-Ange, dunque, si sveglia, si stira, si infila i minuscoli zoccoli di legno e saltella fuori dalla capanna per respirare la bruma mattutina della primavera dell’anno 1204.  Ha già il suo falcetto in mano e si appresta a inoltrarsi per i sentieri canticchiando per raccogliere le erbe curative, come le è stato insegnato. Oggi però il destino a in serbo qualcosa di molto diverso per lei.

Rowena, l’anziana donna con cui vive da un po’ nel bosco, l’imbranca sulla soglia della capanna e la porta alla fonte – gelida – a fare il bagno. Marie-Ange non è affatto dispiaciuta della cosa in sé, ama l’acqua e non soffre affatto il freddo. Dopo il bagno, la vecchia spende una buona mezz’ora a pettinarla, creando una elaborata acconciatura di boccoli e piccoli fiori azzurri, infine le mette la lunga tunica di lana bianca con un ricamo azzurrato sui bordi, che la bimba le aveva visto tessere durante l’inverno. Magicamente la piccola tunica la veste a pennello. Riflessa nell’acqua della fonte Maria-Ange non vede più la bambina dei boschi che è stata nell’ultimo anno, ma torna invece a vedere Marie-Ange la figlia degli angeli, come la chiamava sua madre… questo però era prima, prima che quella carogna del parroco cominciasse a dire che era una strega e un demone, prima che il villaggio di Ploermel le si rivolgesse contro e cercasse di lapidarla, prima…

– Aspettiamo ospiti, Marie-Ange.

Alla piccola, le persone da tempo non piacciono più, non la trattano bene. Non le piacciono neanche le sorprese e i cambiamenti, fino ad ora non hanno portato nulla di buono nella sua vita.

I pensieri lugubri della bambina sono presti interrotti dal chiaro rumore di frasche spezzate e dal tonfo sordo di zoccoli equini. Tra i grossi tronchi di quercia appaiono, al piccolo trotto due grandi cavalli bai da lavoro, impolverati e infangati, montati da due uomini altrettanto corpulenti e impolverati. In mezzo a loro, riparato dal mondo esterno, un leggero cavallo spagnolo, del color della notte, lucidissimo, avanza a grandi falcate. A pelo, sulla sua schiena monta disinvolta una giovane donna bruna, i ricci tagliati al limitar del collo.  Ha abiti ricchi e un mantello di velluto pervinca, che richiama il colore profondo dei suoi occhi violacei. Il tre si arrestano nonappena i cavalli, inquietati dalla presenza della bambina, cominciano a dare segni di disagio sbuffando. La donna, affidate le redini del suo destriero alla sua scorta, balza agile giù dal cavallo e si avvicina cautamente studiando con calma la piccola.

– Benvenuta sorella. Lei è Marie-Ange è la bambina di cui vi ho parlato. Ha imparato tutto quello che io potevo insegnarle, è molto intelligente, ora può venire con voi.

Poi rivolta alla bambina:

– Marie-Ange io ti ho insegnato tutto ciò che so, non c’è altro. Puoi scegliere tu se seguire la nostra sorella, che è venuta da molto lontano per conoscerti o meno. Ma sappi, sappi che qui non potrai comunque restare, non è più un posto sicuro per te, e la tua presenza mette in pericolo anche me stessa. Scegli.

La bimba è stravolta, guarda la giovane donna, venuta per portarla via da tutto ciò che conosce e la vecchia che la sta scacciando. Non riesce proprio a capire perché le persone continuino a scacciarla, a passarla di mano in mano come un oggetto. Non capisce perché le sorprese nella sua vita siano sempre tragiche. Marie-Ange, sopraffatta dall’angoscia scoppia in un pianto disperato, e mentre le piange – e lo farà per ore tra le braccia della sua nuova tutrice – su quella parte di bosco cala una coltre gelida. i cavalli si stringono con il pelo dritto, e la giovane donna l’abbraccia stretta, pazientemente.

Quando, ore dopo, Marie-Ange alza il viso dal mantello della giovine, asciugandosi con un lembo gli occhi rossi, la sorella finalmente le parla dolcemente:

– Ora va a prendere le tue cose, che non torneremo indietro. Ci sono ancora tante cose da scoprire, sono sicura che ti piacerà.

La piccola si infila veloce nella sua vecchia casa, raccoglie gli zoccoli, i suoi due abiti lisi e ritorna a passo svelto stringendo forte il suo coniglio di stoffa bianca. La giovane donna si arresta assieme a lei a pochi metri dai cavalli nervosi, intonando una cantilena in una lingua mai udita gesticola con la mano sinistra nell’aria, in direzione del sole, mentre appoggia dolcemente la destra tra i boccoli bianchi. I cavalli si placano improvvisamente e il bel morello si avvicina alla bimba curioso e benevole, affondandole il naso tra i capelli. Incredula Marie-Ange, che mai aveva potuto godere del contatto con le bestie, appoggia le mani nello scuro pelo morbido e chiude gli occhi…

– Questa è la tua prima lezione: alcune cose si possono cambiare, e lui è Fedor imparerete a conoscervi bene. – E issata la bambina sulla schiena dell’animale, raggiungendola con un balzo – tieniti forte, la strada è lunga e abbiamo una certa fretta.

(Continua…)

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