live @ Torino Beach

riflessioni varie a cavallo d’anno.

L’anno nuovo non ha portato ad uno sfoltimento del bosco, quindi si naviga sempre in mezzo ai platani con una capacità di dislocazione pari all’immobilità cosmica.

Meno male però che ci sono gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Se faccio il conto di tutte le persone che ho trovato, ritrovato, e che non avevo mai perso qui, devo dire che sono circondata di gente (sempre brutta gente). Se a questi aggiungo le persone che ancora si ricordano di me (e a cui manco e che mi mancano spesso e volentieri), dalla profonda Emilia Romagna e da altri sparuti angoli di questo globo,  beh allora è una bella baracca di gente, un bel circo. Sono la mia famiglia chimica, quella che mi sono scelta, annusando ad uno ad uno ognuno di loro. Sono quelli che di fatto colorano il mio mondo.

La famiglia, quella biologica, invece è un po’ più parca di soddisfazioni, ma si sa, quella non ce la scegliamo. In questi giorni di ospedali e preoccupazioni, si scricchiola un po’. Con mio padre – da sempre un pilastro – momentaneamente sdraiato in un letto all’ospedale di Novara, le ansie e le paure di tutti diventano campi di battaglia che tolgono agli occhi delle persone quel colpo d’occhio un po’ più esteso e globale.

Dal canto mio, io ho imparato a preoccuparmi dei problemi che ci sono realmente nel momento in cui si presentano. Non mi fascio la testa prima, non mi affanno dietro alle possibilità e nemmeno dietro alle probabilità. Mi godo quello che c’è quando c’è, e mi preoccupo di quello che si presenta quando si presenta. Nel bene o nel male l’unico mantra che vale sempre è il qui e ora.

Qui e ora se non è vero che tutto va nei migliore dei modi possibili, è anche vero che potrebbe andare molto ma molto peggio. Come al compagno di stanza di mio padre, che – nella metà dei suoi 50 anni – sia addormenta da solo imbottito di morfina e conta terrorizzato i respiri che lo separano dalla morte stringendo in mano lo scoiattolino di peluche che gli ha portato la nipotina. Mentre lo guardo e provo una immensa compassione e pena, egoisticamente mi rallegro di non essere io in quella situazione, e che non vi sia nessuna delle persone a cui tengo. E mi rallegro che, nel letto affianco, mio padre non sia in condizioni, per quanto acciaccate, minimamente paragonabili. Infatti continua a prendere tutto poco sul serio, punzecchiando tutti con le sue battute sarcastiche. Tira avanti, il vecchio leone. Tempo di rimetterlo in sesto e ce lo riportiamo a casa, a festeggiare il capodanno cinese, perché quello gregoriano l’ha saltato e gliene ho promesso un altro in compensazione.

Ho ancora la forza che serve a camminare,
Picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
Ho ancora quella forza che ti serve
Quando dici: “Si comincia!”

E ho ancora la forza di guardarmi attorno
Mischiando le parole con due pacchetti al giorno,
Di farmi trovar lì Da chi mi vuole
Sempre nella mia camicia…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
E al mondo sono andato,
Dal mondo son tornato sempre vivo…

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
Le mie storie di sempre, di come posso amare,
Di tutti quegli sbagli che per un
Motivo o l’altro so rifare…

E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
O di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
Di dirvi che comunque la mia parte
Ve la posso garantire…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
Nel mondo sono andato,
Dal mondo son tornato sempre vivo…

Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
Di scegliermi la vita masticando ogni metro,
Di far la conta degli amici andati e dire:
” Ci vediam più tardi …”

E ho ancora la forza di scegliere parole
Per gioco, per il gusto di potermi sfogare
Perché, che piaccia o no, è capitato
Che sia quello che so fare…

Abito sempre qui da me,
In questa stessa strada che non sai mai se c’è
Col mondo sono andato
E col mondo son tornato sempre vivo…

(L.Ligabue + F.Guccini – Ho ancora la forza)

Io di forza ne ho ancora. E sono convinta che, pacchetti di sigarette a parte – perché quelli sono andati in pensione da un po’ – il vecchio leone, anche se un po’ arruffato, ne ha ancora anche lui.

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1 thought on “riflessioni varie a cavallo d’anno.”

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