live @ Torino Beach

Per ogni fiocco di neve un pensiero

Torino ha il suo fascino nostalgico e decadente, Torino è bellissima, autunnale e triste, il meglio di sé lo da sotto la pioggia di certe notti autunnali. Anche d’inverno, però, sotto la neve, però, ha il suo bello.

Oggi, mentre trotterellavo per Torino in preda alle ultime commissioni natalizie, inaspettatamente, ha cominciato a nevicare. Fiocchi dapprima radi, poi più grassottelli e fitti. Simpatici insomma. Trotterellavo godendomi il freddo pungente, il cielo plumbeo e quella danza disordinata di fiocconi ineguali, unici, schermigliati. Occhi socchiusi e persi nel grigio profondo, naso lanciato nell’aria a rubare l’odore ineguagliabile della neve e la bocca aperta, la lingua sulle labbra a raccoglierne i fiocchi. La felicità, in fondo, è un fiocco di neve sulla lingua.

Così pensa Trilly, mentre la gioia esplode e fa danzare i globuli rossi nelle vene. Trilly  che saltella e ha voglia di urlare al mondo che “Ne-Vi-Ca”, e spinge i tasti sul cellulare per condividere l’euforia con gli amici lontani (a cui molto probabilmente non gliene frega nulla). Trilly che beve camminando un bicchiere di thé egiziano bollente e guarda il fumo sciogliere la neve. Trilly che gioca con il mondo e ride anche quando il mondo gioca un po’ troppo pesante. Trilly, la mia splendida scanzonata Trilly. Trilly…

Eppure, ogni fiocco di neve fa atterrare un pensiero, un rimorso forse, rimpianti mai.

E Trilly combatte, e ride. Schiva i fiocchi di neve e irride i pensieri. Si prende gioco dei frammenti di anima mal spesi, delle cose perdute, dei sogni sotterrati. Ma i pensieri piovono fitti e scuri, e Trilly,  schiacciata da un fiocco di neve traditore, si inciampa nelle sue stesse ali e ruzzola al suolo, scorticata e bagnata.

Trilly, ti avevo promesso che non saremmo diventate mai grandi, che avremmo continuato a giocare finché avremmo avuto giorni. Ma la mia anima ha mille anni ormai Trilly e troppi segni… devi trovarti un nuovo campagno di giochi Trilly.

Ogni tanto do il largo a parole scritte tempo fa, che, chissà perché non hanno trovato il loro momento per vedere la luce…

Peter Pan non lotta più ha venduto il suo pugnale,
Capitan Uncino manda Wandy a battere sul viale,
l’isola incantata è già stata lottizzata
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Paperino sta in catena e lavora di gran lena,
Paperina con passione vende baci a Paperone,
Qui, Quo, Qua sono andati via vanno a rischio dell’autonomia

Don Chichotte non è contento ma lavora in un mulino a vento,
Ali-Babà e i quaranta ladroni hanno già vinto l’elezioni,
Hansel e Gretel hanno fondato una fabbrica di cioccolato
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.

Gli stivali delle sette leghe pagan bollo e assicurazione,
le scope delle streghe le ha abbattute l’aviazione,
Pollicino è nella CIA gli fan far la microspia

Cenerentola ha una Jaguar e un vestito molto fine,
ogni volta che c’è un principe leva scarpe e mutandine,
la matrigna vecchia arpia prende i soldi e li mette via.

(Il paese delle favole – Nomadi)

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