tra la via emilia e il west

Abbiamo chiuso, stavolta davvero.

Mi scrive oggi il mio collega dalla filiale di Bologna – un santo, è riuscito a risolvere tutto senza farmi scendere in ufficio da lui, a 350 km da qui – che i documenti sono arrivati sani e salvi, e che ha potuto procedere alla revoca della fidejussione – che avevo richiesto a garanzia del contratto di affitto della casa di Bologna – e annesse chiusure del fido e del credito di firma.

Da quando ho deciso che sarei tornata a casa a quando effettivamente ho chiuso tutti gli strascichi di questa brutta avventura sono passati 356 giorni, 20 ore e 30 minuti, circa. Il mio lettore potrà pensare che avrei potuto semplicemente arrotondare e dire che più o meno era passato un anno, e che il conto – probabilmente fittizio – era stato esposto per far scena. Purtroppo no, il conto è reale e  quei 526.800 minuti si sono tutti fatti contare, uno a uno. Un infinito rosario di bestemmie.

Ho chiuso i miei sospesi con Bologna. Adesso posso anche far pace con il capoluogo Emiliano. Restano nella città rossa alcune delle persone e dei luoghi a cui sono più affezionata.

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo (Oriana Fallaci – Un cappello pieno di ciliegie)

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