tra la via emilia e il west

Per il disgusto del viaggio viaggiare

Questo weekend ho preso parecchi treni. Benché io abbia ormai fatto l’abitudine a viaggiare tanto e spesso, erano tantini anche per me. E per quanto vi siano viaggi e treni piacevoli vi sono viaggi e treni decisamente sgradevoli. E quattro (di cui sono menzionati solo due nel post ndr) appartenevano sicuramente alla seconda categoria.

Il regionale della nebbia si è rivelato un carro bestiame. L’ho preso al volo, come mia abitudine, e a stomaco pieno. Mi sono trovata nella bolgia urlante di una squadra di adolescenti calciatori di provincia di ritorno da una qualche partitella a ‘trova la palla nella nebbia’. Sudati come cavalli da tiro, con la confidenza col sapone che ha di media un adolescente di borgata di una favelas del terzo mondo e il savoir faire di una mandria di bufali. Devono aver vinto, tra musica dei cellulari a palla, coretti da stadio e puzzo di sudore e afrore rancido sembrava di stare in una trincea del 1915. Sono riuscita a malapena a impossessarmi del bagno in tempo per non vomitar loro addosso.

Sul signorile freccia rossa invece ho avuto la fortuna invereconda di trovarmi incastrata contro il finestrino assediata :

  • davanti a me  un pre-post-adolescente in felpetta a collo a barchetta molto slabbrato e rigogliosa foresta di pelazzi uscentene a grumi. Alle orecchie portava un paio di ovvie quanto astronomiche cuffie mastodontiche da qui fuoriusciva a volume insensatamente alto un rap martellante. Uno spettacolo inguardabile.
  • al mio fianco una matrona meridionale: un metro e cinquanta centimetri di altezza coi tacchi e un culo triplo del mio (chi mi conosce di persona sa che non sono esattamente esile, e che già il mio di culo fa il territorio di una provincia minore italiana). Non c’era verso che la povera donna stesse in un sedile solo e io – un po’ imbarazzata e un po’ schifata – mi sono trovata a spiaccicarmi contro il finestrino onde non essere inglobata dai suoi alquanto invadenti rotoloni di ciccia che strabordavano da tutti i lati del suo sedile al mio. Purtroppo, come spesso accade con gli obesi, anche in questo caso l’odore di sudore era difficilmente sopportabile.
  • Di fronte alla matrone, e in diagonale rispetto a me, vi era l’anziano marito. Un po’ sparuto e un po’ confuso, parlava urlando con la moglie o conversava, allo stesso volume di voce a un cellulare eternamente squillante.

 

(ogni tanto pubblico qualche articolo che mi è rimasto incastrato tra tastiera e rete. Questo era lì da un po’)

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